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Il Presidente della Repubblica arriva col “divorzio all’italiana”?

di Elisabetta De Dominis
Berlusconi, Renzi e Mattarella nella composizione di www.dagospia.com

Berlusconi, Renzi e Mattarella nella composizione di www.dagospia.com

Matteo Renzi è figlio della vecchia democrazia cristiana. Sta tradendo Silvio Berlusconi per l'elezione del Presidente della Repubblica, con un classico "divorzio all’italiana:" tradisce la moglie, tradisce l’amante, torna dalla moglie. Il Presidente deve essere un burattino e non parlare. Romano Prodi non va bene perché parla benché nessuno lo capisca. Sergio Mattarella è il pater familias giusto

 

Renzi si è accorto che il suo amante potrebbe essere suo nonno e così è tornato al suo primo amore. E’ stata un’unione  di comodo che gli ha salvato il posto una decina di volte e gli ha permesso di partorire l’Italicum, anche se c’è già chi dice sia un porcellinum. Piegato da Bersani e compagni, ha negato di aver mai promesso eterno amore al Cavaliere, ma di averlo ingannato per la causa. Renzi, l’abbiamo sempre scritto, è figlio della vecchia democrazia cristiana, anche se illegittimo, essendo un cattocomunista. 

Berlusconi aveva pensato di farne il suo erede e se lo voleva addirittura sposare, come quei vecchi che impalmano qualche bella figlia dell’Est. Invece è stato tradito prima ancora di riuscire a consumare: ha dato, dato, dato e poi ha preso un calcio nel sedere. 

Divorzio all’italiana: tradisce la moglie, tradisce l’amante, torna dalla moglie. Pinocchio a questo punto si sente orfano e cerca inconsciamente un padre serio. Tuttavia deve essere un burattino e non parlare. Prodi non va bene perché parla benché nessuno capisca quello che dice. Mattarella è il pater familias giusto. Infatti si parla più della sua famiglia che di lui che non parla mai. Il suo curriculum è allargato alla morte del fratello Piersanti per mano della mafia, al padre Bernardo, democristiano impegnato nell’Azione cattolica in Sicilia, al nume tutelare della casa Aldo Moro. Questo giudizio sul candidato a presidente della Repubblica mi conforta: potrei anch’io diventare un domani presidente visto che posso vantare un antenato che ha combattuto a Lepanto contro i turchi. Sempre che prima gli infedeli non mettano a ferro e fuoco il nostro Paese. Intanto si stanno esercitando in patria: hanno raso al suolo le mura dell’antica Ninive, perché nulla può essere esistito prima di Maometto. L’ha riportato in prima pagina Il Giornale di venerdì, ma non il maggior quotidiano italiano, Il Corriere della Sera, troppo impegnato in fantapolitica italiana a breve raggio su chi sarà il nuovo presidente del Paese. 

Forse mentre mi leggete saprete già qual è il nuovo presidente d’Italia. Forse sarà stato eletto Mattarella che ha il phisique du role del presidente democristiano da sessant’anni a questa parte. Abbiamo accettato un rottamatore come Renzi perché nulla cambi? Ma il risultato è poca cosa in confronto allo stile adottato dal presidente del Consiglio: l’inaffidabilità, l’arroganza, la spregiudicatezza che ha dimostrato nell’affaire Mattarella hanno lasciato senza fiato perfino Berlusconi. Questo è l’esempio che Renzi dà agli italiani? Ci rappresenta? Se sì, non possiamo lamentarci della considerazione in cui ci tengono gli altri Paesi. Ed è pure grossolano nella sua convinzione che agli italiani vada bene così. Lo stile non abita in Italia. E’ solo una invenzione degli stilisti italiani. Lo stile alberga nel senso del limite, della misura che raccomandava il poeta latino Orazio, e che i miei insegnanti di liceo non si stancavano di ripetere: lì c’è il modo di condursi di una persona che, debordando, mostra tutta la sua mediocrità, la sua superbia e quindi la mancanza di rispetto verso gli altri. 

Riflettiamo sulle parole di Orazio: “Est modus in rebus: sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum”, ossia: vi è una misura nelle cose, vi sono determinati confini, al di là e al di qua dei quali non può esservi il giusto.

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