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Matteo Renzi visto alla Georgetown University da un “cervello” obbligato a fuggire dall’Italia

Mi ha veramente disturbato l'atteggiamento da parte del primo ministro sulla cosiddetta “fuga di cervelli”. Matteo Renzi sostiene che lavorare all’estero rappresenta una magnifica opportunità di crescita culturale. Sono d’accordo, ma questo deve essere una scelta, non un obbligo

Ieri sono stato invitato ad assistere alla lezione tenuta dal nostro primo ministro, Matteo Renzi, alla Georgetown University. La Gaston Hall era gremita in platea, con almeno 350 persone (sono arrivato quasi alla fine ed il mio biglietto era il numero 321). Alle 4:30 precise, dopo una presentazione in pieno stile hollywoodiano, in cui si narrano i mirabolanti risultati ottenuti dal nostro primo ministro da quando si è insediato al governo (naturalmente è stato omesso che nessuno lo ha eletto), Renzi ha preso parola. 

Chi conosce un po’ le tecniche e teorie della comunicazione, si rende subito conto di quanto ogni sua mossa e parola sia artificiale, frutto di un’attenta preparazione. Un sobrio abito scuro, e via che si parte, come da protocollo, con battute frivole, senza esagerare. Il premier, amante del calcio, è triste perché la Fiorentina, in campo durante il suo discorso, sta perdendo in Russia (gli unici due punti in comune che ho con Renzi: l’esser di Firenze e tifare Fiorentina). Dopo qualche pausa messa lì “ad-hoc”, il discorso entra nel vivo. Inizia a parlare tramite sillogismi: se il terrorismo vuole farci vivere nell’ignoranza, può essere combattuto tramite la cultura. Dunque le università, e soprattutto le università italiane, devono essere al centro di un processo formativo per la crescita culturale delle generazioni future.

Ancora annunci e proclami, non una parola sullo stato in cui versano attualmente le università italiane, che si vedono ogni anno ridurre il budget a disposizione, di come intenda il governo attuale risolvere questo problema, salvaguardando le poche eccellenze che sono rimaste (a proposito, nel mio campo, fisica dell’atmosfera, in Italia l’ultimo professore ordinario è andato in pensione e nessuno lo sostituirà per mancanza di fondi) e cominciare ad attrarre studiosi da tutto il mondo, per porre di nuovo l’Italia al centro della cultura. 

Il discorso poi scivola sull’Italicum, ancora proclami, dice che è riuscito a cambiare la legge elettorale e che nelle prossime settimane verrà approvata (stamani leggo sui vari quotidiani di una possibile scissione all’interno del PD, poiché una parte la rifiuta; inoltre è anche anticostituzionale, perché per un errore prevede 640 deputati invece di 630). Si prende i meriti della riforma delle pubbliche amministrazioni (riforma non ancora in vigore, che anzi sembra aumentare i costi). Citando Woody Allen parla della riforma del sistema tributario, che va riformato, senza naturalmente indicare cosa intende fare per combattere l’evasione fiscale e la corruzione. 

A questo punto, introduce, come nella sua serie americana preferita House of Card, il Jobs Act, di cui si assume totalmente la paternità. Un provvedimento che rilancerà l’economia italiana. Poi annuncia che il futuro è alle porte, il progresso non può più essere fermato, e immagina un’Italia moderna in cui le citta saranno “smart” dove tutto funziona su rete veloce (l’Italia è uno degli ultimi paesi per quanto riguarda la fibra ottica), un’Italia multiculturale, che promuoverà contro ogni populismo, la democrazia in Africa. I migranti non sono solo numeri ma esseri umani, persone, un bellissimo concetto. Non accenna però a come questo progetto sarà realizzato, essendo già l’Italia in netta difficoltà nelle questioni interne. 

Quello che però mi ha veramente disturbato è stata la totale noncuranza da parte del primo ministro sulla cosiddetta “fuga di cervelli”. Renzi sostiene che lavorare all’estero rappresenta una magnifica opportunità di crescita culturale. Se uno poi vorrà tornare, troverà ad accoglierlo un’Italia diversa (diversa, può assumere un’accezione negativa pure). Sono totalmente d’accordo che le esperienze all’estero sono un’ottima opportunità di crescita personale, ma questo deve essere una scelta, non un obbligo. Io mi sono laureato in fisica a Firenze e l’80% dei miei compagni di corso sono all’estero, ma non per scelta personale, ma perché in Italia non esiste nessuna possibilità. Una generazione è stata bruciata (non certo per colpa sua, anche se alcuni membri del suo partito sono responsabili). Io nutro amore per la mia nazione, verrei ripagarla per quello che ha speso formandomi. Non mi ritengo un cervello in fuga, ma uno scarto del CNR che la NASA ha assunto, perché ai concorsi, se non hai un santo in paradiso arrivi fino ad un certo punto. 

Il governo, fino ad ora, non ha fatto nessun passo per cambiare questo status quo. Ma voglio essere anch’io ottimista, basta proclami, a breve da parte del governo mi aspetto un segnale forte: per una volta che la meritocrazia trionfi non solo a parole. Renzi, abolisci le nomine politiche in tutti i consigli di amministrazione, nelle università, negli enti. Come hai detto, basta guardare al passato, guardiamo al futuro: il clientelismo risale all’impero romano, da ora in poi solo i più competenti dovranno essere assunti (questo è quello che succede in USA, e la legge sul conflitto di interesse è una garanzia). 

Il mondo che ha dipinto il nostro primo ministro è radioso, addirittura più brillante del Rinascimento, ma per ora non un singolo provvedimento del governo fa pensare che stiamo andando nella direzione giusta. A Letta è stato concesso molto meno tempo.

L’intervento termina e le domande procedono serrate, su argomenti generici, quali il rapporto del Papa con la Turchia (finalmente il premier da una risposta convincente). Un aneddoto per quanto riguarda l’ultima domanda: a discapito di un inizio alquanto interessante, in cui un ragazzo di origini bosniache espone la sua storia, di come, scappato dalla guerra, abbia trovato una seconda patria in Italia (dove intraprende gli studi universitari), cade totalmente di stile (dimostrando di aver assimilato immediatamente uno dei peggiori difetti italiani, come l’opportunismo) facendosi pubblicità, invitando il premier e tutta la sala, per un evento organizzato dalla sua associazione che si sarebbe svolto di lì a poco. Le auto nere e polizia, ancora una volta come in House of Cards, trasportano Renzi a Villa Firenze, dove il premier cenerà con l’ambasciatore prima dell’incontro con Obama del mattino seguente.

 


LolliSimone Lolli è un fisico dell’atmosfera impiegato alla NASA Goddard Space Flight Center dal 2012. Nato e cresciuto a Firenze, dove si è laureato in Fisica, lascia l’Italia nel 2008 e consegue il titolo di dottorato in fisica presso l’Ecole Polytechnique di Parigi nel 2011. I suoi interessi vertono soprattutto sullo studio degli effetti degli aerosol in atmosfera e loro interazione con i principali fenomeni meteorologici e cambiamento climatico. 

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