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Renzi stravince all'”americana” anche sul PD

Alcune prime considerazioni sulle elezioni europee: Berlusconi come un irriducibile attore non ha capito quando era giunto il momento di uscire di scena; Grillo avrebbe dovuto rileggersi Lincoln; la vittoria a valanga del PD in realtà ufficializza la sua morte e la nascita del PMR. Rispetto a quello che succede nel resto d'Europa, niente male Italia 

Da oggi Dudù porterà a spasso nel grande parco di Arcore il fidanzato della sua padrona. Non poteva che finire così, dal momento che i suoi consiglieri, dal discreto Gianni Letta, al fidato portavoce Paolo Buonaiuti sono stati progressivamente sostituiti dalle Daniele Santanché e dai Maurizio Gasparri, e infine sostituiti da personaggi come Mariarosaria Rossi e Giovanni Toti. Il tutto mentre uno dei fondatori del partito, Marcello Dell'Utri veniva catturato in Libano; un altro, Claudio Scajola, arrestato, e fermiamoci qui. Ma sono tanti che sono fuggiti dalla barca che fa acqua da tutte le parti: non solo Renato Schifani, Angelino Alfano, Gaetano Quagliariello… perfino uno come Cesare Previti ha mollato. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scordiamoci il passato… Silvio Berlusconi aveva avuto molti segnali premonitori, ma come molti attori irriducibili non ha capito quando era il momento di uscire di scena; e ci ha pensato l'elettore a dargli il benservito. Il sogno di Forza Italia si è sciolto come neve al solo. 

Da oggi un comico che forse dovrebbe trovarsi altri autori per i suoi testi (belli e lontani i tempi in cui c'era uno Stefano Benni capace di arguzie intelligenti e sorprendenti), comprenderà il senso di una massima di Abramo Lincoln: "…potete ingannare tutti per qualche tempo, e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre".

Il discorso pronunciato a Clinton nel 1858 da Lincoln vale anche per Matteo Renzi. Il PD è un partito – posso sbagliare, naturalmente – morto. Morto da tempo, prima ancora di Pierluigi Bersani: un morto che voleva ignorare di esserlo. Da PD diventerà Pmr, Partito Matteo Renzi e forse non sarà un male. Diventerà speriamo come negli Stati Uniti un partito che esprime un leader, al servizio del leader quando vince le elezioni. Come il Partito democratico è al servizio di Obama oggi, e ieri di Bill Clinton; e il partito repubblicano lo è stato dei Bush e di Ronald Reagan: one man show, insomma. Ora Renzi dovrà dimostrare di cosa è veramente capace: non solo vincere, ma convincere. I messaggi via twitter andranno sostituiti da concreti provvedimenti di governo, e ci vorrà qualcosa di più solido di ottanta euro al mese; la squadra attorno a lui non solo non dovrà procurargli imbarazzi e complicazioni, ma si dovrà mostrare capace e competente. I nodi al pettine vengono ora. La luna di miele con l'elettore non sarà eterna. 

Gli altri sono solamente e semplicemente frattaglie. Rispettabili, magari, onorevoli; con tanta buona volontà, ma scarsamente incidenti e pochissimo peso politico reale. Il tutto in un contesto europeo inquietante, sono state premiate le pulsioni più populiste e di "pancia" che il mercato elettorale offriva. Da questo punto di vista l'Italia si è rivelato uno dei paesi più affidabili e resistenti alle tentazioni demagogiche e populiste. Coi tempi che corrono non è poco. So long, boys.

 

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