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Quei politici che in vacanza rivelano la loro arroganza

Un servizio fotografico del settimanale Chi sui politici in vacanza

Un servizio fotografico del settimanale Chi sui politici in vacanza

In particolare quelli italiani sono artefici di comportamenti degni della massima attenzione, anche perché rivelatori del loro animo autentico e peggiore, frutto del venir meno della solita prudenza e della necessità che impone loro di indossare le maschere con le quali si presentano a noi, loro sudditi-elettori

 

Ferragosto, si sa, riesce talora a far dare il peggio di sé. In particolare a chi è incapace di autocontrollo in situazioni di rilassamento vacanziero, lontane dai codici comportamentali che ci impone la stressante vita “normale” della restante parte dell’anno.

Abbassate le difese, prendono così la scena coloro adusi a vivere all’attacco, sorretti dal loro temperamento deciso e prepotente. Lo sperimentiamo quotidianamente nelle follie di alcuni automobilisti che mettono a repentaglio la loro e la nostra auto, e qualche volta anche la nostra integrità fisica. Ma lascio alla fantasia e alle esperienze dei lettori l’esercizio mentale di tradurre in altri casi concreti queste mie riflessioni vacanziere. Per parte mia, mi concedo qualche divagazione sui politici italiani e lo faccio, ovviamente, per deformazione professionale.

Gli uomini politici in vacanza (famigliare e mentale) sono artefici di comportamenti degni della massima attenzione, anche perché rivelatori del loro animo autentico e peggiore, frutto del venir meno della solita prudenza e della necessità che impone loro di indossare le maschere con le quali si presentano a noi, loro sudditi-elettori, di volta in volta come difensori del bene comune e dei più umili, o come inflessibili fustigatori di ogni abuso e privilegio, o come ligi osservatori di quelle leggi e regole di comportamento che valgono in realtà solo per noi comuni cittadini. Emerge in tal modo tutta la loro arroganza, condita non di rado di crassa ignoranza e di incompetenza; sia ben chiaro, l’arroganza da sempre connaturata con l’esercizio del potere, ma che nel nostro tempo, negli anni di twitter e facebook, delle prese di posizione nette e gridate (in sintonia con le aspettative, le tempistiche e i linguaggi dei media) assume aspetti particolarmente eloquenti.

Atteggiamenti nei quali gli attori della politica si rivelano in tutta la loro autenticità, specie ad occhi smaliziati e ben allenati dai nuovi media e da serial televisivi in grado di fornire a tutti utili strumenti di decodificazione. Vere chicche per gli studiosi di pratiche politiche, ma anche per gli etologi, per specialisti di comportamenti animali in genere (quindi anche umani). 

Che delizia allora leggere di Salvini (sì proprio il capo della Lega Nord) in vacanza sul mar Ligure a Recco, che viola i divieti del Comune di non usare un parco giochi e vi entra e gioca col proprio figlio e con quello del segretario provinciale della Lega. Certo, lo ha fatto, insieme con quest’ultimo, come forma di protesta e provocazione contro il sindaco di Recco (di centro destra), che ha ridotto la cittadina rivierasca ad un degrado inaccettabile e che non è neanche capace di assicurare la fruizione del parco giochi, come ha spiegato alla stampa puntualmente convocata. Una ricerca di facile visibilità vacanziera, con puntuale e un pochino spregiudicato uso di pargoli, mentre agognava scampoli di quiete dai suoi duri scontri (in tribunale) con Bossi. Ma dietro una protesta tanto veemente e di tale rilevanza politica si può anche leggere la sentenza senza appello da lui emessa contro l’alleanza della Lega con Forza Italia e con Berlusconi (reo di “appoggiare i gay”), oltre alla sua disponibilità a candidarsi a sindaco di Milano, par di capire con un programma volto ad aprire tutti i parchi possibili e (forse) senza cementificarli, come invece è stato fatto recentemente nel capoluogo lombardo. 

Per restare in Lombardia, si impongono all’attenzione ferragostana le allucinanti affermazioni con le quali l’assessore regionale Viviana Beccalossi (Fratelli d'Italia – Alleanza Nazionale) che, commentando (va da sé su facebook) il tremendo schianto che il 20 agosto ha stroncato nel bresciano due giovani vite, sentenzia: “non mi dispiace affatto che questo romeno ubriaco e assassino sia morto, anzi …”.  L’oggetto di considerazioni tanto veementi e impietose è il giovane di origini romene che ha causato l’incidente, perdendo anch’egli la vita. Né da meno sono state in proposito le considerazioni del consigliere regionale Fabio Rolfi (Lega Nord) che aveva sentenziato sul proprio facebook, con un post subito cancellato: "Non è soltanto un tragico incidente stradale, è un incidente causato da un delinquente straniero che scorrazzava libero fra le nostre strade".

Poi ci sono le grida dei politici e governanti liguri e genovesi che si mascherano da poveri orfanelli, defraudati di quei finanziamenti nazionali per la Gronda e il Terzo Valico (gli indispensabili nodi di comunicazione senza i quali Genova sarà sempre più destinata all’isolamento col resto d’Italia e d’Europa), che proprio loro hanno fatto perdere alla città e alla regione. Ci sono le scivolate di Alfano sui “vu cumprà”, o la difesa del terrorismo da parte di Di Battista (subito definito “il Kissinger di Beppe Grillo, ispirato alle e-patacche del Web, università Casaleggio Associati”), che non sembra riuscire a capire (ma non è il solo) la differenza tra “libertà” e “liberazione”, e che in ogni caso farebbe bene a studiare e documentarsi un tantino di più per evitare di incorrere in incidenti pari per gravità a chi scrive “squola con la q”, come fa “definendo «tre popolazioni» i curdi, i sunniti e gli sciiti” (lo ha puntualmente fatto notare Francesco Merlo su Repubblica). E persevera con tenacia, tanto da determinare prese di distanza da parte di suoi compagni di partito. C’è Giorgia Meloni (già baby sitter a casa Fiorello e ora in love nelle acque di Ponza) che sul suo blog insiste nell’invitare a “uscire dalla gabbia dell’euro”; c’è l’impunito e pervicace Calderoli che insiste nel giochino di prendere a male parole e di condannare senza appello quanto lui ha fatto approvare in qualità di relatore al Parlamento italiano: era successo con la riforma elettorale (diventata “porcellum” grazie alle sue esternazioni a posteriori) e ora vomita con espressioni forti (e non per caste orecchie) sulla riforma del Senato appena approvata e che aveva lui e la Finocchiaro come relatori.

Una menzione speciale la meritano le ministre diventate star da copertina (di rotocalchi scandalistici o che ammiccano in questa direzione) grazie alle loro performances sulle spiagge di casa (versigliesi) alla moda. Si va dall’immancabile bellezza delle bellezze, la ministra Madia, che però ci tiene a precisare che vuole essere giudicata “non per le forme, ma per le riforme”, per passare alla più austera Giannini e all’ancor più austera Mogherini, colte in pose da spiaggia. Anche se non al livello dell’eurodeputata Alessandra Moretti  (pure del pd, “la quarta più votata in assoluto in Italia e la seconda nel suo partito” alle ultime europee, come recita la sua voce su Wikipedia) immortalata dal paparazzo di turno mentre bacia e abbraccia teneramente il conduttore TV Massimo Giletti.

E che dire dei nostri ministri e dei loro collaboratori che “comunicano” alla stampa notizie non concordate col presidente Renzi? È successo per quelle fatte filtrare sugli accordi sottobanco con l’Unione Europea, ma anche sui prelievi alla pensioni. 

Che immagini di dilettantismo allo sbaraglio! Era inevitabile che Renzi fosse costretto a smentire; via twitter, ovviamente, come le buone pratiche della turbopolitica impongono sempre di più, complice anche il sole ferragostano, pur se flebile e intermittente come in questa pazza estate.


Baldini *Enzo Baldini, Professore ordinario presso la ex Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Torino (ora Dipartimento di Culture, Politica e Società), insegna "Storia del pensiero politico" e "Laboratorio Internet per la ricerca storica". Ha lavorato su internet fin dagli albori della rete, è stato tra i creatori della Biblioteca italiana telematica e poi del consorzio interuniversitario ICoN-Italian culture on the Net del quale continua ad occuparsi 

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