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Scuola: e così Matteo Renzi si rimangiò il decreto sulle assunzioni dei docenti precari!

Il premier Matteo Renzi si è rimangiato il decreto sulle assunzioni dei docenti precari. La storia di una grande presa per i fondelli. Con il sottosegretario Davide Faraone e l’ex vice segretaria del Pd siciliano, Mila Spicola, che reggono il gioco a Palazzo Chigi 

Un vero e proprio mistero aleggia sul Paese, la cui soluzione è oggetto di disperata ricerca da parte di tutto il mondo della scuola: si tratta del giallo del decreto assunzioni dei docenti precari, promesso da Renzi sin dal primo giorno del suo insediamento a Palazzo Chigi e da lui stesso rimangiato esattamente a pochi istanti dalla sua emanazione. Vediamo di che si tratta.

2 Marzo 2015: grande attesa per il Consiglio dei Ministri destinato, secondo le promesse e le dichiarazioni clamorosamente rilasciate a tutta la stampa nazionale, a emanare il fatidico decreto d'urgenza per l'assunzione di tutti i docenti pecari iscritti nelle Gae (Graduatorie ad esaurimento). “Le bozze del decreto sono ancora aperte, per questo non possiamo confermare né smentire i numeri che girano in queste ore”. Era questo il tenore delle interviste ad esponenti del Pd con parte attiva nella riforma della scuola. Parole pronunciate poco prima delle 18.30, orario d'inizio del suddetto Consiglio dei Ministri. La scuola italiana resta col fiato sospeso. Nessuno avrebbe mai immaginato un vero e proprio cambio di rotta. Invece in serata arriva la colossale batosta: cari docenti, “state sereni”, mistero dei misteri, non si capisce come e perché, dalla scrivania del premier che detiene il record di decretazione d'urgenza e di voti di fiducia, è sparito il tanto strombazzato decreto assunzioni. “Basita”, si dichiara la ministra Giannini la sera del 2 Marzo di fronte al repentino ripensamento da parte del Presidente del Consiglio che, a tradimento e misteriosamente, lascia a bocca asciutta migliaia di lavoratori “stagionali”, ovvero i docenti precari, da anni sfruttati e mal pagati.

Divertente, per usare un eufemismo, la motivazione ufficiale fornita dallo stesso Renzi, goffamente intento a spiegare la sua inaspettata “marcia indietro”: la sostituzione del decreto con un disegno di legge sarebbe dovuta alla volontà di seguire l'iter parlamentare, nel rispetto della democrazia e in ottemperanza ai richiami del Presidente della Repubblica a non abusare dello strumento del decreto legge. Ma come? Da sempre mister “bisogna decidere e correre” se n'è letteralmente infischiato delle opposizioni e proprio in occasione di un decreto che, come esplicitamente ribadito più volte, sarebbe stato appoggiato ad occhi chiusi dalle stesse opposizioni, sceglie di rimandare una delle emergenze più impellenti del Paese?

Provvedimento rimandato pure a data da destinarsi, considerato che il disegno di legge non contiene soltanto l'articolo 8 (piano di assunzione straordinaria) bensì ben altri 23 articoli, tutti aventi lo scopo più o meno consapevole di dare il colpo di grazia al già pesantemente compromesso sistema della pubblica istruzione; articoli di legge sul cui merito il dibattito parlamentare rischia di dilungarsi ben oltre i tempi promessi con baldanza e sicurezza per l'assunzione dei docenti precari. Ed è a questo punto che sorgono spontanee le domande: cos'è successo? cosa ha indotto il premier a spingersi fino al ridicolo, cioè a fingere di essersi fulmineamente convertito alla democrazia (ahahahah!), pur di evitare il decreto d'urgenza per le assunzioni? Perché non accogliere la richiesta avanzata da Sel e Movimento 5 Stelle di spacchettare il decreto disegno di legge scuola in modo da garantire in primis l'assunzione dei docenti e solo in un secondo momento affrontare con la giusta calma la discussione in Parlamento sulla riforma della scuola?

Se non fossi siciliana, invocherei l'intervento di Monsieur Hercule Poirot, ma essendo sia il sottosegretario all'Istruzione, sia una componente della sua segreteria due conterranei, approfitterei per una volta della vicinanza geografica e, magari magari, anche della possibilità di un'eventuale intesa fra siciliani per scoprire definitivamente cosa si nasconde dietro il mistero della sparizione del decreto assunzioni (dopotutto, a giudicare dalla progressiva assimilazione del physique du rôle del Pd a quello della vecchia Dc, penso di poter sperare anche in atteggiamento di “favoritismo fra siculi” per farmi passare indiscrezioni a tal proposito). Insomma, sottosegretario Davide Faraone e professoressa Mila Spicola, da sicialini a siciliani, potreste spiegarci almeno voi cosa succede? Ci date almeno un motivo per credere alla repentina conversione alla democrazia del premier noto per il motto “decidere e velocemente”? No, perché a me scappa solo da ridere quando sento dirgli che lo fa perché “vuole dare un messaggio al Parlamento e coinvolgere le opposizioni nello spirito delle dichiarazioni del presidente della Repubblica…”.

Eppure, Poirot, rileggendo attentamente il testo del disegno di legge una qualche ipotesi l'avanzerebbe: alla fine del comma 5 dell'articolo 8 si legge: “In caso di indisponibilità di posti per gli albi territoriali indicati, non si procede all'assunzione”; ma ciò non contraddice l'intera propaganda sull'assunzione di “tutti” gli iscritti nelle Gae? Non sarà mica questo l'inghippo? Non è che mancano le coperture e per questo si è fatta tutta questa messa in scena? Intanto l'allarme è scattato su tutto il territorio nazionale ed proprio su questo punto che il gruppo “Gae in ruolo – non uno di meno”, fondato dal palermitano professore Luigi Mazza con più di 15.000, sarà sul piede di guerra in occasione dell'audizione in settima commissione prevista per oggi, martedì 7 Aprile.

Ci resta una sola speranza: che il pessimo prestigiatore Renzi possa passare alla storia come il premier che, grazie ai suoi vari tentativi di truffare gli italiani, avrà avuto la funzione di risvegliare le coscienze sopite della categoria dei docenti. E non solo.     

 

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