Cerca

PoliticaPolitica

La magistratura e il regno della palude paludata

La figura del magistrato nel dipinto del pittore inglese William Hogarth (1750)

La figura del magistrato nel dipinto del pittore inglese William Hogarth (1750)

Nei casi Bruti Liberati e Robledo è sconfortante la generale indifferenza con cui si assiste allo scempio della più elementare idea di Giustizia proprio ad opera di chi ne dovrebbe garantire la più stretta osservanza. Sin dai tempi di Falcone giubilato dal CSM, il punto è: quis custodiet custodes? 

 

Tre giorni fa il CSM ha disposto il trasferimento del Dott. Alfredo Robledo, da Milano, dov’era Procuratore Aggiunto, a Torino, dove sarà “semplice” giudice. Si consideri che si tratta di una sanzione. Sicchè per un pubblico ministero, che accusa, il giudicare (cioè valutare equanimemente) può essere formalmente considerata una punizione. Tanto per saperlo. 

L’ordinanza disciplinare ha esaminato alcuni fatti, incontroversi, tutti imperniati su rapporti privilegiati intessuti con l’Avv. Domenico Aiello, difensore di area Lega Nord.

In particolare lo tenne informato (telefonata del 18 dicembre 2012, ore 19:32.) su un’indagine per rimborsi elettorali, quando era ancora ai suoi primi vagiti. A ridosso d’una riunione in procura, Robledo ne comunica ad Aiello gli esiti riservati: quali erano gli indizi, quali sarebbero stati gli indagati e gli sviluppi allo studio, cioè l’estensione del procedimento penale anche a PD, Italia dei Valori e Partito dei Pensionati. Infatti l’avvocato, a giro di posta, comunica: “…Su di noi, pare ci sia una impiegata gola profonda…” e, preoccupato per i destini politici della Lega, tuttavia si sente rassicurato per il confidato coinvolgimento degli altri partiti, aggiungendo: “siccome è una persona che ha un rapporto con me stretto e di fiducia mi ha detto: ‘Domenico te lo garantisco, su questo ci puoi spendere la tua credibilità”. Quando le notizie anticipate diverranno di pubblico dominio e, perciò, risulteranno veritiere, all’entusiasmo dell’avvocato che in un SMS (29 gennaio, ore 18:24) scrive: “uomo di parola, poi grande magistrato”, l’altro risponde (ore 22:22): “Caro avvocato, promissio boni viri est obligatio”. Boni  viri, cioè di uomo virtuoso; obligatio, cioè dovere. Sintesi: nobile impegno che è un onore rispettare. Però.

Nel frattempo, poichè pendevano fra il magistrato e l’ex Sindaco di Milano, Gabriele Albertini, alcune cause civili ed anche una penale (la toga, persona offesa, Albertini, indagato), Robledo, agli inizi del successivo Febbraio 2013, chiede, a sua volta, ad Aiello un interessamento: si era saputo che Albertini, parlamentare europeo, aveva chiesto che gli si riconoscesse l’immunità proprio in quei procedimenti e che, per questo, aveva depositato a Strasburgo documenti a sostegno. Aiello ne parla al telefono con l’On. Roberto Maroni (1 Febbraio, ore 15:36): bisogna procurarsi quei documenti, perchè, questa cosa “serve come piacere alla persona [Robledo] che ti ho nominato ieri”. Poi parla anche con l’On. Matteo Salvini, e con l’On. Speroni, precisando a quest’ultimo, incaricato del prelievo, che “Bobo poi ti dirà a chi interessa”. Il 6 Febbraio, ottenuti i documenti, Robledo così commenta ad Aiello: “…se riusciamo a leggerla riservatamente siamo a cavallo! Grazie tantissime mio caro…lei è un aiuto prezioso”.

E vari altri e incuranti personalismi che sono valsi la sanzione, cosiddetta: “la gravità della condotta”, esclude “che l’incolpato possa continuare a svolgere funzioni requirenti”, tanto più che “i fatti di rilevo disciplinare” hanno trovato nel ruolo di Pubblico Ministero “il necessario presupposto di verificazione”. Quindi, per punizione, come si diceva, faccia il giudice (Ordinanza del 10/02/2015). 

Questa improntitudine che presuppone (non a torto) l’altrui diffuso cretinismo non è, però, la peggiore. Perchè?

Perchè la vicenda Robledo-Aiello, nota da circa un anno e mezzo, è stata improvvisamente suscitata dal torpore in cui la si era fatta giacere solo per risolvere la più ampia vicenda Robledo-Bruti Liberati-Boccassini. Che brevemente riepilogo.

Robledo aveva rivelato (anche questi fatti sono incontroversi) che il Procuratore della Repubblica (Bruti Liberati) aveva assegnato alcuni fascicoli violando le regole sulla loro ripartizione. 

Da un lato, si era registrata la “deplorevole dimenticanza” (compunzione ma non ammissione di Bruti Liberati innanzi il CSM) con cui, di fatto, era stata avviata l’indagine sulla privatizzazione degli Aereoporti di Milano (coinvolte anche alcune scelte della Giunta Pisapia); dall’altro, si era denunciata l’assegnazione illegittima di due indagini, entrambe alla Boccassini: una, Ruby, con le note intensità accusatorie e le altrettanto note ricadute politiche, e un’altra, Expo, su cui Robledo aveva rifiutato il suo visto, perchè non aveva “condiviso l’impostazione” dell’inchiesta (parole-sfida di Bruti Liberati in conferenza-stampa). 

Questa battaglia clanica era molto più grave della già grave dimestichezza magistrato-avvocato: per tre ragioni. Prima: per la maggiore gravità dei reati contestati nei procedimenti assegnati in ritardo (Aereoporti) o assegnati illegittimamente (Expo); seconda: per gli effetti legati alla qualità delle persone coinvolte -Presidente del Consiglio allora in carica (Ruby), o all’impatto su un evento centrale nella politica nazionale (Expo); terza: per il profilo simbolico (sempre importantissimo nella c.d. Società dello Spettacolo), giacchè la guerra intestina coinvolgeva alcune figure (Procura di Milano e Sua Eroina) costruite come espressione di purezza, disinteresse civico e servizio alla Patria.

Non era, dunque, questione di grigia burocrazia, ma di viva politica. Ed infatti se ne occupa il CSM in c.d. Sessione Plenaria, una specie di Concilio Ecumenico, che tuttavia non provvede. Ma suggerisce. E’ il regno della palude paludata. A Giugno 2014, infatti, archivia (cioè non provvede), ma invia gli atti al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, per l’azione disciplinare, e alla Sottocommissione del CSM, per gli Uffici Direttivi (cioè suggerisce).  

L’effetto ineffabile di questo sovrapporsi fra procedimenti disciplinari e Gran Consiglio del Lassismo è che il CSM (Sottocommissione), nel punire Robledo in un procedimento disciplinare, non ha negato che le sue accuse mosse nell’altro fossero fondate. Ha semplicemente deciso di non occuparsene.

Ricordo, a compendio, di cosa il CSM ha deciso di non occuparsi. Disse, nel marzo 2010, Bruti Liberati a Robledo (Atti del CSM): “Ricordati che sei stato nominato aggiunto per un solo voto di scarto, e che questo è un voto di Magistratura Democratica [Bruti ne era presidente]. Avrei potuto dire a uno dei miei colleghi al CSM che Robledo mi rompeva i coglioni e di andare a fare la pipì al momento del voto, così sarebbe stata nominata la Gatto, che poi avremmo sbattuto all’esecuzione”. Bruti non ha negato. Ha riferito a Repubblica (Aprile 2014) che “stava scherzando”. Ma se lo può permettere.  

L’imbastimento di fercoli e l’ostensione delle icone vanno bene per il Santo Patrono; ma quando osservatori più o meno professionali si occupano di magistratura, se queste manifestazioni di pietà popolare prendono il posto del discernimento critico, allora scemano in infantilismo supertizioso.  O, peggio, in corsa in soccorso del vincitore. 

Esattamente quello che, dall’alba dei tempi, serve ad ogni tirannia per rimanere tirannia. E ai ruffiani per rimanere ruffiani.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter