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Il “quasi tutto” Renzi pensiero: in dieci anni cambio l’Italia e poi rottamatemi

Al Festival dell'Economia di Trento, il Premier dialoga per oltre un'ora e mezza con Enrico Mentana di fronte ad una platea di politici, imprenditori e studenti. L'impressione è che effettivamente Matteo abbia una marcia in più

Ho visto in azione Matteo Renzi, nel primo appuntamento pubblico dopo la recente vittoria elettorale del Pd alle elezioni europee. A Trento, invitato per la IX edizione del festival dell'Economia, in camicia e jeans, il premier ha dialogato per circa un'ora e mezza con Enrico Mentana, di fronte ad una platea di politici, imprenditori ed economisti ma anche di studenti universitari. Che dire? Chi scrive è solitamente abbastanza scettico (mi sembra che per la mia generazione i cambiamenti più importanti li abbia prodotti la società, non la politica), ma questo Renzi, obiettivamente, sembra avere una marcia in più. A volte mi è sembrato tanto brillante che persino noi giornalisti in sala siamo forse sembrati un po' "vecchi", con il nostro affollarci sotto il palco, il nostro tentare di strappare una impossibile dichiarazione (non basta che un politico parli per un'ora e mezza?).

Insomma, ecco qui gli appunti che mi sono preso. Forse non c'è tutto il "Renzi-pensiero", come enunciato a Trento. Ma di certo ce n'è parecchio. 

Renzi e Montana

Matteo Renzi a Trento risponde alle domande di Enrico Mentana

L'Europa: una congiuntura astrale irripetibile

L'inizio ha riguardato l'Europa. “Riguardo alle raccomandazioni della Commissione europea, che stiamo attendendo, non ho particolari timori. Ciò che conta è semmai cosa i Governi si attendono dalla Commissione. 

Primo: oggi abbiamo una congiunzione astrale irripetibile. C'è la convinzione diffusa che le scelte fatte fin’ora, tutte centrate su parametri di rigore, non ci hanno consentito di uscire dalla crisi. Il resto del mondo ha fatto scelte diverse. Poi bisogna discutere anche chi ha rispettato i parametri dell’Europa, perché finora solo Germania e Italia lo hanno fatto.

Secondo: bisogna cambiare i vertici delle istituzioni. Ma il voto non ha espresso una maggioranza assoluta verso un candidato o un altro. Non c’è un problema Junker. Quello è un nome, non il nome. Il voto non ha espresso una richiesta forte su un nome ma su ciò che dovrà fare la Commissione.

Terzo: cosa farà l’Italia. Noi vogliamo andare a fare un discorso ambizioso a Strasburgo, non un discorso di piccolo cabotaggio. 

Quarto: ci sono 183 miliardi di fondi europei e di fondi per la coesione e sviluppo che dobbiamo spendere bene. Quindi, la politica deve tornare a fare il suo mestiere, oppure nessuna misura economica la salverà".

Energia, immigrazione

Mentana, facendo anche riferimento alla presenza dell'Ad della Fiat Sergio Marchionne in sala, ha sottolineato come Renzi si sia assicurato con le ultime elezioni “il 40% del mercato”. Forte di questo risultato, l'Italia può chiedere in Europa il commissario, il presidente dell’eurogruppo o qualche altra carica? Secca la risposta: "Il Pd italiano è il partito che ha preso più voti assoluti in Europa, più della Cdu. Ma non credo che l’Italia debba fare una battaglia all’Insegna dell’italianità. Noi dobbiamo dire: l’Italia porta alla discussione un pacchetto di proposte concrete. Ad esempio, sull’energia. Noi non abbiamo interconnessioni fra Francia e Spagna. Di che cosa parliamo? O ancora: come ci relazioniamo con l‘Africa? Con la Libia, ad esempio, da qui tra parentesi parte il 96% degli immigrati che raggiungono le nostre coste, e che gestiamo da soli? L’Europa ci dice tutto sulla pesca ma se si tratta di salvare un bambino di 3 anni che sta affogando si gira dall’altra parte. Io voglio un’Europa che abbia un ‘anima. Il nome in questo momento è secondario”.

Bicameralismo per il Governo del Paese

“Non penseremo mica che il problema dell’occupazione con Garanzia Giovani? Io sono contento che ci sia, ma non basta questo. O facciamo una discussione seria sulle riforme globali o non andiamo da nessuna parte. Prima le riforme istituzionali: voi vivete in una provincia autonoma (il Trentino ndr), ma altrove il problema del Titolo V della Costituzione è importante, sia sul versante delle risorse, sia per la distribuzione delle competenze, in campi ad esempio come l’energia. In quanto all’abolizione del Cnel, quella  la diamo come gadget, so che siete tutti preoccupati per questo (ironico…).. 

Subito dopo queste riforme si va alla nuova legge elettorale. Il risultato recente dimostra che possiamo andare verso due gruppi, mi piacerebbe dire due partiti, ma almeno due schieramenti, molto rappresentativi, che mettono la residenza al 40%, e che si contendono il  governo del Paese. Io dico che su questa legge qui si chiude. Può alzarsi ulteriormente il tetto? Io credo che ci vorrebbe una soglia comprensibile, il 50 è troppo ma il 37,5 farebbe pensare alla febbre. L’importante è che ci sia un ballottaggio alla fine del quale sai chi vince, e sai a chi dare la colpa. Nelle aziende è così. Ci vuole anche per il Paese. Abbiamo avuto per anni politici che sono stati campioni degli alibi. Non c’è l’ho fatta perché c’era una coalizione litigiosa, i sindacati, le zanzare a Roma…Ma se tu sei lì per governare non puoi accampare scuse. Se io non riesco a fare le riforme è colpa mia. Il ballottaggio in questo senso è fantastico, perché alla fine uno che vince c’è”.

Il senato? Avrei dato più spazio ai sindaci

Il Senato, dunque, ha incalzato Mentana, è da abolire? “Se dovessi dire la mia, avrei dato molta più importanza ai sindaci, in Italia, perché ritengo che storicamente da noi siano più forti la municipalità e le autonomie territoriali che le regioni. Ma mi si potrebbe dire: avete fatto una proposta diversa. Il fatto è che raccogliamo un dibattito lungo 70 anni. Ci hanno detto che abbiamo impostato la riforma del Senato a casaccio. Ma qualcuno ha letto i dibattiti della Costituente? Il bicameralismo perfetto fu un compromesso, trovato da Dc e Pci, che non si erano messi d’accordo sulla funzione della seconda camera. Oggi, in un clima un po’ più sereno, possiamo dire che un Senato che rappresenti gli enti territoriali ha un senso? Attenzione, esso non avrà dei senatori pagati per fare i senatori, perché altrimenti ciò provocherebbe una ulteriore crescita dei costi della politica. Quindi: la nostra proposta è motivata, è in linea con gli altri paesi europei, non è campata in aria. E fatta questa riforma, poi, finalmente ci divertiamo. Dopo possiamo discutere anche della battaglia sulla burocrazia e i gruppi dirigenti”.

I corpi intermedi, il fisco

Renzi è del gennaio 1975: in quell’anno, ha ricordato ancora Mentana, Agnelli e Lama siglarono un accordo sul punto di contingenza, “evento che è l’emblema del consociativismo, forse anche a spese del paese e della sua crescita. I corpi intermedi sono un problema?”.

“Noi dal 1° luglio avremo la guida dell’Europa – ha risposto Renzi – e sarebbe bello arrivare a quell’appuntamento con un programma serio su cui i corpi intermedi possano dare il loro contributo. Ma senza bloccare tutto. Ad esempio: riforma della pubblica amministrazione. La prima regola sarà abolire la formula ‘di concerto’. E’ necessario specificarlo, che in un governo si lavora assieme?  Quindi, cambiare approccio mentale. E poi: cambiare le regole del gioco, e farlo in fretta. Il 13 giugno la legge-delega, entro la fine del mese la Giustizia. Abbiamo una Giustizia civile che va riformata, ma anche quella amministrativa e contabile ha qualche problemino. Siamo un po' in ritardo sul fisco: gli uffici sono pronti, sono stato io a rallentare perché c’è qualche aspetto da approfondire. Il fisco però deve diventare una cosa semplice. Abbiamo scadenze incomprensibili. Ci sono paesi seri in cui paghi le tasse una volta sola, noi abbiamo destagionalizzato il lavoro dei commercialisti”.

Ossessionati dalla comunicazione

Ed ancora: “Sono ossessionati tutti dalla comunicazione, da come il quotidiano domani riporterà la conferenza stampa. Non c’è cosa che attiri di più un ministro o un giornalista dell’annuncio di una deducibilità o una detrazzioncina. Il meccanismo di cambiamento è appena iniziato. La gente non ha votato per me o per il Pd. Ha votato per un cambiamento. Sarebbe importante parlare di politica industriale: cosa facciamo a Piombino, cosa facciamo a Termini Imerese… Io sono arrabbiato con me stesso perché se c’è una cosa che non sono riuscito a spiegare in questi 3 mesi è la visione.   Attenzione: da qui a 10 anni se il nostro è un paese serio io devo avere smesso di fare politica. Non dobbiamo più fare politica per tutta la vita. Siccome siamo stati i teorici della rottamazione dobbiamo avere ben presente che dobbiamo dare il buon esempio"

Manifatturiero e cultura  a braccetto

"L’Italia rimane un paese manifatturiero, ma si possono avere grandi realtà manifatturiere e contemporaneamente non preoccuparsi tutti i mesi di un muro che crolla a Pompei. La cultura, i musei possono generare non solo valore emozionale e morale ma anche posti di lavoro. Mi aspetto fra 10 anni un’Italia che sia…smart non si può dire, figurarsi coolfelix è troppo latinorum…diciamo bella. Un’Italia a cui i giovani che se ne sono andati vogliano ritornare, ma non perché c’è un comunicato di Palazzo Chigi lamentoso. Noi siamo speciali a parlare male di noi stessi. Mi dicono che sullo storytelling, sulla narrazione, insisto troppo. E’ invece il primo impegno. Poi, certo, bisogna che i provvedimenti anticorruzione funzionino. Secondo me c’è una diversità di vedute fra l’Italia reale e quella degli addetti ai lavori. A volte noi consideriamo priorità cose che non sono tali per i cittadini. A volte apro i giornali e vedo 10 pagine di politica: ma perché?".

"Sblocca Italia":  via libera alle opere che attendono da 40 anni

"Sapete quanti immobili pubblici, quante opere sono bloccate oggi in Italia? Vi do una notizia. A breve chiederò a ciascun sindaco di individuare le partite bloccate sul territorio. Su certe questioni non occorre sentire il sindaco, ovviamente. Che Bagnoli sia uno scandalo lo sappiamo, se uno vuole l’Italia bella non può tenersi quello scandalo lì. Farò un provvedimento ad hoc, 'Sblocca Italia', che consenta a chi ha voglia di fare di farlo. Questo provvedimento consentirà di sbloccare una serie di interventi che sono fermi da 40 anni. Se riusciamo a farlo, avremo non solo effetti positivi sull’occupazione: avremo un’iniezione di fiducia. Ogni volta che passo davanti a un bene pubblico e mio figlio mi dice: perché quella struttura  è ancora in macerie? mi sento male. Cosa posso rispondergli? Perché è un bene pubblico? Basta: entro l’estate avremo un provvedimento  specifico, con regia a Palazzo Chigi. Dobbiamo togliere gli alibi a noi stessi. Chiederemo: caro sindaco, o caro investitore, perché non puoi andare avanti? Cosa manca? Un’autorizzazione, una procedura? Li sblocchiamo. E poi: trasparenza totale. Ho firmato la declassificazione degli atti dei Servizi segreti perché ho voluto mandare un messaggio culturale. Dobbiamo fare passare il concetto che l‘Italia non è il paese delle nebbie e dei ‘gomblotti’ di Aldo Biscardi. 

L'Expo grande occasione anche per l'agricoltura

"L’Expo dovrà essere una grande occasione per il Paese. Dovrà rilanciare il tema dell’agricoltura, del made in Italy, del food. 20 anni fa essere cuoco non faceva figo. Oggi intanto ti chiamo chef, e poi, c’è il successo che nasce dallo storytelling generato dalle trasmissioni televisive. Per l’agricoltura ancora non è stato fatto. E’ un mondo che va riraccontato. Anche all’estero”

La polemica con la Rai

Sulla polemica con la Rai e lo sciopero annunciato Renzi è stato altrettanto diretto: “Non abbiamo chiesto di tagliare sui programmi o sui contenuti. Abbiamo chiesto che in un momento in cui tutto il Paese sta dando il suo contributo al risanamento dello Stato, la Rai riorganizzi le sedi regionali oppure venda Rai-way (atto bloccato dal ministro Gasparri). Rai-way non è strategica per la Rai. Quindi si può vendere. Se di mestiere facessi il gruppo dirigente della Rai io una riflessione la farei. E' facile: non è un'operazione complicata. Non voglio mettere il naso in Rai in termini di sostegno alla carriera di qualcuno. Vorrei dare un contributo in termini di contenuti. E poi: il Parlamento, con la sua apposita commissione, che proposta fa per i prossimi 20 anni? Qual è la proposta culturale? La tv deve rivolgersi ai giovani, ne hanno bisogno, perché il maestro Manzi di internet, dov’è? Questa è la sfida. La posizione del sindacato la trovo incomprensibile. Io dico: se avessero annunciato uno sciopero prima delle elezioni, avrei preso non il 40% ma il 42%."

Infine, c'è stato lo spazio per alcune domande rivolte dai giovani presenti in sala, e raccolte dal responsabile scientifico del Festival dell'Economia Tito Boeri.

Immigrazione

"C’è bisogno di una presenza maggiore nei paesi di origine? Sì. Ad esempio in Libia. Il 96% degli immigrati arrivano da lì, anche se i flussi si originano magari dal Corno d'Africa. Quindi ci vuole un ruolo delle organizzazioni internazionali degno di questo nome. Credo ci sia bisogno anche di regole interne all’Europa. L’Inghilterra sta andando nella direzione opposta a quella seguita finora. Ad esempio: Londra è la sesta città “italiana” oggi nel mondo. Noi non possiamo avere un commissario europeo che ci dice: 'dovete accogliere i rifugiati', e poi chiudere le frontiere dell'Europa. Noi lo sappiamo già che dobbiamo soccorrere chi affoga, non ce lo devono dire. Ma non si può pensare che in Europa circolino gli euro e non le persone".

L'università, chi va all'estero e chi resta

"Anche qui bisogna cominciare a cambiare lo storytelling. Non esiste che si dica che chi va all’estero è un genio e che chi resta in Italia è un caprone. Attenzione: io al Mit ho incontrato persone straordinarie. Ma non diverse da quelli che ci sono qui  Una volta ho incontrato uno che mi ha detto: sono un cervello all’estero. No, diciamo che era all’estero. Certo, dipende da noi: se la burocrazia limita le opportunità ai ragazzi, mandiamo via i burocrati, non i ragazzi. Dopodiché, io investo per un’università che attiri ragazzi dall’estero, da ogni arte del mondo. E’ giusto che chi vuole andare vada. Ma io credo che sia possibile costruire un’Italia diversa dove i giovani vogliano rimanere".

Le imprese

"Io non parlo del passato. La Fiat è un pezzo di storia italiana. A me interessano il presente e il futuro e io lavoro affinché l’industria dell’auto possa  avere un futuro nel nostro Paese. Vorrei anche visitare gli stabilimenti di Detroit in autunno, nell’ambito di un giro che faremo negli Usa. E’ evidente che abbiamo una preoccupazione occupazionale: penso a Termini Imerese, al Sulcis, a Taranto, luoghi dove si deve ideare un patto industriale diverso. L’occupazione deve tornare a crescere anche sul versante del manifatturiero. La priorità però è cambiare le condizioni di contesto, le regole del gioco. E poi, essere in grado di investire nel capitale umano".

Applausi, qualche stretta di mano, qualche "cinque" dato dal palco alla platea. E poi via, verso nuove riforme. Sarà vera gloria? Beh, di questi tempi, e dopo le deludenti performance di Monti e di Letta, non possiamo fare tanto gli schizzinosi. Stavolta, si ha la sensazione che o si fa un'Italia davvero un po' diversa dall'attuale o "si muore".

 

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