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Rifiuti in Sicilia: bollette più salate per chi non effettuerà la raccolta differenziata

Lo prevede una norma inserita nella manovra di Bilancio 2015 che il Parlamento siciliano deve ancora approvare. Si punta a legare il tributo speciale alla raccolta differenziata dei rifiuti. Un passo avanti in una Sicilia dove dominano ancora le discariche

Nel marasma economico e finanziario di una Sicilia in crisi, con un Parlamento che ad Aprile non ha ancora approvato il Bilancio 2015, c’è una norma sulla gestione dei rifiuti che lascia ben sperare. Per la prima volta la politica siciliana affronta in modo deciso un tema delicato e fino ad oggi quasi del tutto, nei fatti, ignorato: quello della raccolta differenziata dei rifiuti. E lo fa proponendo una norma – contenuta nella manovra finanziaria di quest’anno che, come già ricordato, deve ancora essere approvata – che punta a penalizzare i cittadini dei Comuni dell’Isola nei quali la raccolta differenziata non decollerà. Insomma, per dirla in breve, se tale norma verrà approvata, per i cittadini siciliani che non effettueranno la raccolta differenziata dei rifiuti la bolletta sarà sempre più salata.

A prima vista, la norma che dovrà essere discussa e, possibilmente, approvata dal Parlamento siciliano potrebbe sembrare irragionevole. La domanda, infatti, è quasi naturale: ma se è il Comune a non aver predisposto quanto serve per effettuare la raccolta differenziata dei rifiuti, beh, perché fare pagare il conto ai cittadini? Dovrebbero essere, semmai, i sindaci, gli assessori e, in generale, gli amministratori comunali a pagare per tale inadempienza, e non i cittadini. In realtà, questa considerazione è giusta fino a un certo punto. Perché il Legislatore siciliano, almeno questa volta, sta provando ad affrontare la questione da varie angolazioni.

La norma, così com’è stata formulata, punta a responsabilizzare non soltanto chi andrà ad amministrare il Comune, ma anche i cittadini. Sono questi ultimi, infatti, ad eleggere il sindaco che poi, in base alla legge, nomina gli assessori comunali. Sarà interesse dei cittadini, a questo punto, eleggere un sindaco che lavorerà per avviare la raccolta differenziata dei rifiuti, pena le bollette più salate per gli stessi cittadini. Con questa norma – che tocca direttamente le tasche della gente – le elezioni comunali saranno meno po’ meno ‘ideologiche’ e un po’ più ancorate alla realtà. Con un beneficio per l’ambiente e per la salute dei cittadini, là dove si affermerà la raccolta differenziata dei rifiuti.

In Sicilia, come ci capita di scrivere spesso, la gestione dei rifiuti è ancora oggi affidata alle discariche. Tranne rare eccezioni, l’immondizia, in quasi tutti i Comuni dell’Isola, si raccoglie (in certi casi dopo che ristagna per le strade per intere settimane!) e si sotterra. In tanti casi non si rispettano nemmeno le regole elementari, se è vero che nelle discariche finisce anche l’umido (che andrebbe trattato a parte), incrementando, così, la presenza di percolato (un liquido altamente tossico che, in genere, si forma a causa delle piogge). E siccome non tutte le discariche siciliane sono impermiabili, ecco che il percolato va ad inquinare i terreni e le falde idriche (a Palermo il percolato la discarica di Bellolampo, oltre ad inquinare una falda idrica, è arrivato nel mare della borgata dell’Acquasanta).

Sulla gestione dei rifiuti, da tempo, in Sicilia infuriano le polemiche. Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che è anche presidente dell’Anci Sicilia (Associazione nazionale dei comuni italiani), ha più volte stigmatizzato l’eccessivo ricorso alla discariche e le speculazioni che si dipanano attorno alle stesse discariche, se è vero che in molti casi sono gestite da privati. Non è un caso che, al 31 dicembre 2011, l’indebitamento complessivo dei Comuni siciliani verso il sistema delle discariche ammontava a circa un miliardo e 400 milioni di euro (il discorso non riguarda, ovviamente, tutti i Comuni dell’Isola: in molti casi, come abbiamo ricordato, tali Comuni vanno avanti con le discariche, ma in altri casi – pochi, a dir la verità – hanno puntato su altre metodologie di trattamento dei rifiuti e, in ogni caso, ci sono Comuni che, pur andando avanti con le discariche, sono riusciti a non accumulare debiti stratosferici).

Ufficialmente, in Sicilia, la raccolta differenziata dei rifiuti si dovrebbe attestare intorno al 10-12 per cento. Ma il dato, a molti osservatori attenti, sembra un po’ gonfiato. Se proprio la dobbiamo dire tutta, la raccolta differenziata, nell’Isola, aveva iniziato a prendere piede nei primi anni del 2000. Quando il governo regionale retto allora da Totò Cuffaro puntò su quattro inceneritori (presentati come termovalorizzatori perché avrebbero dovuto produrre energia), la raccolta differenziata non subì grandi contraccolpi. Anche perché gli inceneritori postulano, a monte, la raccolta differenziata, perché non tutti i rifiuti possono essere bruciati (la plastica, ad esempio, non dovrebbe finire negli inceneritori: idem per altre sostanze che, bruciando, producono diossina o altre sostanze tossiche).

La raccolta differenziata dei rifiuti, in Sicilia, ha subito una battuta di arresto – anzi, ha cominciato a regredire – dal 2008 in poi. L’esempio eclatante è rappresentato dalla provincia di Agrigento che, fino al 2008, era la prima nell’Isola, con punte che sfioravano il 15 per cento. Da allora ad oggi le discariche – in parte gestite da privati – hanno preso il sopravvento. Ad Agrigento e dintorni solo da qualche mese a questa parte la raccolta differenziata dei rifiuti sta riprendendo vigore.

Proviamo, adesso, per grandi linee, a illustrare cosa prevede il disegno di legge, ammesso – lo ricordiamo sempre – che il Parlamento siciliano l’approvi così com’è stato formulato. L’obiettivo del Legislatore regionale (la Sicilia è una Regione autonoma) dovrebbe essere quello di legare il tributo speciale che i cittadini pagano nella bolletta alla raccolta differenziata. Oggi i cittadini siciliani, forse senza saperlo, pagano la Tari (che è la Tassa sui rifiuti) per tenere in piedi il sistema delle discariche. Nella bolletta si contano alcune voci: i costi d’investimento, i costi per la gestione operativa, il cosiddetto post mortem (cioè i costi per gestire la discarica una volta chiusa), i costi per la mitigazione ambientale e il tributo speciale. Nel disegno di legge si ipotizza, come già accennato, di legare quest’ultimo tributo (che oggi dovrebbe ammontare a circa 12,60 euro) alla raccolta differenziata.

Da quello che si capisce, man mano che un Comune aumenterà la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti, l’ammontare del tributo ambientale scenderà. Il calcolo verrà fatto su fasce. Funzionerà? Si spera di sì, per liberare la Sicilia dalle discariche, costose e inquinanti. Ma anche per scongiurare il ritorno degli inceneritori. Stando a quello che si capisce, i ‘Signori delle discariche’ avrebbero capito che il loro tempo si va esaurendo. Così starebbero spostando il business dalle discariche agli inceneritori. Si tratta di una metodologia inquinante, di gran lunga diversa dalla filosofia dei ‘rifiuti zero’, cioè del riciclo integrale di tutti i rifiuti tipico dei Paesi civili. Ma in Sicilia, terra di mafia, non si può avere tutto. Già iniziare a ragionale sulla raccolta differenziata, nell’Isola, è un grande passo avanti.  

 

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