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Se Salvini scende al Sud

Dopo anni di invettive contro i meridionali, la Lega Nord sbarca del Mezzogiorno e Matteo Salvini ha la faccia tosta di negare il falso storico, morale, intellettuale e antropologico che da decenni il suo partito (non più movimento) cerca di legittimare. Ma Salvini dimostra di non conoscere intelligenza e rigore dei meridionali

Giovedì scorso Il Carroccio ha superato il Garigliano ed è quindi sbarcato nel Mezzogiorno. Così ha voluto Matteo Salvini, neo-leader della Lega Nord alla ricerca del colpo a effetto, sedotto dall’idea, “clamorosa”, di uno sfondamento nel Meridione.

Perfettamente in riga con un andazzo che in questo Paese dura da una ventina d’anni, e cioè da quando Silvio Berlusconi si dette alla politica, il personaggio ha subito “smentito” ciò che in realtà non poteva smentire. Con la faccia tosta di tanti i quali fanno oggigiorno politica in questo Paese, ha dichiarato che “noi non abbiamo mai attaccato i meridionali”. Ma se solo fino a poche lune fa, il capo leghista partecipava a cori anti-Meridione, a cori da trivio, a buffonate senza eguali nel resto del mondo… Tronfio, alterato, protervo, metteva “in guardia”: ‘sentite il puzzo?? Arrivano i napoletani”…! Ora, invece, mostra una tale improntitudine da venirci a dire che la Lega Nord non ha mai trattato male le genti della Bass’Italia. Ma se non fa altro da almeno un quarto di secolo! Se da così tanti anni alimenta uno dei peggiori luoghi comuni della nostra Storia, quello del “terrone” pigro, apatico, truffaldino. Se fino dalla sua nascita la Lega ha preteso di legittimare il falso storico, morale, intellettuale, antropologico secondo cui in Alt’Italia vivono e lavorano persone di specchiata onestà, italiani ligi alle leggi, italiani fedeli al culto del lavoro mentre nel Mezzogiorno non troviamo che criminali, lestofanti, parassiti…!

Salvini dimostra di non conoscere i meridionali. Salvini ignora l’intelligenza, il rigore, la competenza che accompagnano la vita di un incalcolabile numero di siciliani, calabresi, lucani, pugliesi, campani, abruzzesi e molisani. Non sa che il meridionale brilla sia nella sintesi che nell’analisi. Non conosce l’umanità di napoletani, baresi, palermitani, cosentini. Lui è nato e cresciuto a Milano. Vive a Milano.

Un tempo della sua città si diceva, con giustificata ammirazione, con simpatia: “Milan col coeur in man”! Così era. I milanesi rappresentavano un ceppo di generosi, donne e uomini pronti a soccorrere coi fatti più che con le parole chi d’aiuto aveva bisogno, disperato bisogno. Ma Milan ce l’ha tuttora il “coeur in man”? Nossignori. “Quella Milano” se n’è andata. E’ sparita. Quasi nulla di sé ha lasciato. Questo, per ammissione stessa di numerosi meneghini di nostra conoscenza. S’è ubriacata di neoliberismo, all’antica concretezza tuttavia legata a luminosi principi morali, ha voluto sostituire lo sfarzo, l’ostentazione dell’opulenza; la mistificazione, la doppiezza; la forma senza più sostanza e un individualismo cialtrone, gaglioffo, mendace, nel quadro di una sempre più accentuata povertà intellettuale la quale affiora anche nel modo di parlare di numerosi settentrionali, lombardi in particolar modo. Facciamo un solo esempio. Può capitare di sentire un milanese o un bresciano dire “a Napoli ci sono andato nel 1960”. ‘Ci sono andato nel 1960’…?? Ci andai nel 1960! E’ lontano l’anno delle Olimpiadi di Roma, parecchio lontano. Qui ci vuole il passato remoto!

I meridionali “arretrati” e “incivili”?? Ma il leader del Carroccio sa dell’attenzione che napoletani, siciliani, lucani prestano alle sfumature? Conosce il senso della misura di cui sono provvisti tanti meridionali? Ha mai trascorso quattro o cinque ore in uno scompartimento ferroviario in compagnia d’un napoletano o d’un siciliano o d’un catanzarese e ha avuto modo di apprezzarne l’intelligenza vivace, l’interesse umano e intellettuale verso il compagno di viaggio nato al di là degli Appennini? Ha avuto modo di notarne il sano spirito critico, la vera indipendenza di pensiero; la cortesia ben più ricca, ben più eloquente e profonda di quella indicata dalla sola etichetta?? Ha mai pranzato in una trattoria di Campobasso o di Grottaglie, di Salerno o di Potenza? Ha mai fatto la conoscenza dell’ospitalità meridionale, che solo etichetta appunto non è??

Conosce la Storia d’Italia? Ci sa dire dove sono nati Vico e Campanella? Che cosa sa di Benedetto Croce e di Giovanni Gentile filosofi, il primo abruzzese, il secondo siciliano? Che gli dice il nome Majorana, Ettore Majorana…? E Pirandello?? Pirandello chi sarebbe? Un acrobata fra i più stupefacenti? Un noto disegnatore di fumetti? Uno strabiliante attore comico? Ci dica Matteo Salvini, ci dica. E Francesco Crispi? Un ingegnere automobilistico, forse…? Un regista del Cinema? Ci parli degli ufficiali Morelli e Silvati della guarnigione di Nola… O dei Fasci Siciliani.

Ora, quindi, Salvini scende nel Mezzogiorno. Dopo aver inveito ai meridionali, dopo aver insultato i meridionali, dopo aver diffamato i meridionali in atteggiamenti a dir poco scomposti, in chiassate da porre in imbarazzo ogni italiano decente, lui adesso ne cerca l’appoggio… Il calcolo elettoralistico è sempre in agguato, sia che esso venga da destra o da sinistra. Viene “anche” dalla Lega, che movimento più non è, ammesso che lo fosse stato una venticinquina di anni fa. Ora è un partito, “un altro” partito che vorrebbe farci credere di operare per il bene del Paese…

Non diano quindi credito al Salvini i nostri connazionali che vivono a sud del Garigliano. Gli concedano udienza, questo sì, nel loro stile plurisecolare; poiché udienza è lecito accordare. Lascino che in loro presenza il capo leghista parli, magari straparli, ceda alla tentazione di gettar fumo negli occhi; si presenti come il paladino “anche” delle popolazioni del Mezzogiorno. E poi smettano d’ascoltarlo poiché il suo partito nulla ha da insegnare, nulla ha da indicare. Punto e basta.

 

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