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Renzi e la cultura: il guardiano della bellezza

di Elisabetta De Dominis

Il presidente del Consiglio Renzi ammonisce che “la chiave di volta è la cultura”. Scoperta: dopo che tutti i governi i primi tagli li hanno sempre fatti al ministero della Cultura. Se vuole promuovere l'Italia deve proteggere la nostra terra, perché la posta in gioco è la nostra civiltà

Ha le più buone intenzioni. E non si fa il processo alle intenzioni. Ma se si tratta di quelle del presidente del Consiglio, finché si è in democrazia il principio non vale. Il punto è proprio questo: la democrazia. Il potere del popolo e il popolo ora è lui, almeno quel 30 per cento degli italiani che secondo i sondaggi lo voterebbero. La sua ancora di salvezza è l’Italicum perché per ora Renzi naviga a vista e, se nuota come parla l’inglese, deve fare in fretta prima che la sua nave faccia acqua. Quindi a mare i dieci dissidenti PD che hanno cercato di procrastinare la navigazione renziana.

Tutti sull’Italicum, ma c’è da fidarsi del comandante? Dice di volere il bipolarismo che per lui è bipartitismo: l’Italia divisa in due, da una parte la verità, dall’altra tutti gli altri. Quindi tutti con lui al centro, per non rovesciare la barca. Ma se la matematica non è un’opinione, i poli sono almeno tre e i partiti tanti di più, considerato che per entrare nella tenzone elettorale basta avere il 3 per cento. Renzi è un praticone della politica, certo, ma non può permettersi di fare sfoggio d’ignoranza. Altrimenti dà la sensazione del cartomante che mette in campo il carro dell’arcano 7 dei tarocchi: Dioniso Bacco con la mano sinistra giuda il carro con due cavalli, simboli delle opposte forze della natura, mentre con la destra regge il tirso, simbolo vitivinicolo fallico della sua feconda energia… ma il rischio è inebriarsi di potere e non riuscire più a governare i cavalli, cioè il male e il bene. Il successo può portare a un governo legittimo ma anche alla dittatura.

Ergo Renzi sta trafficando sul carro e dà la meta per cosa fatta. Ammonisce che “è finito il tempo delle chiacchiere” e che “la chiave di volta è la cultura”. Scoperta: dopo che tutti i governi i primi tagli li hanno sempre fatti al ministero della Cultura. Ma a quale cultura si riferisce? A quella alimentare dell’Expo? Milano è diventata un ristorante ma cultura non è riempirsi la pancia. E se, come sostiene Renzi, “il mondo chiede bellezza, chiede Italia”, cominci a fare il guardiano della bellezza. Il che oltre a proteggere Pompei, significa proteggere la nostra terra, perché la posta in gioco è la nostra civiltà.

E benché l’Italia conti in Europa come il due di picche, il giocatore Renzi dovrebbe impratichirsi di più sul tavolo da gioco europeo. Certo con una croupier come la Mogherini a nessuno viene voglia di rischiare, perché le spara troppo grosse neanche fosse il capo del casinò. Due mesi fa, secondo l’alta commissaria, la situazione in Libia era risolvibile in qualche giorno, la scorsa settimana era per “l’armiamoci e partiamo”, a crepare nel deserto, s’intende. Meno male che il suo datore di lavoro ha specificato che “l’ipotesi di un intervento militare in Libia non è sul tappeto”. Chi sa a che gioco giochiamo, allora?

All’inizio della settimana scorsa, davanti alla tragedia dei settecento e più morti nel Mediterraneo, sembrava davvero che entrassimo in guerra: invece della difesa, passiamo all’offesa. Complimenti. I fondamentalisti non aspettano altro che far fuori i crociati e indire una guerra di religione. Meno male che un po’ di politica estera la fanno i giornali e Renzi l’indomani ha aggiustato il tiro, facendo suoi i piani della Santanchè, come quello di bombardare e affondare i barconi pronti a partire. L’ultima idea è stroncare le organizzazioni criminali in Libia. Ma se non riusciamo neanche a farlo in patria…

Sconcerta l’assoluta mancanza governativa di una visione politica internazionale e la conseguente incapacità di fare un piano financo di difesa dei nostri confini, per non parlare della gestione dei profughi, che passeggiano nelle città. A Ferrara hanno sputato ai guardiani del centro di raccolta perché attendono da due anni i documenti di identità, mentre i clandestini lavorano subito per la mafia.

Sconcerta ancor più l’ipocrisia della UE che si regge sul tornaconto economico. Ma i conti presto non torneranno più: gli investitori musulmani stanno comprandosi i paesi slavi, Albania, Bosnia, Serbia, Slovenia e Croazia con mega investimenti immobiliari e turistici. L’ultimo baluardo è la Grecia e la stiamo lasciando affondare dall'avidità della Merkel tra Triton e Poseidon. L’Europa è inesistente perché non si basa più sulla cristianità. Se la guerra è una guerra di religione, non possiamo che perderla. Ma la guerra è economica e noi per due soldi siamo disposti a vendere la nostra civiltà.

 

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