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Renzi senza le mani in pasta

di Elisabetta De Dominis
Matteo Renzi ad una festa del PD di Modena, nel settembre del 2012, quando era ancora sindaco di Firenze (FOTO ANSA)

Matteo Renzi ad una festa del PD di Modena, nel settembre del 2012, quando era ancora sindaco di Firenze (FOTO ANSA)

Sapete cosa hanno in comune Renzi e Berlusconi? Il voler stare al centro. Sono anacronistici. Non si sono accorti che al centro non ci sta più nessuno: la borghesia è stata annientata dalle tasse. La società è divisa a metà: i ricchi da una parte e i poveri dall’altra. Ma i ricchi non stanno a destra né i poveri a sinistra...

 

Sapete cosa hanno in comune Renzi e mia mamma? Le mani non in pasta. Mia mamma non ha mai cucinato neppure un uovo, ma sapeva farlo benissimo. Era un libro di ricette vivente: stava sul collo alla cuoca per controllare come cucinava, anzi impartiva ordini. “Faccia così, metta quello”, ecc. ecc. Mia mamma non cucinava, ma sapeva cucinare, quindi la cuoca non poteva barare. 

Ma Renzi sa cucinare? Ha le mani in pasta? Per quanto mi risulta non si è mai sporcato le mani. Ma si è sporcato leggermente la reputazione con la faccenda della bancarotta fraudolenta di una società del padre Tiziano, che fino al 2004 era stata intestata al figlio Matteo e alle sue sorelle. Guarda caso, nonostante i 4 milioni di euro di fatturato, vi lavoravano solo precari. Altro che la paura del licenziamento se venisse modificato l’articolo 18. 

Il timore è che Renzi parli di una ricetta, ma non conosca gli ingredienti da usare né il procedimento da fare.  Per esempio per jobs act, legge di stabilità, italicum. Sembra si sia impastato e non ne venga fuori. Sta perdendo troppo tempo, si fa tirare dentro in discussioni infinite e non sforna un accidenti. Intanto il pil è crollato, l’Italia è sotto’acqua e le periferie in rivolta, mentre zingari ed extracomunitari la fanno da padrone. E Lui che fa? Va in Australia dove tutto è in fiore. Sente alla lontana i problemi italiani, poi quando torna dice che se non lo vogliamo se ne torna in Australia. Prego, si accomodi. Nel frattempo Berlusconi cerca di impastare qualcosa organizzando il No tax day. Ha un coraggio da leone. Come se quando governava lui le tasse non si pagassero. 

Sapete cosa hanno in comune Renzi e Berlusconi? Il voler stare al centro. Sono anacronistici. Non si sono accorti che al centro non ci sta più nessuno: la borghesia è stata annientata dalle tasse. La società è divisa a metà: i ricchi da una parte e i poveri dall’altra. Ma i ricchi non stanno a destra né i poveri a sinistra. Perché i nuovi poveri sono quelli che una volta stavano al centro o a destra. Risveglio della destra sociale, di mussoliniana memoria: vedrete che i Fratelli d’Italia aumenteranno. Se non si ammazzano prima tra loro, Crosetto, La Russa e Meloni. La Russa vorrebbe riunirsi ai berlusconiani. Alfano pure. Credono ancora in una grande Forza Italia. Ma è solo un partito di vecchi politici affaristi che hanno affossato l’Italia. Altra cosa è la grande Germania della Merkel, la quale ha ricordato al popolo germanico la sua responsabilità nel mondo. Appunto, ne ha fatte di cotte e di crude, per non dire altro. La Merkel però parlava del futuro. E questo ci deve terrorizzare, perché abbiamo la sensazione che voglia mettersi in competizione con lo zar Putin. La Merkel si sente l’Europa, convinta che fra qualche anno ci avrà comprati tutti, e ha scelto il nemico Russia perché vuole pure l’Ucraina. L’ha scelto da quando è nata nella Germania dell’Est, ha un problema patologico: non c’è più il comunismo russo, il nemico è un altro. E si chiama Isis. Forse la Merkel, considerato quello che sono stati capaci di fare i tedeschi nei campi di concentramento, sottovaluta la faccenda delle decapitazioni, che è solo l’inizio di un attacco alla nostra civiltà, America e Russa comprese. Siamo in beghe di condominio, mentre i musulmani ci vogliono sterminare.

Renzi poi non si accorge di nulla, intento com’è a sostituirsi a Berlusconi nel cuore degli italiani, benché sia sceso al 51 per cento. Ma sì, si mettano pure al centro i politici inetti: non ci sarà neppure bisogno di fare falò, si bruceranno da soli, perché non gli voterà nessuno. I cuori adesso sono infiammati per il leghista Salvini che impugna il forcone contro gli zingari ladri e vuole uscire dall’euro. Fassina gli copia l’idea ma la veste di ideologia: “superamento cooperativo dell’euro”, come se bastasse a ricompattare le sinistre estreme. Io mi terrei l’euro, perché altrimenti i tedeschi ci fregano nel cambio, ma minaccerei di uscire dall’Europa. Tanto l’Europa è un mito.

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