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La corruzione italiana e la Politica affacciata al perenne balcone

I recenti orientamenti del Governo Renzi in materia di corruzione sembrano più motivati da una debolezza pericolosamente demagogica che da una visione consapevole del proprio ruolo e dei propri doveri, specie di quelli impopolari e lontani da ogni facile presa  

“La corruzione è il male del Paese”, ha dichiarato la dott.ssa Anna Canepa, Segretario Generale di Magistratura Democratica, a margine del suo congresso, appena svoltosi a Reggio Calabria. “La corruzione spuzza” predica Papa Francesco. “Contro corruzione pene aumentate e prescrizione raddoppiata” assicura, con i suoi telegrammi digitali, il Presidente del Consiglio Renzi. Ci manca solo “Boia chi molla”, e poi potremmo andare tranquilli, solo in fiduciosa attesa che questa muta di parole catturi e annichilisca il Male. 

Solo che Tangentopoli, superata la fase dei cappi che sventolavano in Parlamento (Sen. della Lega Leoni Orsenigo); dell’ “arrendetevi, siete circondati” simpaticamente occhieggiante dalle T-shirt indossate in giro-giro-tondo anche dal Sen. Ignazio La Russa; delle monetine e del “Vuoi-pure queste/Bettino-vuoi-pure-queste?”, canticchiato dal popolo degli onesti (o qualcosa del genere) mentre sventolava banconote da mille lire; dicevo Tangentopoli, il Monte Sinai per ogni Terra Promessa libera dal Faraone-Corruzione, ebbe singolari e beffarde evoluzioni.

Per es., il Sen. Antonio Di Pietro finì in ginocchio dalla Gabanelli (Ottobre 2012) a balbettare sul fortunoso esito immobiliare di pluriennali rimborsi elettorali: maturati nell’Italia dei Valori, ormai ripulita sia dai vecchi Partiti dell’Assemblea Costituente che vollero l’adesione alla NATO, sia dall’art. 68 della Costituzione sulla tutela parlamentare dalle persecuzioni giudiziarie (c.d. immunità parlamentare), sia dal sistema elettorale proporzionale, senza del quale la Costituzione diviene una scatola vuota, pensata come fu su quel presupposto fondamentale; rimborsi per Di Pietro ascesi a varie decine di milioni (da 11 a 45, secondo, rispettivamente, le fonti ‘interpretative’ –Travaglio- o quelle più semplicemente ‘aritmetiche’ -Report- che, più in particolare, chiedeva spiegazione su 56 appartamenti). 

Il Dott. Gherardo Colombo, poi, nel 2013 ha dato alle stampe un grazioso e pensoso Il perdono responsabile. Perché il carcere non serve a nulla; e, prima, il Dott. Gerardo D’Ambrosio, buon’anima, il 23 Febbraio 1996, dopo che Bettino-vuoi-pure-queste era stato dichiarato latitante, riparando in Tunisia, a proposito del famoso discorso in Parlamento che gli valse le monetine della verità, volle riconoscere: “Fu un discorso onesto. Mi dissi: ‘Questo ha capito tutto’”. Avrebbe potuto aggiungere, il futuro Senatore del PDS, allora Coordinatore del Pool Mani Pulite, che quando venne pronunciato, quel discorso era stato acquisito come formale confessione e fatto confluire, direttamente, dal Parlamento al fascicolo del Pubblico Ministero. Ma non si può pretendere troppo.

Alzare la voce, sulla pena di morte, sullo Stato forte e su simili altre fascisterie, com’è ampiamente dimostrato, dunque non ha alcuna efficacia deterrente nè retributiva. Però serve alla propaganda. Così, anzichè svolgere, o anche semplicemente avviare un discorso serio ma pacato e, soprattutto meditato, ci si affaccia dal Balcone, dal perenne Balcone su cui finiscono tutte queste cialtronerie altisonanti. Andrebbe spiegato, e con chiarezza, che un sistema economico tende a monetizzare tutto: perciò se i controlli e i regolamenti tengono conto della realtà del fenomeno cui si riferiscono e ne favoriscono la crescita, ci sarà, certo, sempre qualcuno che tenterà una scorciatoia, un’agevolazione, ma, il complesso degli attori non avrà il gusto di sperperare il suo denaro. Ma, se anzichè “qualcuno”, non c’è invece movimento di denaro superiore ai mille euro, o stazione appaltante più complessa di un condominio che, stando al Pensiero e all’Azione Penale Dominante, non sveli, ad ogni latitudine, in ogni modo, la sua antisocialità (questo significa rilevo giuridico-penale), è evidente che è la Legge (il suo complesso, cioè) ad essere mal congegnata.

Se su un’autostrada, per un chilometro, o due, o anche tre, il limite è di 40 Km/h, può andar bene; vuol dire che questa limitazione serve a migliorare la struttura stradale in vista di un ritorno all’alta velocità; così, se il conducente eccede il limite, la sanzione è sensata: la limitazione del singolo è giustificata dal beneficio collettivo. Ma se si chiede per l’intero tratto di procedere in seconda, allora non è più un limite limitato imposto al singolo in vista del beneficio comune; ma è un limite illimitato che carica il singolo dell’inadeguatezza sopravvenuta della struttura; così, quando inevitabilmente, non alcuni, ma tutti i conducenti prendono a violare quel limite, e tutti “finiscono in contravvenzione”, è evidente che il limite è una bugia, le ripetute violazioni sono una sconfessione, e la sanzione un’inutile e criminogena copertura della bugia.

Renzi si gioca tutto il suo potenziale di novità e di speranza sulla sconfessione di questa distorsione logica e politica  

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