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Hillary Clinton in cerca di “trasparenza” al Palazzo di Vetro

Hillary Clinton, mentre partecipa ad un evento sulle pari opportunità alle Nazioni Unite, tiene una conferenza stampa e torna a difendersi sulle email inviate col suo indirizzo personale quando era Segretario di Stato. Poi deve controbattere anche riguardo alle donazioni straniere alla Fondazione di famiglia

Le polemiche sull'uso di email personali e sulle donazioni relative alla Clinton Foundation, hanno seguito Hillary Clinton anche alla conferenza stampa di martedì al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite che l'ex first lady ha concesso dopo il suo intervento al dibattito sull'emancipazione femminile nel mondo.

Di fronte ad una vera e propria folla di giornalisti e fotografi, Hillary ha aperto il suo discorso ribadendo il suo impegno alla causa dei diritti e delle pari opportunità delle donne ma, dopo un breve accenno a questo argomento, ha subito cambiato binario offrendo un suo commento sull'episodio della lettera inviata dai senatori repubblicani al governo iraniano che, a suo giudizio, discredita gli sforzi del presidente Obama per giungere ad una trattativa sullo smantellamento del programma nucleare iraniano.

Ma anche questa digressione seppur su un tema di politica estera di grande attualità é stato molto breve ed é apparso subito chiaro a tutti che la Clinton avrebbe ricondotto il filo della conferenza stampa sulle recenti polemiche interne che hanno a che fare con il periodo i cui é stata alla guida del Dipartimento di Stato.

A questo proposto l'ex Segretario di Stato di Obama ha delineato la sua risposta alle polemiche in alcuni punti fondamentali: in primo luogo, la legalità di una decisione (quella di utilizzare il suo personale indirizzo email) dettata principalmente da ragioni di convenienza e che all'epoca non sembrava una questione di particolare importanza e che era stata già utilizzata dalla maggior parte dei suoi predecessori.

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Secondo, il fatto che la maggior parte dei suoi messaggi erano indirizzati ad altri funzionari di varie agenzie governative garantendone quindi un'immediata archiviazione sul sistema informatico del Dipartimento di Stato.  

Terzo, la consegna allo stesso Dipartimento di tutti i messaggi relativi alla sua funzione di Ministro (circa 55,000 pagine per un totale approssimativo di 30,000 emails) a seguito di una richiesta della stessa agenzia rivolta a lei e ad alcuni dei suoi predecessori.

E infine, la sua decisione di richiedere al Dipartimento di Stato di rendere questi stessi messaggi di pubblico dominio.

La spiegazione naturalmente lascia aperto uno spiraglio di dubbio sul fatto che Hilary Clinton abbia, alla fine, avuto la possibilità di esercitare un possibile veto censorio nel separare gli email personali da quelli pubblici da consegnare al governo ma, di fronte a questo dubbio avanzato dai giornalisti presenti, Hillary Clinton ha nuovamente chiamato in causa la normativa vigente che assegna ai singoli funzionari la responsabilità di decidere quali messaggi abbiano una rilevanza pubblica. Ancora una volta quindi, nulla di illegale.

Riguardo all'altra polemica sulle donazioni di governi stranieri alla fondazione di famiglia, la Clinton ha impostato la sua spiegazione solo in termini dell'apparente contraddizione tra gli obiettivi filantropici a favore della causa femminile e l'operato di molti governi donatori spiegando che, dal momento che gli obiettivi della fondazione stessa sono chiari a tutti, i vertici della Clinton Foundation non hanno visto nessuna contraddizione nell'accettare questi contributi.

Questa spiegazione tuttavia, soddisfa solo un aspetto della questione lasciando aperte invece le altre domande su queste stesse donazioni come potenziale mezzo di accesso politico ad un possibile, futuro presidente degli Stati Uniti.

Nel frattempo, la stessa conferenza stampa sulle polemiche che circondano la Clinton ne ha innescato un'altra interna alle Nazioni Unite. L'area riservata alle domande della stampa situata fuori all'aula del Consiglio di Sicurezza infatti era talmente colma di reporter che molti tra i giornalisti che avrebbero voluto accedere alla conferenza stampa sono rimasti esclusi a dispetto dell'accredito che avrebbe consentito loro di accedere alla zona della conferenza stampa. Il portavoce del Segretario Generale Stephan Dujarric quindi é stato puntualmente criticato dagli esponenti della stampa al briefing mattutino trovandosi, come Hillary Clinton il giorno prima, sulla "panca degli imputati".

 

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