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Mattarella, figlio di una storia che si riscatta

La storia dei Mattarella deve far parte dell'analisi del nuovo presidente della Repubblica italiana. Con le dovute differenze, azzardiamo un paragone con i Kennedy: Sergio, fratello giovane di Piersanti, presidente della Regione Sicilia ucciso dalla mafia, come Robert, fratello giovane di John, presidente degli Stati Uniti ucciso dalla mafia. Entrambi con un padre importante e con tante ombre

Sergio Mattarella, siciliano di Palermo classe 1941, è il nuovo Presidente della Repubblica. È quindi la prima volta di un siciliano al Quirinale. Mattarella è stato eletto al quarto scrutinio con 665 voti. Al raggiungimento del quorum necessario – 505 voti – è scoppiato in aula un lungo applauso. Tutti i parlamentari si sono alzati in piedi, tranne quelli di Lega e di M5S. 

È stato eletto un uomo politico ex DC, che a cavallo della Prima e della mai nata Seconda Repubblica, ha avuto incarichi di primo piano nei governi Goria-De Mita, Andreotti, Prodi, D'Alema, Amato. Ministro più volte, pur essendo stato sostenitore della discesa in campo di Romano Prodi, poi Mattarella diventò il vicepremier di quel governo D'Alema che sostituì con un manovra parlamentare quello del professore di Bologna. Mattarella era anche il ministro della Difesa proprio nel momento delicatissimo della guerra della NATO nei Balcani, che ancora viene indicata come causa principale della sostituzione di Prodi con D'Alema. Infine Mattarella diventa nel 2011 giudice della Corte Costituzionale, carica che ha ricoperto fino alla sua elezione di sabato.

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Mattarella in vista alle Fosse Ardeatine

Quando la presidente della Camera Boldrini si è recata dal neo eletto per comunicare ufficialmente la sua elezione a capo dello Stato, Sergio Mattarella è stato di poche ma essenziali parole: "Il mio pensiero va alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini". Subito dopo Mattarella si è recato a far visita alle Fosse Ardeatine. Un primo atto simbolico, che possiamo interpretare come desiderio di sottolineare il suo stretto legame con i valori della Repubblica e della sua costituzione, nata dall'antifascismo. Mattarella giurerà martedì e quel giorno terrà anche il discorso in Parlamento. 

L'elezione di Mattarella è stata subito giudicata nelle prime analisi della stampa italiana e degli interventi politici come una grande vittoria del premier Matteo Renzi e una clamorosa sconfitta del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. Renzi, ha fatto subito questa dichiarazione: "Non abbiamo eletto alla presidenza della Repubblica un nostro supporter ma un arbitro. Se Mattarella dirà dei sì e dei no lo farà sulla base delle sue convinzioni e della Carta costituzionale. Non saranno sì e no ai partiti ma nell’interesse dell’Italia". Renzi ha avuto poi anche un messaggio per lo "sconfitto" Berlusconi: "Le riforme andranno avanti comunque ma io scommetto anche con l’apporto di FI perché non sono riforme per il PD o per FI, ma sono riforme per il paese". 

Ha vinto veramente Renzi? Certamente alla fine il premier è riuscito a far eleggere colui che non era tra i papabili che avrebbero invece potuto compiacere Berlusconi. Le cronache ci dicono che il Cavaliere, che, ricordiamo, non potrebbe neanche essere eletto ad un carica per via della sua condanna definitiva per evasione fiscale, non si fidasse di Mattarella e avrebbe preferito Giuliano Amato. Renzi non ha desistito e con la proposta del giudice della Consulta è riuscito anche a riunificare il suo PD che ha votato compatto per Mattarella. Oggi ha vinto Renzi, ma un domani potrebbe anche pentirsi di aver scelto un costituzionalista alla più alta carica dello stato. Infatti la sua nuova legge elettorale, l'italicum, voluta da Renzi con l'appoggio finora anche di Berlusconi, sposta molti poteri verso l'esecutivo, con una elezione praticamente diretta del premier. Ma al capo dello Stato rimangono tuttora forti poteri, come la prerogativa di scioglimento delle Camere in caso di mancanza di fiducia del governo da parte del Parlamento. 

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Un’immagine dell’arrivo di Sergio Mattarella sul luogo dell’omicidio del fratello Piersanti

È stato notato subito che Mattarella è il primo siciliano che giunge al Quirinale, ma forse non tutti hanno pure notato che oltre alla prima carica, anche la seconda carica dello Stato è di Palermo. Il presidente del Senato Pietro Grasso ha telefonato al neoletto Mattarella dicendogli: "Ne sono certo: sarai un grande Presidente!'". I due si conosco e da tempo. Il giorno dell’assassinio del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, ucciso dalla mafia il 6 gennaio 1980, il fratello Sergio fu il primo ad arrivare sul luogo dell’agguato: cercò di tirare fuori il fratello ancora agonizzante dall’auto stringendolo tra le sue braccia prima che morisse. Il sostituto procuratore che accorse contemporaneamente in Via Libertà, luogo dell'agguato al centro di Palermo, era Pietro Grasso. Oggi i due, legati da quella tragedia che colpì la famiglia Mattarella e poi determinò il destino politico di Sergio, occupano la prima e la seconda carica dello Stato. La storia in comune che diventa un destino.

La storia dei Mattarella deve far parte dell' analisi del nuovo presidente della Repubblica italiana.  Con le dovute differenze, ci azzardiamo a vedere nell'elezione di Sergio Mattarella alla presidenza  un evento straordinario, paragonabile a uno scenario in cui, negli Stati Uniti, Robert Kennedy fosse riuscito ad entrare alla Casa Bianca da presidente dopo l'assassinio di JFK. Sergio, fratello giovane di Piersanti, presidente della Regione Sicilia ucciso dalla mafia (ma mandata da chi?), come Robert, fratello giovane di John,  presidente degli Stati Uniti ucciso dalla mafia (coperta da chi?). Entrambi con un padre importante e allo stesso tempo con tante ombre: Joseph Kennedy e Bernardo Mattarella. Ecco, ovviamente i paralleli sulla famiglia finiscono qui, perché la storia del padre di Sergio, Bernardo, non ha nulla a che vedere con  quella del miliardario Joseph Kennedy, ambasciatore di Roosevelt a Londra che si schierò per l'appeasement ai nazisti e soprattutto uomo che ingigantì il suo già cospicuo patrimonio commerciando illegalmente in whiskey durante il proibizionismo mettendosi in affari con la mafia. 

Bernando Mattarella, che ricordiamo non fu mai condannato da alcun tribunale ma riuscì a far condannare per calunnia chi lo accusava, come capitò al sociologo antimafia Danilo Dolci,  dovette comunque convivere con i compromessi che un politico siciliano della Democrazia Cristiana del dopoguerra doveva accettare per poter far politica nel partito al governo.

Bernardo di Castellammare del Golfo non fu mafioso, ci dicono le sentenze. Ma con la mafia "strumento di governo locale" dovette pur convivere, altrimenti, ci spiace dirlo, Bernardo Mattarella o non sarebbe sopravvissuto o, in quei terribili anni, non sarebbe arrivato al potere. C'è chi lo accusò addirittura di terribili nefandezze (la strage di Portella della Ginestra, tra tutte). Come ha ben scritto su questo giornale Giulio Ambrosetti, anche se fosse accaduto quell'incontro con Salvatore Giuliano, si deve poi dimostrare che fu veramente il bandito di Montelepre a sparare ai contadini comunisti riuniti il primo maggio del 1947 dopo la vittoria del Fronte del popolo alle prime elezioni regionali che furono anche le prime elezioni politiche dell'Italia del dopoguerra. Quella prima strage della Repubblica,  per molti rimane una trappola mafiosa al servizio della guerra fredda.

Sicuramente Bernardo dovette comunque nuotare nel mare infestato di pescecani per lo più democristiani che per  contenere il comunismo durante la Guerra Fredda, ritennero la mafia minore dei mali. Questa è storia, fare finta che non esista secondo noi lascerebbe intatte le ombre sulla famiglia Mattarella, che invece nei figli Piersanti e poi Sergio seppe uscire, a costo del sacrificio estremo, da quelle acque torbide della politica siciliana. Per questo Piersanti, fratello maggiore di Sergio, figlio di Bernardo, muore nel 1980, una mattina di Pasqua: perché tentò di far politica da presidente della Regione rompendo col passato, andando contro certi affari e connivenze della DC con la mafia. 

Questi pezzi di storia li ricordiamo non per far  torto a Sergio Mattarella, nuovo presidente di cui, da italiani e siciliani, siamo già orgogliosi che ci rappresenti. È  semmai proprio il superamento di questa storia a permettere oggi a questo accademico cattolico, che ha reputazione di un uomo serio e per bene, di arrivare alla Presidenza della Repubblica. Così chi scrive, da siciliano e italiano all'estero, saluta la sua elezione con orgoglio e speranza. Perché Mattarella soprattutto è un costituzionalista, che arriva dal lavoro svolto con precisione alla Corte Costituzionale, e che la Costituzione la insegnava già prima all'università. Quindi, crediamo e speriamo, sarà un presidente pignolo. Lo speriamo per il riscatto completo della storia dei Mattarella, e soprattuto per il futuro degli italiani. 

 

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