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Il prossimo Presidente della Repubblica dovrà rappresentare “tutti” gli italiani

Veduta panoramica del Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica italiana

Veduta panoramica del Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica italiana

L'inquilino del Quirinale sarà scelto all’interno di una sottile e ancora una volta delicata trattativa fra le maggiori forze politiche del Paese. Ma quando Giorgio Napolitano lascerà il Colle e il Parlamento si riunirà per decidere il prossimo Presidente della Repubblica, quest’ultimo abbia la profonda consapevolezza di essere, davvero, il “Presidente di tutti gli italiani”, compresi i quattro milioni e mezzo di cittadini all'estero

 

Il conto alla rovescia è cominciato. Le dimissioni del Presidente Giorgio Napolitano potrebbero arrivare prima di quel che si pensasse in un primo momento (fine gennaio), addirittura nella prima metà del mese. Insieme con il conto alla rovescia, sono cominciati i “giochi”: il toto-Presidente impazza sui giornali italiani, e non passa giorno senza che emerga una nuova candidatura o ne tramonti una. Come è prassi, i primi nomi che vengono gettati in pasto alla stampa sono quelli “da bruciare”, cioè quelli che col passare delle settimane vedono diminuire le loro possibilità di salire al Quirinale. 

Ma al di là di quanto riportano i giornali, al di là delle interviste agli esponenti politici e soprattutto al di là della “conta numerica” (Renzi può imporre un suo candidato? Chi lo sostiene? Se viene meno l’appoggio di Berlusconi potrà contare sull’appoggio di Grillo?), la questione è estremamente complessa e nulla di quando avviene a livello politico traspare davvero sulle pagine dei giornali. L’elezione del Presidente della Repubblica è sempre uno dei momenti più delicati della vita di un Paese. L’elezione di “questo” Presidente della Repubblica sarà il più delicato momento di tutti, perché la successione a Napolitano è una successione complicata dall’anomalia della sua rielezione.

Per sette anni + tre (?) Giorgio Napolitano ha retto con mano ferma il Paese ed è uscito indenne dalle tempeste che hanno squassato l’Italia, mantenendo ben saldo il timone della nave. Non è questo il luogo né il momento (né tantomeno è mia intenzione) trarre un giudizio di questi lunghi anni di “regno”, così come molti lo hanno definito. L’era Napolitano, che ora s’appresta a tramontare, ha visto comunque momenti anche discutibili, che meritano oggi e meriteranno ancor più domani un approfondimento serio e circostanziato. L’ombra dell’inchiesta giudiziaria sul repentino cambio al vertice del Governo (via Berlusconi, dentro Monti sull’onda del ricatto dello spread) è ancora tutta da diradare per capire se effettivamente quella minaccia dei “mercati” che avrebbe imposto al Capo dello Stato la difficile scelta di costringere Berlusconi a farsi indietro era una minaccia reale o meno. Alcuni magistrati ritengono che quella minaccia non esistesse e che l’avvento di Mario Monti a Palazzo Chigi sia stato invece pianificato dallo stesso Napolitano per “far fuori” l’uomo che per vent’anni ha fatto saltare il banco di pressocché tutte le elezioni.  Inutile qui aggiungere che l’arrivo stesso di Matteo Renzi secondo alcuni è nato all’interno di una forzatura delle regole costituzionali. La situazione di oggi è quella che è: se poi ci saranno chiarimenti su ciò che avvenne, ne terremo debitamente conto.

Il Quirinale, dunque. Il cui inquilino non può che essere scelto all’interno di una sottile, importante e ancora una volta delicata trattativa fra le maggiori forze politiche del Paese. Il famoso “patto del Nazareno” tra Renzi e Berlusconi comprende al suo interno anche questa scelta? Probabile, ma in questa sede ininfluente. Quel che qui oggi, mi preme ricordare a noi tutti prima ancora che a chi quella trattativa manda avanti con la dovuta circospezione e cautela, che quando Napolitano lascerà il Colle e il Parlamento si riunirà per deciderne il suo successore, quest’ultimo abbia la profonda consapevolezza di essere, davvero, il “Presidente di tutti gli italiani”. Il che non  significa che Napolitano non lo sia stato. Non spetta a me giudicare. So solo che l’espressione “tutti gli italiani” è spesso utilizzata con la colpevole e consapevole dimenticanza di una parte importantissima. Tutti gli italiani significa qualcosa di ben preciso. Gli italiani sono tutti coloro che abitano i confini di questo nostro Paese e che ogni giorno ne condividono le sorti, quelle buone e quelle cattive. Parliamo di 59 milioni e 830mila italiani (dato del 2013). O no? Non è invece che gli italiani che quel nuovo Presidente dovrà rappresentare sono assai di più? Chi si ricorda, in questi momenti, di quei 4 milioni e mezzo di connazionali che per vari motivi si sono trasferiti all’estero? Forse costoro italiani non sono e non debbono essere meritatamente rappresentati?

Mi si risponderà che tale dimenticanza non esiste e che ogni elezione politica prevede, per via costituzionale, che anche gli italiani residenti all’estero abbiamo diritto di voce e dunque di voto. Ma non è questo il punto. Quei quattro milioni e mezzo di italiani, nel dibattito che si farà sempre più frenetico, polemico, acceso e violento col passare delle settimane per l’elezione del Capo dello Stato, invece voce non hanno. Vero: i loro rappresentanti, regolarmente eletti nel Parlamento, voteranno come tutti gli altri. Ma non è questo il punto. Gli accordi politici che porteranno alla individuazione del nuovo inquilino del Quirinale saranno accordi decisi nelle stanze romane, frutto di difficilissimi equilibri e di altrettanto difficili “scambi” politici fra una forza politica e l’altra. Un gioco sottile e importante che certamente, non lo dubitiamo, saprà dare i suoi frutti, seppure all’interno di una inevitabile dimensione di compromessi (che è pur sempre l’arte profonda della politica). 

Noi, sommessamente, ci inseriamo ai margini di una questione assai più grande di noi e delle nostre competenze. Ma ci inseriamo con tutta la forza e la serietà di cui siamo capaci. Ci inseriamo per ricordare, e non sommessamente, che il nuovo Presidente della Repubblica italiana sia davvero “il Presidente di tutti gli italiani”. Anche di quelli a cui nessuno pensa mai. Che sono invece tutti coloro  che tengono alta, nel mondo, la nostra bandiera. Perché noi siamo debitori a quei quattro milioni e mezzo di italiani del nostro nome, della nostra cultura, del nostro successo nel mondo. Sono loro il vero e unico “made in Italy” che da secoli consente al nostro Paese  di essere orgoglioso di sé. L’orgoglio di essere italiani è qualcosa che troppo spesso si avverte, intimamente, solo quando si è “fuori dall’Italia”: loro, i nostri connazionali all’estero, sono orgogliosi di essere italiani. E questo Paese (e il suo nuovo, prossimo Presidente) non dovrà scordarselo mai.


Pessina*Vittorio Pessina, Senatore della Repubblica, è il Responsabile degli Italiani all'Estero per Forza Italia
 

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