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Ma quale manovra con “svolta generazionale”, ci vuole una “rivoluzione culturale”

Il premier Enrico Letta durante la conferenza stampa di fine anno

Il premier Enrico Letta durante la conferenza stampa di fine anno

Arriva la legge di stabiità mentre Letta parla di "giovanilismo". Non basta

 

E’ questione di ore: la Manovra (detta ora Legge di Stabilità) verrà approvata al Parlamento della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza e fondata sul Lavoro. Care lettrici, cari lettori, fate bene attenzione all’espressione “fondata sul Lavoro”. Sì, sul Lavoro. Ma che cosa di esso resta oggi in questa sciagurata Nazione? Resta la lucrosissima attività di manager pubblici e manager privati, di personalità dello Spettacolo, della tv; di banchieri, speculatori, proprietari di immobili, numerosi immobili; di ristoratori di prestigio, “chef” di prestigio… Per il resto è la desolazione, lo sconforto, la mortificazione, la paura. La precarietà, l’ansia. Eppure, questo non scuote la classe dirigente nazionale. Non la allarma. Classe dirigente abile, abilissima con le parole; inefficiente sul piano dell’azione… Prigioniera del conformismo politico, del conformismo morale.

Il Presidente del Consiglio Enrico Letta (uomo limpido, cristallino, animato, sì, dalle migliori intenzioni) ora ci dice che siamo da poco giunti a una svolta, “alla svolta generazionale”, e che quelli come lui, gli esponenti politici i quali detengono il Potere, adesso non hanno “più alibi”; devono farcela, vogliono farcela… Letta sottolinea che con l’avvento di Matteo Renzi e dei renziani alla guida del Partito Democratico, si compie appunto “una svolta generazionale”, quella dei quarantenni. Quindi aggiunge: “Svolta generazionale senza precedenti nella nostra Storia”.  Già qui non ci siamo, e ci rincresce che Letta sia incorso in questo ‘scivolone’. S’è forse lasciato trasportare dall’entusiasmo, il Presidente del Consiglio, sapete com’è, “on the spur of the moment”… Sì, d’accordo, ma la Storia non deve essere distorta, mai lo deve essere. Non è vero che “la svolta” di questo 2013 non abbia precedenti. Facciamo a riguardo pochi esempi. Giulio Andreotti, nato nel 1919 a Roma, fu eletto una prima volta alla Camera dei Deputati nel 1948: aveva, perciò, ventinove anni. Amintore Fanfani, nato nel 1908 a Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo, divenne ministro del Lavoro nel 1947, a trentanove anni quindi. Aldo Moro, nato a Maglie, in Puglia, nel 1916, diventò deputato nel 1948; aveva trentadue anni.

Benito Mussolini… Benito Mussolini con la Marcia su Roma ottenne nel 1922 dal Re d’Italia l’incarico di formare il nuovo Governo; aveva trentanove anni, era nato nel 1883 a Dovia di Predappio, in Romagna. Italo Balbo, nato nel 1896 a Quartesana, frazione di Ferrara, fu nominato nel 1929 (a trentatre anni) Ministro dell’Aeronautica. Aldo Vidussoni, nato nel 1914 a Fossano di Redipuglia, in Friuli-Venezia Giulia, fu collocato nel 1941 alla guida del Partito Nazionale Fascista: non aveva che ventisette anni… Dette buona prova di sé.

Quindi, non si può parlare di “svolta generazionale senza precedenti”. Non si può parlare così a menti giovani, acerbe, fatalmente impreparate, benchè ansiose d’apprendere. Con la Storia, insomma, non si scherza. Non si deve scherzare. Tenere perciò in massima considerazione l’onestà intellettuale; la verità, appunto, storica. La quale sacra è.

La Manovra arriva così sulla scia della “rivoluzione” dei quarantenni, della “rivoluzione giovanilista”, e si dimentica che già negli Anni Settanta il “giovanilismo” in Italia si presentava ben radicato in politica, nell’imprenditoria, nell’editoria, nella moda, nel cinema, nel design. Ma questa (“anche” questa) è una manovra insufficiente. Lo è per un difetto d’origine… Il difetto d’origine risiede nel connubio fra sinistra e destra. Vi fu, sì, connubio fra sinistra e conservatori nella Gran Bretagna impegnata allo spasimo durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma erano “altri tempi”, e quegli uomini erano, sissignori, “giganti”.

Oggi, ancora oggi, siamo tutti quanti noi stretti in questa morsa che naturale non è. E’ morsa spietata, illogica. Risultato d’un assurdo sistema politico avvitato intorno a se stesso. Espressione di un assetto anti-democratico. Avete udito bene, lettrici, lettori: il nostro è assetto anti-democratico. Dovrebbe governare chi raccoglie la maggioranza dei voti, non importa se non si tratta di maggioranza assoluta. Questo il nodo scorsoio che ci soffoca, ci paralizza, quindi ci opprime. Poi, ci si mette di mezzo il mostro chiamato Unione Europea…

La Repubblica Italiana nata dalla Resistenza e fondata sul Lavoro. Fondata sul Lavoro… Se i “quarantenni rivoluzionari” intendono davvero tentare il risanamento morale e materiale del Paese, comincino allora a battersi per una causa sacrosanta che oggigiorno non sembra, ahimè, trovare i giusti alfieri. Inizino a battersi per l’abolizione giuridica dei contratti a tempo determinato. Basta con questo sconcio! Si riporti in auge il contratto a tempo indeterminato. Che il concetto di contratto a tempo indeterminato penetri una buona volta nella coscienza nazionale e ritrovi i “fasti” del tempo andato… Si allenti, e di parecchio, la pressione fiscale sulla piccola e media imprenditoria; si tassino, pesantemente, coloro i quali godono di entrate annue superiori al mezzo milione di euro; si neghi con iter parlamentare allo Stato la facoltà d’incitare i cittadini al gioco d’azzardo (gli squallidi ‘gratta e vinci’, le squallide ‘slot-machine’); al gioco d’azzardo in una Nazione come la nostra, bellissima, suggestiva, che purtroppo assomiglia sempre di più a una “corte dei miracoli”… Vecchi e vecchie che si svenano nelle “puntate”… Si ridimensioni il ruolo della Rai… Si ponga un argine a quanto di più cafone, volgare, perfino sporco, equivoco, sordido, avviene oggigiorno in Italia, e avviene in nome della ‘libera iniziativa’… In nome del “privato” che qui non ha commesso altro che sfracelli. Del ‘privato’ responsabile, eccome, della macelleria sociale che ci sta assassinando.

Eppoi, mi tocca sentir dire Letta che “Renzi fa bene a dialogare con Forza Italia”… Forza Italia, la perniciosità, la mistificazione; la negazione dello spirito autenticamente italiano. Lo schieramento di chi, almeno in gioventù, vide “troppi” film americani e ben poca attenzione prestò al Cinema di Rosi, Germi, Pietrangeli, Lindsay Anderson, Carol Reed… Di chi non conosce Pirandello, Steinbeck, Ada Negri.

Qui serve una “rivoluzione culturale” incruenta, certo, ma decisa, vibrante. Il guaio è che non abbiamo gli uomini adatti…

Qui ci vuole lo sganciamento netto, repentino dall’Unione Europea.

 

 

 

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