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Il ganzo Renzi e la “mascariatura” in agguato

Il leader del PD e sindaco di Firenze Matteo Renzi

Il leader del PD e sindaco di Firenze Matteo Renzi

Il cambio di passo annunciato dal neosegretario deve tradursi in una rifondazione dell’equilibrio costituzionale; ogni indugio tattico lo condurrà alla morte politica precoce

Il neo segretario del PD Matteo Renzi deve ancora dimostrare molto, considerate le sue ambizioni. Ma qualcosa, onestamente, la si può già dire. E’ di intelligenza vivace, cioè duttile, gli piace occupare la scena, e, da Palazzo Vecchio, ha studiato abbastanza la politica italiana. Dovrebbe averne inquadrato gli attori veri, quelli falsi, e i registi.

Vuole parlare con Berlusconi. Non con Forza Italia. Proprio con Berlusconi. Attore vero. Lancia il suo Job Act e si guadagna l’approvazione cauta ma esplicita del sindacato più potente, la CGIL. Attore vero. Stringe sui tempi dell’azione del Governo Letta, attore falso. Legge l’avviso di garanzia che la Procura di Palermo, attore vero, fa notificare al deputato regionale Faraone, nella interpretazione clamorosa datane dai maggiori giornali: responsabile del Welfare “nella nuova segreteria di Renzi”. L’interpretazione, accentuando quella qualità, afferma significati, disegna allusioni, modella il gesto comunicativo, cioè fa quello che fanno i registi.

In Sicilia, si dice “mascariari” di un’azione che tenda ad insudiciare la nettezza morale di qualcuno, compromettendone così l’originario lindore; è un traslato, da impiastricciare un volto prima adamantino, da renderlo maschera di sé. Ecco, quelle precisazioni pelose, volevano “mascariare” Renzi. E ad illustrare che non si sia trattato di innocente eccesso descrittivo, basti leggere come ha dato la notizia questo giornale con Giacomo Di Girolamo.  

Intelligenza duttile, dicevo. In Italia stiamo male. E la nostra condizione economica e sociale certo è stata incisa dalla crisi. Ma c’è qualcosa in più. C’è l’esautoramento delle istituzioni democratiche. Esautoramento formale, o giuridico, per effetto delle limitazioni di sovranità conseguenza dei trattati dell’Unione Europea, ed esautoramento reale, o politico, per effetto del nostro declassamento geopolitico successivo alla fine della Guerra Fredda.

Le istituzioni rappresentative non sono semplicemente prive di prestigio, in quanto esautorate, ma sono giunte ad un grado così infimo nell’opinione corrente che, in un circolo vizioso, se ne aggrava ulteriormente l’esautoramento. Il discorso pubblico, com’è noto, è intriso di stilemi penalistici: la parola comune, il commento, il riferimento fugace, l’immagine, hanno più a che fare con il gergo dei tribunali che con la partecipazione e l’espressione politica.

Che il Ministro Nunzia De Girolamo riferisca in un aula parlamentare deserta, sulle questioni sollevate circa sue gestioni clientelari, raffigura con crudezza la verità della condizione democratica in Italia. Il Governo che ha la fiducia delle Camere non conta per quello che fa o per quello che non fa, conta solo per integrare il palinsesto dei media e, conseguentemente, le Camere vuote sono chiamate a ratificare la loro stessa superfluità.

In questo quadro, è venuto fuori Renzi, il ganzo, come dicono dalle sue parti. Ora, va bene non scoprirsi col sindacato più reazionario e organizzato, va bene guardare a Berlusconi per svilire tatticamente il ruolo di Alfano come mediatore con l’Italia che non legge La Repubblica, va bene l’assedio morbido a Letta. Va bene tutto. Ma questo deve servire solo per scaldare i muscoli al nostro Matteo. Presto, molto presto, vista la messaggistica procuratoria e l’interpretazione dei registi che campeggiano da La Repubblica, Corsera e Sole 24Ore, dovrà scegliere cosa fare da grande.

I giovanotti che gli girano intorno sembrano volenterosi e assai meno sprovveduti di quelli del Movimento 5Stelle; possono studiare, proporre, andare in televisione. Ma la differenza la può fare lui, solo lui, giacchè, in questa fase storica, prevale il leader semplificatore. E per fare la differenza deve puntare a testa bassa sullo squilibrio costituzionale nato con Tangentopoli e integrato da Maastricht. Rappresentanza politica interna permanentemente sotto scacco, scelte decisive imposte dalla combinazione di indagini senza processo (nel senso che per conseguire gli effetti politici non si aspetta il processo vero e proprio) e di speculazione propagandistica.

Per rispondere alle politiche di impatto bellicistico che provengono da Bruxelles occorre una classe politica libera e forte. Per coltivare una classe politica libera e forte, occorre rifondare la Repubblica parlamentare e democratica, in atto sospesa. Per rifondare la Repubblica, bisogna impedire che la magistratura faccia da Cavallo di Troia dei nostri nemici. 

Ammesso che Berlusconi sia stato il peggio, questo peggio è nato dal deserto voluto da Mani Pulite. Ammesso che le espressioni politiche più rappresentative siano tutte malamente inadeguate al ruolo che occupano, questa endemica e lineare inadeguatezza è il frutto di una vita pubblica consegnata all’intimidazione e al ricatto. 

O Renzi gioca d’anticipo, o ha finito prima di cominciare.      

 

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