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Nel governo Renzi gli italiani all’estero vogliono contare

di Fucsia FitzGerald Nissoli

"Vogliamo un'Italia che non ci faccia arrossire". Se bisogna far ripartire l'economia e stimolare gli investimenti è necessario coinvolgere i nostri connazionali che vivono fuori dai confini del Paese. "L'Italia dell'emigrazione aspetta un segnale di attenzione". E sulla ricerca bisogna valorizzare la rete di italiani nel mondo

Carissime/i,

mi trovo a scrivervi in un momento delicato per il nostro Paese, in cui, ancora alle prese con la crisi economica, siamo chiamati ad un cambio di Governo la cui crisi ha una matrice extraparlamentare, in sostanza decisa dalla direzione del partito democratico, il partito dell’ex presidente Letta e del nuovo presidente Renzi.

Sinceramente, mi sono chiesta perché questo cambio e il metodo che è stato usato non mi piace. Tuttavia, io ed i miei colleghi ci siamo trovati di fronte alla necessità di garantire un Governo al Paese che, pur nel cambio, si prospetta in continuità con il precedente ma con l’intenzione di accelerare il passo. Un fatto importante per gli italiani all’estero che aspettano da anni. Ed allora ho pensato di chiedere al presidente Renzi di mostrare la sua voglia di fare anche per gli italiani all’estero dando una risposta rapida e concreta ad almeno una delle richieste che da tempo chi vive lontano dalla madrepatria chiede al Governo.

Ecco il mio intervento in Parlamento:

Signora Presidente, Onorevoli Colleghe,
Onorevoli Colleghi,

Signor Presidente del Consiglio,

io sono stata eletta nella Circoscrizione  estero, Nord e Centro America, e, come Lei ben sa, gli italiani che vivono all’estero sentono molto forte l’attaccamento al proprio Paese. Un attaccamento poco ricambiato sul piano istituzionale, visto che le urgenze manifestate nel corso di questi anni non hanno avuto un adeguato riscontro nelle azioni di governo, nonostante il forte e costante impegno degli eletti all’estero.

Signor Presidente, Lei  ha parlato della bellezza dell’essere italiani, io devo aggiungere che all’estero questa bellezza l’abbiamo resa tangibile e se il nostro export tiene è proprio grazie alla presenza di quei tanti italiani nel mondo che da sempre sono ambasciatori del made in Italy, della nostra cultura e stile di vita.

Essi devono entrare a far parte, a pieno titolo, delle politiche di valorizzazione del Sistema-Italia nel mondo e le politiche per gli italiani all’estero devono essere parte integrante della politica estera italiana. Se così fosse, si darebbe avvio ad un cambiamento anche in questo settore che farebbe bene a tutta l’Italia e servirebbe a tenere più unite le due Italie, quella che è dentro i confini nazionali e quella che vive all’estero e che ha dato un contributo importante allo sviluppo del nostro Paese, in passato, ed è ancora disponibile a mettersi in gioco in questo momento di perdurante crisi economica che Lei, Signor Presidente, dice di voler aggredire partendo da cose concrete e con azioni immediate.

Vogliamo una Italia che non ci faccia arrossire quando ci troviamo a parlare con i nostri amici e colleghi di altri Paesi, una Italia che sappia accogliere quella voglia di investire che molti di noi all’estero hanno, prima di tutto per amor patrio, e di quelli che vedono nel nostro Paese una opportunità.

Abbiamo una grande ricchezza che dovrebbe essere al centro di una nuova politica di sviluppo che è il nostro patrimonio paesaggistico e culturale, un settore che assieme al made in Italy tradizionale può dare un contributo importante per la crescita che non può essere sganciata dall’innovazione e dalla ricerca.

Un altro settore, quest’ultimo, dove una appropriata valorizzazione della rete dei ricercatori italiani nel mondo darebbe un contributo notevole allo sviluppo del nostro know-how, in una realtà globale dove siamo chiamati a competere sul piano della qualità.

Certo, Signor Presidente, Lei ha citato la world bank ed il suo index, io vorrei che noi, insieme, lavorassimo affinché, in questi rapporti sul doing business in Italy, quei fattori frenanti gli investimenti nel nostro Paese possano svanire nel nulla o, più realisticamente, essere sostanzialmente ininfluenti.

Presidente, Lei ha parlato di urgenza nell’agire e siamo d’accordo, lo chiediamo anche noi dall’estero per il bene dell’Italia e dei nostri concittadini che vivono su questo territorio. Tuttavia, abbiamo l’obbligo di ricordarle che c’è un’Italia che aspetta da tanto un piccolo segnale di attenzione: è l’Italia dell’emigrazione, vecchia e nuova che sia.

Allora, Signor Presidente, invertiamo una tendenza, noi eletti all’estero ci stiamo mettendo la faccia, proprio come Lei; abbia l’attenzione che ci è dovuta e che è dovuta a chi dall’estero guarda con amore al proprio Paese.

Ci sono diversi punti, come quello del riacquisto della cittadinanza per chi recatosi all’estero l’ha perduta, quello della promozione della lingua e cultura italiana, dei servizi consolari, del pari trattamento fiscale con i cittadini residenti sul territorio nazionale, solo per citarne alcuni. Ecco, Le chiedo un impegno chiaro ed evidente: assumiamo insieme l’obbligo di portarne a termine almeno uno. Sarà un segnale di inversione di tendenza e gli italiani all’estero gliene saranno riconoscenti.

Gli italiani all’estero si sono fidati di me, io mi voglio fidare di Lei, dia ai connazionali all’estero una risposta concreta in breve tempo, ne hanno e ne abbiamo bisogno!

Speriamo si riesca a cambiare questo Paese anche costruendo una società a misura di bambini instillando in loro il senso civico e l’amore per la nostra Patria. Grazie e Buon lavoro!
angelafucsianissoli.us

 

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