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Quel tempo che non finisce mai

di Elisabetta De Dominis
Il Presidente del Consiglio Enrico Letta

Il Presidente del Consiglio Enrico Letta

Mentre i cinesi fanno, i russi comprano, gli arabi investono, noi aspettiamo. Ah, no scusate: Letta ha tolto il finanziamento pubblico ai partiti... ma nel 2017!

 

Quel tempo è finito. Lo diciamo da almeno trent’anni. Eppure i diretti interessati, i politici, non se ne sono ancora accorti. Letta ha detto che nessuno ha la bacchetta magica né si può stampare moneta. Certo non è Obama, ma allora che sta a fare al governo del Belpaese? Qui ci vuole una magia oppure la determinazione di cambiare il corso degli eventi. Mentre i cinesi fanno, i russi comprano, gli arabi investono, noi aspettiamo che qualcuno al governo decida qualcosa, intanto in parlamento si discute e le leggi vanno e tornano.

In verità Letta ha dichiarato l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Nel 2017! Tanto lui non sarà più premier e chi s’è visto, s’è visto. Nel frattempo sta cercando 100 milioni per pagare, nei prossimi 2 anni, i dipendenti dei partiti. Poi ci sono ex politici, come Giuliano Amato, che percepiscono una pensione di 31 mila euro il mese. 

Senza considerare che in questo Paese chi è assunto nella pubblica amministrazione, nella sanità, in Rai, ecc. lo deve all’interessamento di qualche politico. Pazienza poi se sa solo scaldare la sedia, viene  contrattualizzato un professionista, come consulente con partita iva o come collaboratore con un contratto a tempo determinato, per svolgere il suo lavoro. Eppure ora sembra che le consulenze siano il grosso problema dei bilanci degli enti e si stanno lasciando senza lavoro un sacco di professionisti, quando invece il grosso problema è che ci sono migliaia di fannulloni pubblici assunti a tempo indeterminato che non sono licenziabili. Ho sentito alla radio il caso di una donna che ha lavorato come consulente per vent’anni, pagando regolarmente i contributi: ora ha perso il lavoro e per di più ha un tumore…

Chi fa politica nei piccoli Comuni, dove le cariche politiche sono poco remunerative, spesso viene assunto come dipendente comunale o di qualche ente limitrofo, in modo che abbia di che vivere… I Comuni sotto i 5 mila abitanti andrebbero accorpati per risparmiare, come andrebbero abolite le Province che esistevano quando non c’erano ancora le Regioni. Per non parlare degli enti Fiera che tutte le città hanno e che, se lavorano, sono in grado di organizzare al massimo delle copie delle sagre da paese. Ma ovviamente chi li tocca i dipendenti pubblici che votano per i loro benefattori beneficiandoli? 

Il Giornale ha riportato che la politica ci costa 23 miliardi di euro e che sborsiamo 753 euro a testa l’anno. In totale la cosa pubblica occupa un milione di italiani. Ma quanto ci costa la burocrazia? Chi dice 30, chi 60 miliardi l’anno. I politici vanno, ma i burocrati restano finché non vanno in pensione con cifre immeritate. Già nel governo Monti si era parlato di introdurre il limite di 200 mila euro l’anno agli stipendi dei manager di Stato. Secondo quanto ha riportato il settimanale Il Mondo ad agosto, Giuseppe Sala, Expo 2015, guadagna 400 mila euro; Domenico Arcuri, Invitalia, 790 mila; Danilo Broggi, Consip, 575 mila; Pietro Ciucci, Anas, 750 mila; Massimo Garbini, Enav, 454 mila; Giovanni Gorno, Cassa Depositi e Prestiti, 1 milione; Riccardo Mancini, Eur spa, 315 mila; Mauro Masi, Consap, 456 mila; Raffaele Pagnozzi, Coni Servizi, 300 mila; Mauro Moretti, Ferrovie dello Stato, 983 mila; Nando Pasquali, Gse, 632 mila; Ferruccio Ferranti, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 550 mila; Massimo Sarmi, Poste Italiane, 1,5 milioni; Cristiano Cannarsa, Sogei, 350 mila; Giuseppe Nucci, Sogin, 570 mila; Luigi Gubitosi, Rai, 650 mila; Alessandro Castellano, Sace, 530 mila; Massimo Varazzani, Fintecna, 750 mila. Alcune di queste sigle non le abbiamo mai sentite nominare. Per esempio, la Sogin è la Società Gestione Impianti Nucleari: ma abbiamo impianti nucleari in Italia? Quanto alle Ferrovie dello Stato sono la vergogna del Paese: treni sporchi con bagni luridi, per non parlare dell’efficienza dei collegamenti…

Secondo l’Istat, in Italia l’evasione fiscale e il sommerso raggiunge cifre che sono oltre il 40% del PIL, recordo assoluto in Europa. Ma noi, cittadini comuni, viviamo in un regime di polizia: la finanza ti ferma e se trova una stampante nella tua auto, perché la stai portando a riparare, ma non hai lo scontrino d’acquisto (magari di 5 anni fa), ti fa il verbale. Casomai ne facessi commercio illecito. Poi non è in grado di controllare un laboratorio cinese d’abbigliamento al giorno per scoprire il lavoro nero e a chi vanno quei capi di vestiario. Il capannone che ha preso fuoco a Prato lavorava per un’azienda medio-alta di Bologna. 

Un altro anno sta finendo, ma questo tempo in Italia non passa. 

Buon Natale a voi, in America!

Questo articolo viene pubblicato anche su Oggi7-America Oggi

 

 

 

 

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