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Boy scout e rottamatori

Il concetto di rottamazione fa parte dell’ideologia del liberismo e del suo consumismo compulsivo. Esenta dalla responsabilità di valutare, giudicare, spiegare le ragioni per cui il nuovo sia meglio del vecchio. E così favorisce i piazzisti di sé stessi, che poco hanno da offrire se non quell’illusione di cambiamento. Del resto, cosa ne sa, Renzi, di cambiamento?

Nella disattenzione generale – capirete, è Ferragosto – Renzi continua ad affossare il paese a colpi di banalità e assurdità, molto più pericolose dell’incompetenza e persino della disonestà perché non si limitano ad allontanare la gente dalla trasparenza ma anche dalla logica, ossia dalla capacità di pensare. Leggo che domenica, davanti al “popolo” scout (ridicola espressione giornalistica intesa a suggerire obliquamente l’esistenza di una vera comunità dove invece c’è solo un’aggregazione di consumatori di esperienze prefabbricate), si è lanciato in una delle sue solite metafore da supermercato: i politici, ha detto, “devono essere come lo yogurt, a un certo punto devono scadere, non lo puoi fare per sempre”. 

Perché si esprime in questo modo? Innanzi tutto perché ha per il popolo il tipico disprezzo di duci e ducetti: la gente è stupida e ignorante, bisogna parlarle (e trattarla) come se fossero bambini. Il che ha (per lui) un ulteriore vantaggio: non c’è necessità di articolare un discorso informato e responsabile, qualsiasi battuta può bastare, anche se priva di senso o di validità. 

Analizziamo la frase appena citata. Dunque secondo Renzi solo lo yogurt e i politici scadono? Falso, ovviamente: tutto scade, tutto passa. Perché allora scegliere lo yogurt? Perché ha una scadenza ravvicinata: anche Renzi, dunque, scadrà fra un paio di settimane? O a sé stesso e ai politici ha intenzione di concedere un tempo più lungo dello yogurt e la metafora è solo allusiva? Ma quanto più lungo è il tempo che si dà? Parlare in modo figurato può arricchire la comunicazione ma se le figure non sono scelte con rigore, diventa un chiacchiericcio vuoto. Peggio, un trucco per non dare informazioni chiare e vincolanti.

Dubito che Renzi abbia mai letto Marinetti, neppure il suo testo più celebre, il Manifesto futurista del 1909. In esso Marinetti annunciava, anche lui, la propria rottamazione: “I più anziani fra noi hanno trent'anni: ci rimane un decennio, per compier l'opera nostra. Quando avremo quarant'anni, altri uomini più giovani e più validi di noi, ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili. Noi lo desideriamo!”. Una cosa simile ha detto Renzi ai boy scout: “Anche per me è già iniziato il conto alla rovescia per essere rottamato”. Con in più l’arroganza di quella rivelazione: anche lui, persino lui, la grande celebrity, avrà fine. Quando, però, a differenza di Marinetti, non lo dice. Un conto alla rovescia di durata indefinita: un anno? due? dieci? cinquanta? Non che queste promesse siano comunque affidabili: il Renzi quarantenne disposto a farsi rottamare in futuro non è il Renzi cinquantenne o ottantenne che troverà valide ragioni per continuare, a cominciare dal bene della patria. In fondo, poche settimane prima di fare le scarpe a Letta aveva garantito che lo avrebbe lasciato governare sino alla fine della legislatura. Ma le circostanze cambiano, si sa, e occorre essere pragmatici.

Anche Marinetti, dieci anni dopo aver scritto il Manifesto, invece di lasciarsi buttare nel cestino aderì al fascismo, ben intenzionato a restare al centro della scena politica. Altri dieci anni dopo, ormai oltre i cinquanta, si fece eleggere da Mussolini accademico d’Italia, ben deciso a restare al centro della scena culturale, cosa che fece sino alla morte. 

Ho sempre detestato il concetto di rottamazione, per le persone come per le automobili o i telefonini. Fa parte dell’ideologia del liberismo e del suo consumismo compulsivo. Esenta dalla responsabilità di valutare, giudicare, spiegare le ragioni per cui il nuovo sia meglio del vecchio. E così favorisce i piazzisti di sé stessi, che poco hanno da offrire se non quell’illusione di cambiamento. Del resto, cosa ne sa, Renzi, di cambiamento? Ha cominciato a fare politica quando era al liceo. Nella sua vita non ha fatto altro che politica, eccetto che partecipare a un telequiz di Canale 5. Da bambino era già democristiano, come il papà, e l’è sempre restato. È un politico di professione. Anche nei termini della sua metafora, se fosse uno yogurt sarebbe già scaduto da un pezzo. Ma se avete votato per lui state tranquilli: di sua volontà, non se ne andrà mai. E anche quando perderà il favore della gente, non si lascerà mettere da parte. Dal potere bisognerà buttarlo fuori a calci.

 

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