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Caleca: “La Sicilia resta, ma l’organizzazione dell’Expo di Milano è pessima”

Intervista all'assessore regionale all'Agricoltura, Nino Caleca. Che, dopo avere annunciato l'addio della Sicilia al padigione del cluster del Mediterraneo all'Expo di Milano, ci ripensa. Ma punta il dito contro gli organizzatori dell'esposizione: "Ci hanno consegnato un padiglione indecente"

“Alla fine penso che tutto sarà sistemato e che la Sicilia farà una grande figura. Noi siamo pronti, il problema non è stato nostro". Dopo il giorno dell'orgoglio siciliano, i toni si abbassano. L'assessore regionale all'Agricoltura, Nino Caleca, noto penalista palermitano, che, ieri, in polemica con gli organizzatori dell'Expo di Milano, e con il dirigente regionale Dario Cartabellotta,  aveva annunciato il ritiro della Sicilia dal padiglione del cluster del Mediterraneo, oggi ci ripensa. E si dice convinto che "i problemi verranno risolti".

E, mentre il Presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, in conferenza stampa, annuncia di stare valutando azioni legali nei confronti degli organizzatori dell'Expo (che definisce "una sagra di paese")  "per il danno di immagine subito dalla Sicilia", l'assessore Caleca spiega a lavocedinewyork. com, cosa è successo. 

Assessore perché ieri ha annunciato di volere abbandonare il padiglione del cluster del Mediterraneo di cui la Sicilia è capofila?

“Ci hanno consegnato un padiglione del tutto incompleto. A cominciare dal palco centrale senza copertura, con il rischio che la pioggia possa cadere sulle  attrezzature di servizio come i banchi show-coocking e gli impianti di luce e amplificazione, creando problemi di sicurezza a operatori e visitatori. Non c’è pulizia negli spazi comuni, non c’è neanche una segnaletica che indichi il cluster Biomediterraneo e il collegamento wi-fi non è stato attivato. C’è un impegno di spesa di tre milioni di euro, ma è fuori discussione che la Sicilia paghi per un padiglione che versa in queste condizioni".

Ma di chi è la colpa? 

“La colpa è innanzitutto dell’organizzazione dell’Expo che non doveva neanche immaginare di consegnare un padiglione in quelle condizioni. La Sicilia è pronta, con imprese e programmi, non è mancato per noi. Quello che rimprovero a Dario Cartabellotta, il responsabile del cluster, è di non avermi avvisato che le cose non andavano come avrebbero dovuto. Ogni volta che gli chiedevo notizie, mi diceva che era tutto a posto. Io non ho potuto verificare con i miei occhi perché mi hanno dato il pass il 30 aprile alle 23, a poche ore dall’apertura. Era lui quindi che doveva rendersi conto che non potevamo aprire il padiglione in quelle condizioni e spero anche che nel verbale di consegna abbia annotato tutte le criticità”.

Qualcuno pensa che Cartabellota, avendo già due incarichi molto impegnativi, uno come dirigente regionale della Pesca, l’altro come commissario del Comune di Licata, non era la persona più adatta ad occuparsi del cluster del Mediterraneo. Lei che ne pensa?

“Guardi io sono arrivato quando queste decisioni erano già state prese. E’ stato nominato responsabile del cluster il 9 Settembre del 2014, ancora prima che il mio predecessore, Ezechia Reale, firmasse la convenzione con Expo, cosa che farà il 17 Settembre dello stesso anno. Tra l’altro si tratta di un incarico ad personam che gli conferiva amplissimi poteri. Cartabellotta è sicuramente un uomo di grande professionalità, non so se siano stati i suoi impegni ad impedirgli di seguire meglio la vicenda.

Il risultato è che la Sicilia ha collezionato un’altra figura barbina…

"Forse questo è il messaggio che qualcuno vuole fare passare. Ribadisco: noi siamo pronti, non è mancato per la Sicilia, è l’organizzazione dell’Expo che è pessima. La verità è che si è proceduto con l’inaugurazione quando c’erano ancora tante cose da fare. Lo testimonia il fatto che molti padiglioni sono ancora chiusi, a partire da quello della Lombardia e tanti altri.  Cartabellotta doveva solo rifiutarsi di ricevere in consegna il padiglione. Il padigione del cluster del Mediterraneo non doveva aprire, punto e basta". 

Come finirà questa storia?

“Per il momento abbiamo deciso di restare. Sono convinto che riusciremo a risolvere i problemi, ma finché non è tutto pronto la Sicilia non darà un euro. Ricordiamo però che stiamo parlando del padiglione cluster del Mediterraneo. Per il resto va tutto bene, la Regione Siciliana è presente anche nel padiglione Italia e nella sezione vini e avrà dei momenti dedicati sia a Giugno che a Settembre. Queste parti sono state seguite dall’assessore alle Attività Produttive, Linda Vancheri, con la quale ho instaurato una ottima collaborazione". 

A proposito di vini, quello siciliano è ormai il vero ambasciatore di questa regione.

“Assolutamente sì, i nostri vini sono sempre più apprezzati a livello internazionale. Ci tengo a sottolineare che al Vinitaly quest’anno, con lo stesso numero di imprese dell'anno scorso, siamo riusciti a risparmiare 800 milioni di euro. Nel 2014 la Sicilia ha speso 2, 2 milioni di euro per la sua partecipazione alla fiera di Verona, quest’anno 1,4  e l’anno prossimo spenderemo ancora meno. Si può fare promozione riducendo al minimo le spese. Anche l’Expo, sotto questo punto di vista, è un ottimo investimento”.

Non le sembra che 14 milioni (11 per il padiglione Sicilia all'interno di quello italiano,  e 3 per il cluster del Mediterraneo) siano un po' troppi?

“No, penso che sia un’ottima vetrina e le imprese ci hanno creduto moltissimo. Per essere presenti hanno sostenuto spese importanti”.

Lei è in Giunta da tecnico, indicato dal movimento Sicilia democratica di Lino Leanza. Dopo questa esperienza scenderà direttamente nell’agone politico?

“No, penso proprio di no. Ho accettato solo due incarichi politici in vita mia, il primo quando ad offrirmelo è stato Pio La Torre. Il secondo è questo che ho accettato perché stimo Rosario Crocetta. Avrà pure dei limiti, ma sicuramente è libero da condizionamenti mafiosi". 

A proposito di La Torre, il segretario del Pci siciliano assassinato nel 1982, lei ne parla nel suo libro Mafia e coop rosse. Misteri, intrighi e depistaggi  (Editore istituto Poligrafico europeo, 168 pag., 12 euro) scritto con Elio Sanfilippo. Che idea si è fatto di questo omicidio?

“A ucciderlo è stato sicuramente la mafia. Ma, in questa fase, bisogna chiedersi perché è stato ucciso, chi erano cioè i mandanti, perché all’improvviso Cosa nostra decide di accelerare l'esecuzione di questo omicidio. Io penso a ragioni geopolitiche. Se lei mi chiede a cosa penso le rispondo Olaf Palme il politico svedese che si opponeva alla proliferazione di armi nucleari e che è stato ucciso nel 1986. Ricordiamo che una delle più grandi battaglie di Pio La Torre fu quella contro l’installazione dei missili nucleari a Comiso".  

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