Cerca

PoliticaPolitica

Questi carrieristi della politica, cosa potranno fare di quell’Aula?

Nella rissa in Parlamento durante il dibattito sulle riforme istituzionali s’è notato un che di sordido, di ben poco audace, di ben poco limpido che ha riproposto tutte le miserie della politica nazionale, le miserie morali di chi arpiona la politica in ossequio a un’ambizione malsana

 

Riforme costituzionali di scena in queste ore al Parlamento della Repubblica Italiana. Qualche cronista parla di “bagarre”… Ma dire “bagarre”, è dir poco. Chiamiamola, piuttosto, indecenza, tanto per parlar chiaro, tanto per onorare i lettori che dalla Voce di New York s’aspettano, e ottengono, un’onestà intellettuale non proprio riscontrabile in altre testate. Umberto Eco “docet”…

“Corpo a corpo” sugli scranni fra parlamentari del Pd e parlamentari del Sel… Non si creda però che si sia trattato d’un pugilato schietto e leale, no. S’è notato un che di sordido, di ben poco audace, di ben poco limpido nel confronto che ha riproposto tutte le miserie della politica nazionale, le miserie morali di chi arpiona la politica in ossequio a un’ambizione malsana, l’ambizione stimolata da mammà, da papi, dalla zia… E anche le miserie del M5S, che dalla lotta elettorale fra Grillo e Renzi dello scorso anno mostra la paura di avere… coraggio. 

Non addentriamoci nel tecnicismo delle proposte parlamentari. Per paradossale che possa sembrare, se vi ci addentrassimo in sede di commento, praticheremmo un disservizio nei riguardi dei nostri lettori. Oltretutto sul caravanserraglio che è la politica italiana da oltre vent’anni, gli orientamenti, gli umori, gli “accordi”, le “intese” fluttuano a gran ritmo fra proclami velleitari, abbracci forzati, sorrisi e gesti da Bar Marisa, da Caffè del Porto: quel che si afferma adesso, lo si smentisce mezz’ora dopo, la stretta di mano più nulla conta, due nemici “irriducibili” di colpo fraternizzano, l’uno si complimenta con l’altro; entrambi si fanno fotografare con aria grottescamente euforica. Come altri, simili a loro, magari ci vengono a dire che “la politica è l’arte del compromesso". Troppo comodo venire a dirci che la politica è l’arte del compromesso: è com. odo, è facile, nel caso italiano è la “travesty” della politica, è l’inganno perpetrato ai danni del cittadini, è la solita, nauseante menzogna. Poi nei “quartieri alti” ci si lamenta, sdegnati, allibiti, dell’avanzata dell’anti-politica… Sfido che avanza l’anti-politica! Avanza, eccome, grazie a “questa” plètora di ‘rappresentanti del popolo’… Ma neanche da questo esce nulla di buono: oggi avrebbe ragione Monseigneur de la Motte, il comandante dei cavalieri francesi che alla vigilia della Disfida di Barletta contro Ettore Fieramosca e i suoi, dichiarò: “Gli Italiani non si battono, non vogliono battersi”.

E’ la “fiera” dell’invettiva, dell’insinuazione, della pretestuosità, della tonitruanza, della protervia, ma nulla in realtà cambia, nulla: l’Italia è stata mummificata. Gli illusionisti, i prestigiatori dell’”arte del compromesso” hanno quindi un futuro garantito, non glielo minaccia nessuno, non glielo tocca nessuno. Nel frattempo l’Italia scivola, si sfalda, si sgretola: giovedì scorso una neonata è morta perché respinta da tre ospedali… Massiccio il coro di riprovazione, massicce le “solenni condoglianze” ai familiari della piccinina che altrove probabilmente sarebbe stata salvata. Ma cambierà qualcosa? Scordatevelo.

Nella “”bagarre”” non poteva certo mancare il Partito Democratico e quindi non poteva mancare il suo ‘risoluto’, ‘volitivo’ leader Matteo Renzi. Accusato dai grillini di metodi “mussoliniani”, metodi “fascisti”. Il M5S ore fa se n’è uscito con un fotomontaggio che in realtà non suscita nessuna ilarità: Mussolini col simbolo del Pd appuntato sull’uniforme di capo della Milizia. Di questo si macchierebbe quindi il Pd. Si macchierebbe di totalitarismo, autoritarismo; di ostinate, infrangibili chiusure.  L’ha ricordato anche il vice-presidente del Senato, Giachetti: “Al tempo del Fascismo non si poteva parlare”! Ma che ‘illuminazione’! Quale inattaccabile verità…

D’accordo: il 3 gennaio 1925, sull’onda del delitto Matteotti, e col patrocinio del Re d’Italia, Mussolini, Presidente del Consiglio dall’ottobre di tre anni prima, introdusse nel nostro Paese la dittatura. Sotto il regime fascista, dopo le elezioni generali del 1924, non si sarebbero più svolte consultazioni popolari: gli Italiani non sarebbero stati più invitati a esprimersi alle urne. Ma  a questi individui per i quali pontificare sul Fascismo è occupazione quotidiana, va ricordato che nell’àmbito del Fascismo il dibattito era continuo, incessante, aspro, condotto da alcuni con indubbia originalità di pensiero, con pensiero inconfutabilmente novecentesco. Vi si formarono Ingrao, Moro, Fanfani, Bucciarelli Ducci, Bilenchi, Vittorini, Pratolini, Pavese, Rossellini, Vianello, Tognazzi, Salce, Ferreri, Walter Chiari, Lia Zoppelli, Lina Volonghi e altri ancora.

Oggi quale originalità di pensiero ci offrono i carrieristi della politica italiana?

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter