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Renzi e la speranza che la sua “maggioranza silenziosa” si arrabbi

Il premier ha stravinto le elezioni, ma cosa farà con questa dote straordinaria di voti? Una buona parte di quel 40% record degli elettori del PD di cosa avevano paura? Vogliono che Matteo spinga le riforme e cambi con l'Europa soprattutto l'Italia, oppure che difenda i privilegi e lo status di chi prima votava Berlusconi? 

"Nel derby tra speranza e rabbia, la speranza ha preso il doppio dei voti della rabbia". Così ieri il premier Matteo Renzi nella conferenza stampa dopo la vittoria elettorale alle europee, con oltre il 40% dei voti, un risultato record per un partito della sinistra italiana. E' stato veramente così? La speranza ha battuto la rabbia? E perché poi la rabbia non dovrebbe essere anch'essa motivata dalla speranza? Quando uno si arrabbia è ancora vivo, cerca soluzioni ad un problema, spera ancora che le cose possano cambiare. Chi tristemente non va a votare, come il 40% degli aventi diritto, ha semmai perso ogni speranza per il cambiamento. 

Ma quel suo blocco di elettorato che Renzi, magari con il suggerimento di qualche brillante spin doctor, ha indicato con l'espressione "speranza", ci appare invece simile a quello che già tanti anni fa votava per un presidente degli Stati Uniti che doveva anche lui affrontare piazze piene di giovani inferociti contro il governo, giovani arrabbiati ma che erano anche speranzosi di poter cambiare non solo gli USA e l'Europa, ma il mondo. Erano i tempi della guerra del Vietnam, l'anno era il 1969 e quel presidente era Richard Nixon, che allora in un discorso chiamò "the silent majority" quei cittadini americani che per lui avrebbero appoggiato la Casa Bianca ma di cui i media non si occupavano rispetto alla minoranza di giovani e intellettuali che protestava. Quella "maggioranza silenziosa" avrebbe dimostrato di esserlo veramente con la valanga di voti con cui Nixon  sbaragliò nel 1972  l'avversario democratico George McGovern alle elezioni per la sua rielezione alla Casa Bianca. Poi, si sa, neanche quella schiacciante maggioranza elettorale riuscì a salvare la sua presidenza dallo scandalo Watergate e dall'inchiesta dei giornalisti del Washington Post che  portarono Nixon alle dimissioni.

Il PD di Renzi ha nettamente vinto e a valanga, le elezioni europee. Ma se domenica in Italia, e solo in Italia, rispetto a quello che è successo nel resto d'Europa,  come dice Renzi ha vinto veramente la speranza nel futuro contro la rabbia (sempre sola, senza speranza?) rappresentata dal M5S di Grillo e a questo punto anche dalla lista di sinistra Tspiras (in Grecia primo partito e che in Italia a sorpresa ha superato lo sbarramento del 4%), allora se dovessimo credere al Premier italiano quella valanga di voti al PD sono di chi vuole che si cambi tutto e veramente questa volta, per cambiare l'Italia, l'Europa, e poter dare a tutti speranza nel futuro. Dovremmo quindi credere a Renzi  e ritenere che questo ceto di elettori che ha votato in massa per lui e il suo PD sia proprio quello che magari non avendo nulla da perdere, o anche avendo tutto da perdere, abbia voluto con questo voto spingerlo ad accelerare, senza tentennamenti, sulle riforme… 

Abbiamo forti dubbi che sia così. Magari anche una percentuale dei votanti di quel 40%  di elettori del PD (che ricordiamo non sono il 40% del 100%, degli italiani aventi diritto al voto, ma solo di chi  ha votato, cioè il 60%) pensa che la stagione infinita dei governi gattopardi non sia più possibile in Italia come in Europa. Ma è tutto quel 40% da record che ha schiacciato tutti gli altri avversari? Riteniamo invece che il largo  blocco di voti con cui il PD di Renzi è riuscito a staccare fino a doppiare il M5 stelle di Grillo, non sia composto da "speranzosi" del cambiamento contro la rabbia. Crediamo piuttosto  che soprattutto quel 10% in più che il PD ha preso contro ogni pronostico, sia parte di quella "maggioranza silenziosa" di italiani ben pasciuti e soddisfatti che per anni hanno continuato a dare il voto a Berlusconi e Forza Italia affinché tutto rimanesse com'è o avesse solo l'apparenza del cambiamento. Elettori che in realtà prima da Berlusconi, e ora da Renzi, pretendono la "libertà'" di mantenere i loro andazzi e privilegi.

Da dove spunta quindi questa larga "maggioranza speranzosa e silenziosa" del PD di questa ultima tornata elettorale? Ci accorgiamo che è proprio al partito di Silvio Berlusconi che manca una valanga di voti. Dove sarebbero finiti? Il nuovo centro destra di Agelino Alfano a malapena è riuscito a passare lo sbarramento del 4%. Ovviamente non li avrà attratti la lista Tspiras….  

Questo che riteniamo un dato di fatto, lo ricordiamo non per sminuire la vittoria di Matteo Renzi, ma solo per renderci conto che adesso il suo compito di riformista per cambiare l'Italia, se veramente vorrà essere tale,  invece che più facile dopo il voto di domenica diventa più difficile. Infatti la "maggioranza silenziosa" di Renzi, non necessariamente coincide con chi nutre speranza nel cambiamento riformista. Siamo invece convinti che molti dei voti convogliati da Berlusconi verso Renzi, sono in realtà freni per la conservazione.

Secondo i dati sulle fasce di età e la scelta degli elettori, risulta che M5S è stato votato dalle generazioni più giovani, quindi gli italiani che stanno soffrendo di più la crisi di lavoro e di futuro. Giovani che magari non è che hanno perso del tutto  la speranza (altrimenti a votare non ci andavano) ma che non credono più che i partiti tradizionali siano in grado di dare risposte immediate alla loro fame di futuro.  Renzi e il PD invece sono stati votati in maggioranza dalle fasce di italiani di mezza età o più avanti, da chi il futuro lo ha già conquistato da tempo e magari è già prossimo alla pensione e che per "speranza",  intende soprattutto non perdere privilegi già acquisiti. 

Renzi ha vinto come Nixon grazie alla sua "maggioranza silenziosa" di classi agiate o comunque non disperate, che in Italia vuol conservare uno status di privilegi e che si sentiva orfana dei partiti e leader di riferimento. Renzi invece ci dice che il voto e quel 40% rappresenta chi vuole spingere per il cambiamento e sente quindi la "forte responsabilità'". Qualcuno rimarrà fortemente deluso tra gli elettori del PD, che non riteniamo tutti parte della "maggioranza silenziosa". Se Renzi non è solo giovane e gioviale apparenza, ma vuol dimostrare di essere il vero leader dei riformatori e dell'Italia che vuol cambiare, allora  il derby lo giochi anche per gli arrabbiati che non hanno perso la speranza. Vedremo se Renzi è solo un bluff, una maschera della conservazione, oppure avrà la stoffa per dimostrare di essere un vero leader riformatore e il coraggio di deludere proprio chi gli ha fatto stravincere queste elezioni europee.

 

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