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Elezione Comites: la gatta frettolosa fece i gattini ciechi

di Fucsia Nissoli

Ma come si può pretendere che un cittadino vada a registrarsi, presso il consolato di appartenenza, nella lista degli elettori quando non è informato? E poi, il diritto al voto non è un diritto costituzionalmente sancito, insito nella dimensione stessa della cittadinanza, che bisogna richiederlo iscrivendosi in una apposita lista?

Il D.L. 109/2014 – A.C. 2598 “Proroga della partecipazione italiana a missioni internazionali”, in discussione questi giorni in Parlamento, oltre a prevedere il riferimento alle missioni italiane di pace in corso  nel mondo ed alcune iniziative di cooperazione allo sviluppo contiene un controverso articolo 10 teso a disciplinare le elezioni dei Comites (Comitati degli Italiani all’Estero).

Tali elezioni rinviate per diverse volte dovrebbero tenersi, secondo le disposizioni presentate dal Governo a dicembre prossimo.

Il rinnovo dei Comites è un momento importante di democrazia partecipativa e rappresenta uno strumento prezioso di supporto alle altre forme organizzate di servizio alle nostre Comunità ed alle attività consolari.

Proprio l’importanza dell’evento ci suggerisce di organizzarlo bene senza fughe in avanti che poco porterebbero alla comunità italiana se non la soddisfazione di veder rinnovata la struttura dei Comites ma con il rischio che le procedure poste in essere per permettere l’esercizio del diritto di voto per eleggere i Comites agli italiani iscritti all’AIRE non siano adeguate alle esigenze concrete per rendere il diritto al voto effettivo. Io ed i miei Colleghi abbiamo proposto di accantonare l’idea della lista di elettori con preiscrizione per il semplice fatto che non vi è il tempo per una adeguata informazione. Pertanto abbiamo proposto, tramite un emendamento, di inviare i plichi a tutti gli aventi diritto al voto.

E’ vero! “La gatta frettolosa fece i gattini ciechi” e sinceramente non vorrei che partorissimo un sistema di voto che a tutto serve tranne che ad agevolare l’esercizio del diritto di voto ai nostri connazionali all’estero.

Avremmo voluto che ogni cittadino iscritto all’Aire ricevesse a casa sua il plico elettorale e fosse, quindi, in grado di esprimere il suo consenso tramite corrispondenza.

Sento in me un profondo disagio nel vedere accomunate l’urgenza delle missioni di pace con la non urgenza del voto per i Comites come se qualcuno dovesse celebrare le elezioni senza farlo tanto sapere in giro.

Temo che l’appuntamento elettorale possa essere disatteso per mancanza di informazione e mi sarei aspettata che il Governo manifestasse una certa sensibilità in merito ed invece i segnali non ancora si vedono.

Ma come si può pretendere che un cittadino vada a registrarsi, presso il consolato di appartenenza, nella lista degli elettori quando non è informato? E poi, il diritto al voto non è un diritto costituzionalmente sancito, insito nella dimensione stessa della cittadinanza, che bisogna richiederlo iscrivendosi in una apposita lista?

Mi aspetto che si cominci a fare una informazione vera e capillare su questo importante appuntamento elettorale coinvolgendo anche Rai Italia, la stampa di emigrazione e l’associazionismo, peraltro già mobilitato per la convocazione degli “Stati generali”.

Sono convinta che sul diritto di voto degli italiani all’estero non possiamo transigere e cercherò di fare il possibile affinché esso sia realmente garantito e reso effettivo nel modo migliore. Se non è possibile inviare a tutti i plichi elettorali almeno si differisca la data prevista delle elezioni! Se questo non avverrà, con dolore per le missioni di pace, dovrò trarne le opportune conclusioni operative.

Forse non voterò il decreto missione con grande dispiacere per il sostegno mancato ai nostri militari impegnati nelle aree di crisi ma l’adesione alle esigenze della Comunità italiana nel mondo mi pone seri problemi di coscienza.

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