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Indagato per turbativa d’asta, resta alla guida della Commissione Sanità del Parlamento siciliano

Pippo Digiacomo, deputato del Pd è sotto inchiesta. Ma per il suo partito e per i colleghi della commissione Sanità del Parlamento siciliano, a quanto pare, non c'è nessun problema...

Garantisti a fasi alterne. Così come a Roma il partito del Premier Matteo Renzi chiude un occhio sulle indagini che coinvolgono quattro dei suoi sottosegretari (mentre non esita a chiedere la testa di 'nemici' che non hanno nenanche ricevuto un avviso di garanzia), anche in Sicilia il Pd 'sorvola' sui suoi esponenti indagati. 

Resta, infatti, alla guida della commissione Sanità del Parlamento siciliano, e quanto pare con un sostegno trasversale, Pippo Digiacomo. Il parlamentare regionale del Partito democratico è ufficialmente indagato per turbativa d'asta. Nei giorni scorsi gli è stato recapitato un avviso di prosecuzioni delle indagini. 

L'inchiesta trae spunto da una gara di appalto di 120 milioni di euro bandita dall'Asp (Azienda sanitaria ospedaliera) di Palermo contro la quale il deputato del Pd si è scagliato, inviando gli atti in Procura e alla Corte dei Conti. Chiedeva, in buona sostanza, di rifare la gara, 

Il risultato è però che la magistratura sospetta pressioni indebite da parte sua, così come testimonia l'avviso di garanzia che gli ha recapitato. 

“Ho detto ai miei colleghi deputati – ha commentato Digiacomo – se ritenevano opportuno che io facessi un passo indietro. Ho ricevuto invece la massima solidarietà e, all'unanimità, la richiesta di restare al mio posto”.

Insomma, per il Pd siciliano e per i deputati della commissione Sanità, a quanto pare, l'inchiesta della magistratura è una cosuccia da niente…

Sull'opportunità che un indagato resti alla guida di un organismo così delicato come la commissione Sanità dell'Assemblea regionale siciliana (il Parlamento dell'Isola) si registra, infatti, il silenzio più assoluto. 

Sarebbe stato lo stesso se Digiacomo avesse avuto la tessera di un altro partito?

C'è da dire che la presa di posizione di Di Giacomo aveva suscita l'ira dello stesso Presidente della Regione, Rosario Crocetta che, quando è esploso il caso, la scorsa estate, lo aveva attaccato duramente:

"Digiacomo può affermare ciò che vuole, lo faccia pure, ma sapendo che non può chiedere gli atti come ha fatto in commissione Sanità su una gara in corso, dovendo garantire la libera concorrenza". 

"Il governo – ha sottolineato Crocetta – non si occupa di fatti che attengono all'autonomia  gestionale dei dirigenti e il direttore Candela ha fatto delle scelte la cui competenza gli appartiene per legge. C'è una violazione di legge? Non credo. Rappresenti a chi di dovere, ma non diffami e non interferisca  sul corso della gara, perché nel codice tale interferenza si chiama in un altro modo". 

Ovvero turbativa d'asta. 

Ma, tant'è. Indagato più, indagato meno, nel Parlamento siciliano si va avanti…

 

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