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Le continue contestazioni a Matteo Salvini? Alla fine rischiano di aiutarlo

In tante Regioni italiane si susseguono le contestazioni al leader della Lega Nord, Matteo Salvini. In certi casi gli è stato persino impedito di parlare. Nella  Repubblica italiana fatti del genere sono già avvenuti. E hanno sempre favorito i partiti contestati   

Dal Sud al Centro ed anche al Nord del nostro Paese si continuano a registrare episodi di intolleranza nei confronti del leader della Lega, Matteo Salvini. La settimana scorsa, addirittura, nella città dove avvenne (malauguratamente per i siciliani) lo sbarco dei mille, per motivi di ordine pubblico è stato impedito a Salvini di parlare. Infatti, circa trecento persone hanno dato vita a una dura contestazione nel luogo dov’era stata autorizzata la manifestazione in favore del candidato Sindaco di Marsala della lista “Noi con Salvini”, Vito Armato.

Contestazioni anche in Puglia, in Campania, nel Lazio, in Toscana, nelle Marche, in Emilia e un po' dappertutto che ci ricordano periodi lontani del secondo dopoguerra, quando comunisti e anticomunisti polemizzavano a ritmo continuo. Scene che ci riportano anche degli anni ’70, quando si voleva impedire a Giorgio Almirante e ai post fascisti di esercitare le libertà previste dalla Costituzione democratica del nostro Belpaese.

Oltre a Matteo Salvini non possiamo sottacere le numerose contestazioni perpetrate ai danni dell’attuale Presidente del Consiglio e leader del Partito democratico, Matteo Renzi, che sono in corso a partire dalla campagna elettorale per le elezioni Europee svoltesi in Italia il 5 maggio dell’anno scorso.

Ma queste contestazioni estreme servono veramente a coloro che li promuovono? Partendo dal secondo dopoguerra, ricordiamo benissimo che i sostenitori intolleranti dei comunisti, nel 1948, spaventarono l’elettorato moderato col risultato di far ottenere alla Democrazia cristiana la maggioranza assoluta dei voti. L’anno successivo, e precisamente con un decreto del Sant’Uffizio pubblicato il 1° luglio 1949, la Chiesa Cattolica scese in campo addirittura con la quasi scomunica nei confronti dei comunisti e dei marxisti.

Circa vent’anni dopo, con le contestazioni studentesche del 1968, l’Italia vive un periodo di scontri, anche fisici, tra esponenti della destra e della sinistra. Alcuni esponenti della sinistra volevano assimilare il Movimento Sociale Italiano al disciolto Partito fascista e ciò allo scopo di dichiararlo fuori legge. C’è da aggiungere che, al riguardo, la Procura di Milano, nel 1973, aprì un’inchiesta ottenendo l’autorizzazione a procedere da parte del Parlamento.

Le già ricordate contestazioni mosse nei confronti di Giorgio Almirante, grande oratore e gran persona per bene, a detta di coloro che l’hanno conosciuto, servirono, alla fine, a far raddoppiare i voti al Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale.

Un nuovo clima di paura, per l’elettorato moderato, si registrò nel 1994, allorquando Achille Occhetto, allora leader dei post comunisti, dopo il crollo della Prima Repubblica e dei partiti tradizionali che ne facevano parte (Dc, Psi;Pri, Psdi, Pci, etc), mise in campo la famosa “gioiosa macchina da guerra” che finì con il favorire la vittoria di Sua Emittenza, Cavaliere Silvio Berlusconi.

L’anno scorso le contestazioni al leader del Pd, Matteo Renzi, hanno finito con il favorire lo stesso capo del governo, se è vero che, alle elezioni europee, il Partito democratico ha raggiunto i consensi massimi ottenuti nella prima Repubblica dalla Democrazia cristiana, 41,8%.

Domanda: i cosiddetti ‘contestatori selvaggi’ si rendono conto di ciò? Si rendono conto che, così facendo, favoriscono gli avversari? Ancora: fino a che punto è democratico contestare – impedendogli persino di parlare – il leader di una forza politica? I protagonisti di questi gesti pensano di essere democratici?

Non nutro simpatia politica per il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, poiché sono convinto che, se il predetto politico ha rinnegato tanti anni di storia portata avanti da Umberto Bossi e dai polentoni contro "Roma ladrona" e, soprattutto, contro "i terroni" del Sud, addirittura scusandosi con loro per i continui insulti ricevuti, lo fa a ragion veduta e con forte spirito machiavellico.

A Matteo Salvini, per fare crescere la sua Lega Nord, fanno gola i voti dei moderati del Centro Sud. Un patrimonio elettorale che, nella Prima Repubblica, erano appannaggio della Democrazia cristiana e, dal 1994 in poi, di Berlusconi e, in generale, dei partiti di centrodestra.

Salvini, insomma, vorrebbe attingere ai voti moderati del Sud, approfittando, anche, dalla linea politica di un governo nazionale che ha penalizzato e continua a penalizzare il Mezzogiorno. Per non parlare del malcontento della Sicilia – terra tradizionalmente moderata – troppo trascurata dal governo nazionale (ormai i miliardi che il governo Renzi ha scippato alla Regione siciliana non si contano più) con i cittadini dell’Isola delusi da un governo regionale – quello di Rosario Crocetta – che non sembra averne indovinata una.

Quanto basta, alla Lega di Salvini, per abbandonare i temi dell’antimeridionalismo. E per provare a pescare un po’ di voti nel Sud.

Che dire? Che se i contestatori se non si sveglieranno in tempo, con il loro agire rischiano di essere utilizzati, inconsciamente, come lo sterco somministrato come elemento nutritivo alle 'piante' della Lega Nord che vanno crescendo anche nel Meridione…

Foto tratta da itacanotizie.it

 

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