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Il sindaco “sospeso” Luigi De Magistris: chi è cagion del suo mal…

Lo svilimento del voto popolare è giunto ad una spettacolare (ed inevitabile) esemplificazione con la fine di De Magistris a Napoli grazie alla Severino, una legge tirannica, liberticida e sconcia. Ma come si è arrivati a questo punto?

Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, è stato condannato in primo grado per abuso d’ufficio. Come per legge, il Prefetto ne ha disposto la sospensione dalla carica, fino al 1° Giungo 2016: sempre che prima non intervenga l’assoluzione in grado d’Appello. La legge Severino è una legge liberticida, è una legge sconcia e approvata da una maggioranza sconciamente palindroma. La Costituzione della Repubblica prevede che “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Non è scritto che è considerato un poco colpevole e un po’ no; colpevole a certi effetti e non colpevole a certi altri. E’ scritto: “non colpevole”. Punto. Perciò la legge Severino, proprio perchè impone, in patente violazione dell’art. 27 della Costituzione, una così vistosa menomazione del voto popolare (cioè dell’unico momento in cui il cittadino è chiamato, personalmente, all’esercizio della sovranità che, a norma dell’art. 1, gli appartiene), ripeto, è una legge tirannica, liberticida: e sconcia. Tanto per chiarire.

Ora, come si è arrivati a questo punto? Per colpa di gente come De Magistris, qualcuno potrebbe suggerire. Sì e no, se mi è lecito dubitare. Vediamo. Il Sindaco sospeso di Napoli (è ancora tale, non si è dimesso) è una creatura mediatica, diventato personaggio pubblico di rilevanza nazionale in ragione del suo ruolo istituzionale di Pubblico Ministero.

Tuttavia è venuto alle cronache in grazia di un percorso professionale tormentato e segnato da una singolare quanto continua serie di smentite processuali. E allora come è potuto accadere che un singolo individuo, fin lì pressoché ignoto fuori dello stretto ambito professionale d’origine, nel breve volgere di un anno abbia acquisito un ruolo e una veste spendibili politicamente? E che così, esclusivamente su quest’abbrivio, sia stato prima eletto al Parlamento Europeo, quindi abbia battuto alla primarie il candidato della Sinistra tradizionale, ed infine sia diventato il Sindaco della terza città d’Italia? 

E proprio qui sta il punto, qui risiede la ragione per cui “L’Italia della Legge Severino” non è tutta opera di gente come il Nostro, come Di Pietro, come Ingroia, altri famosi (ex) pubblici ministeri.

Per creare, letteralmente, questo soggetto politico, è bastata la sapiente sceneggiatura di Santoro e Travaglio, suoi autentici mentori, imperniata su non meglio precisate ostilità massoniche e su ancora meno precisati poteri forti (si ricorderà che la più celebre delle sue inchieste, Why Not, avrebbe lambito anche Romano Prodi). In questo modo, De Magistris, nel giro di alcune puntate di Annozero, di concerto col decisivo padrinato del Gruppo Repubblica-Espresso, è stato incorniciato dall’aureola del martirio civico e si è volto a scaldare cuori derelitti e a dissetare moltitudini arse dal desiderio di bene e giustizia. È stata una dimostrazione di potenza inaudita. Segna la capacità produttiva di un sistema mediatico che, senza neanche doversi preoccupare del loro reale sostrato storico, può istituire soggetti politici.

Questa la procedura. In primo luogo, dissimula il processo creativo sotto le mentite spoglie di una doverosa e neutrale lettura di fenomeni sociali, semplificati e perciò modellabili a piacimento: “la” camorra, “la” politica collusa, “la” disoccupazione ecc.. Su questo sfondo narrativo, viene quindi innestato il desiderio, altrettanto manipolato e semplificato, di una società più giusta che elimini radicalmente e rapidamente disuguaglianze e storture, in cui è implicito che chi desidera ha titolo per farlo. Questo avviene con tecniche di comunicazione rudemente impressionistiche e tali da sterilizzare il rischio di una disamina meditata e argomentata: l’urlo di una madre disperata; o il volto perennemente oppresso dei disoccupati; o infine, una ricostruzione, ritmata come una fiction, di monconi investigativi sottratti alla sede propria e impiegati in chiave spettacolare.

Quindi, dopo aver creato il soggetto politico, lo si provvede di una storia spendibile, mediante un’abile illusionismo: si valorizzano i termini della realtà che più potrebbero indebolirne il profilo, invertendone la lettura logica: l’azione investigativa dirompente, che non c’è stata, è dirompente proprio perché non c’è stata; e la persecuzione del suo autore, invero censurato dal CSM per l’improprietà delle sue condotte, è una persecuzione proprio perché mascherata da forme legittime; e si coordina simile storia “al contrario” a quella domanda di “narrazioni” di cui si conoscono entità e codici espressivi (avendo contribuito in modo determinante alla loro stessa esistenza). 

Uno studio televisivo ha creato una realtà politica e, assolvendo ad una funzione mitologica, ha fondato il carisma del personaggio. Ammesso che esista un berlusconismo come metodo dell’irrealtà prevalente sulla realtà, l’elezione di De Magistris ne celebra il trionfo.

Ora, ad una simile “creazione”, che esautora in radice il valore del voto, corrisponde una simile sospensione. Media, Tribunali: e il cerchio si chiude. Contenti? 

 

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