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L’Autonomia siciliana non è mai esistita. L’Isola è sempre stata una colonia

L'OPINIONE/ E’ tempo di tirare un bilancio storico sui tre appuntamenti di primavera: 25 Aprile, 1 Maggio e festa dell’Autonomia siciliana. Per sottolineare che l’Isola è sempre stata una colonia

In Sicilia tre festività di primavera segnano la rinascita italiana dalla fine del ventennio fascista: il 25 Aprile (festa della liberazione), la festa dei lavoratori l’1 Maggio e la ricorrenza dello Statuto Autonomistico regionale siciliano.

Sulla festa della liberazione nessuno ha nulla da eccepire, perché essa fu, unitamente alla Costituzione repubblicana, una conquista di popolo e delle sue organizzazioni militari, le brigate partigiane. La festa del lavoro presenta luci ed ombre. Non nel senso del suo valore etico, bensì sul versante fattuale. Proviamo a illustrare il perché.

Un’imprenditoria locale in Sicilia non è mai nata perché soffocata, condizionata o foraggiata dalla mafia a fini di riciclaggio finanziario. In qualche misura ha svolto un ruolo di supplenza l'impresa pubblica nazionale che ha insediato i propri impianti secondo proprie condizioni e convenienze, provocando – al solo costo dei salari e di qualche servizio locale, anch'esso spesso d'interesse mafioso – inquinamento territoriale e costiero.

Un altro condizionamento è rappresentato dalla massoneria che nelle università, nella pubblica amministrazione e nella giustizia fa il bello ed il cattivo tempo. Non a caso la massoneria è alleata storica della mafia siciliana.

Tra le ombre cui abbiamo appena accennato ve n'è una addirittura tenebrosa: la festa dl lavoro dell’1 Maggio 1947, celebrata massicciamente da lavoratori, contadini, artigiana con le loro famiglie  nella piana di Portella delle Ginestre, località dislocata tra Piana degli Albanesi e San Giuseppe Jato, dove il popolo riunito festeggiava la vittoria elettorale della Sinistra (lista Blocco del Popolo) in occasione della prima elezione del Parlamento autonomista siciliano. Una festa finita nel sangue.

Le ragioni della strage di Portella sono state esaminate in volumi, film, inchieste parlamentari, indagini e processi giudiziari senza mai riuscire a cogliere il vero messaggio che quell'eccidio ha voluto inviare al popolo siciliano. Sono state attribuite le responsabilità a Salvatore Giuliano, il bandito di Montelepre sostenuto da forze indefinite; è stata chiamata in causa la mafia e tutto l'universo delinquenziale. Ma mai i veri mandanti,, ovvero gli americani. Perché il popolo siciliano con quella festa avrebbe posto un precedente preciso. Doveva essere chiaro che la vittoria elettorale del Blocco del Popolo, alle elezioni regionali del 1947, non aveva alcun significato, né il popolo siciliano aveva a che fare con l'Autonomia siciliana perché essa era solo un compromesso sottoscritto a Cassibile anni prima tra il morente Stato monarchico italiano rifugiatosi a Brindisi – Stato che non rappresentava più nessuno – e le forze alleate che avevano 'liberato' la Sicilia senza colpo ferire, perché il terreno fertile per una avanzata rapida e vittoriosa l'aveva predisposto la mafia dei grandi agrari, la cui gestione era affidata alla borghesia mafiosa siciliana.

Il compromesso di Cassibile prevedeva che il territorio siciliano restasse all'Italia, ma che gli Stati Uniti ne potessero disporre a proprio piacimento (la famosa 49° stella, tanto propagandata dalle corti mafiose durante lo sbarco degli alleati nella piana di Licata nel luglio 1943). Con questa intesa 'parasociale' si era concluso il trattato sull'armistizio stipulato a Cassibile il 3 settembre 1947 e annunciato trionfalmente dal generale Badoglio l'8 settembre successivo.

Da qui il distacco netto tra popolo siciliano ed Autonomia speciale. Da allora mai più è stata celebrata in Sicilia una manifestazione popolare per l'Autonomia.

 

La terza data, il 5 maggio riguarda le celebrazioni annuali dell'Autonomia siciliana. Esse avvengono in luoghi monumentali delle grandi città siciliane, alla presenza delle massime autorità civili, militari e religiose, con discorsi vuoti e rituali, dove il popolo è assente. Non si ricorda alcuna località ove si verificarono a suo tempo gesta o lotte popolari a sostegno della conquista dell'Autonomia.

Le due sole località ove la resistenza popolare ha tentato di ostacolare l'avanzata delle forze alleate di cui si ha memoria furono Acate e il sasso di Randazzo dove fu ucciso in un agguato Antonio Canepa, capo dell'Evis (Esercito volontario per l’indipendenza siciliana), l'unico strumento popolare di lotta per l'indipendenza siciliana. Ebbene, anche il queste località siciliane, in occasione dell'anniversario dell'Autonomia siciliana, non si ricordano celebrazioni popolari, né cerimonie ufficiali. Tutto tace e tutto dev'essere rimosso dalla memoria popolare. Complessivamente la Sicilia, con questa Autonomia speciale, è stata ridotta al rango di base strategico-militare degli Usa a baluardo spionistico e aeronavale del Mediterraneo e del Medioriente.

E' bene che i sicilianisti di ogni rango ne tengano conto quando definiscono l'Isola una colonia. Essi hanno ragione a metà, perché la Sicilia colonia lo è, ma statunitense. Ed è questa la ragione di fondo per la quale lo Stato italiano si guarda bene dall'intervenire in Sicilia perché, di fatto, non le appartiene. La gestione dei fatti siciliani è appannaggio della borghesia mafiosa in stretta connessione con la Cia e il Dipartimento di Stato Usa.

 

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