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Legge Mosca: politici e sindacalisti in pensione senza avere mai pagato contributi

di C. Alessandro Mauceri

Il governo non vuole restituire i soldi ai pensionati, come stabilito dalla Corte Costituzionale. Però non ha mai toccato i ‘diritti’ acquisiti dalla ‘Casta’ (politici e sindacalisti) in pensione senza aver mai pagato contributi (legge Mosca). La storia di una truffa che va avanti dal 1974 costata fini ad oggi oltre 12 miliardi di euro 

Da settimane ormai si parla della sentenza della Corte Costituzionale che ha riconosciuto il diritto di milioni di persone a ricevere la propria pensione. Un diritto che era stato loro negato ingiustamente durante il governo Monti. Ovviamente, una brutta gatta da pelare per il “nuovo” (ma sempre più vecchio) governo Renzi. Si tratterà di tirare fuori dalle ‘casse’ dello Stato una somma ancora da definire, ma che, secondo le stime più ottimistiche dovrebbe aggirarsi sui 10 miliardi di euro (c’è, però, chi sostiene che potrebbe essere ben maggiore; addirittura c’è stato chi ha parlato di un esborso di circa 18-20 miliardi di euro). Soldi che il governo non sa proprio dove andare a trovare.

Per questo si è cercato di sedare gli animi dicendo che si darà una parte di questi soldi, ma non a tutti e solo ad agosto. In puro stile “renziano” si sta cercando di fare della vicenda uno strumento di marketing: si è parlato di “bonus” pensioni, dimenticando che quelli di cui parla la sentenza della Corte  Costituzionale sono diritti acquisiti dai cittadini (leggere soldi di cui il governo si è indebitamente appropriato, indebitando i cittadini per far apparire minore il debito dello Stato). Altro che “bonus”!

Ma non basta. Parte di questi soldi verrà, forse, restituita ai cittadini, ma non prima di agosto. Perché agosto? Semplice, perché per quella data si saranno concluse le elezioni amministrative che interesseranno una grande fetta della popolazione italiana: come lo scorso anno con il famoso bonus di 80 euro, anche questa volta (non a caso il nome usato è lo stesso) si tratta di una banale forma di marketing pubblicitario… Pardon elettorale.

Renzi ha cercato di giustificare questo ritardo dicendo che, in fondo, questi pensionati sono “benestanti” e che non hanno alcun bisogno di questo “bonus” (e daje co ‘sto bonus: è un diritto!) dato che a riceverlo saranno persone che già percepiscono delle pensioni sufficienti a vivere. Forse il Presidente del Consiglio è troppo giovane per ricordare un’altra legge dello Stato, anche questa avente come oggetto pensioni, e come purtroppo troppo spesso avviene, caduta nel dimenticatoio: la legge Mosca, così chiamata dal nome dell’esponente della Cgil, Giovanni Mosca, che ne fu il relatore.

La legge Mosca venne approvata nel 1974. Quell’anno il Parlamento (ai quei tempi, per strano che possa sembrare, a fare le leggi era ancora il Parlamento democraticamente eletto e non ‘nominato’ come avviene oggi con la legge elettorale detta Porcellum) decise di concedere la possibilità a quanti, nei decenni successivi al dopoguerra, avevano prestato la propria opera nei sindacati o nei partiti senza beneficiare del versamento dei contributi all’Inps. Allora si pensava che si sarebbe trattato di qualche centinaio di persone e che “sanare” la loro situazione sarebbe costato poco allo Stato. Per questo anche le procedure furono semplificate all’estremo: era sufficiente poco più di una dichiarazione del rappresentante del partito o del sindacato e il “lavoratore” che non aveva mai versato una lira di contributi poteva godere della pensione a vita. Oltre naturalmente gli arretrati a partire dal 1948. 

Una legge davvero “anomala”, tanto che, nel 1998, il senatore Eugenio Filograna annunciò al Parlamento di aver incaricato “un pool di avvocati per denunciare di associazione a delinquere, truffa, concorso in truffa, appropriazione indebita, falso ideologico e materiale, il tutto finalizzato al voto di scambio” quanti era responsabili di questa legge. Col tempo, infatti, questa legge era diventata non più strumento per colmare un gap causato dalla guerra, ma una sorta di “benefit” nei confronti della ‘Casta’. Anzi di due ‘Caste’: i sindacati (gli stessi che, ad esempio, grazie alla legge 504 del 1992 scritta da Amato, sono esonerati dal pagamento delle imposte comunali per le migliaia di edifici di loro proprietà) e i politici (che quanto a benefit e vantaggi ne hanno fino troppi).

Dopo anni e anni di rinnovi, oggi, a godere di questa legge, sono più di trentacinquemila persone. Con un costo per le ‘casse’ dello Stato che, fino ad oggi, è tutt’altro che indifferente: “oltre 25 mila miliardi di lire, ossia 12,5 miliardi di euro”, come riportato nella relazione illustrativa presentata recentemente in commissione Lavoro alla Camera (il calcolo non è stato mai fatto, ma si tratterebbe di centinaia di milioni che lo Stato sborsa ancora oggi ogni anno).

Eppure questa legge, secondo alcuni deputati del Movimento 5 Stelle, avrebbe dovuto essere considerata illegittima sin dall’inizio “poiché è stata proposta dall’onorevole Giovanni Mosca, sindacalista della Cgil, per favorire partiti e sindacati”. Invece nessuno, fino ad ora, ha pensato di arrestare questo fiume di denaro che ancora fuoriesce dalle ‘casse’ dello Stato. Neanche Renzi che, se solo lo avesse voluto, l’avrebbe potuto facilmente abrogare (del resto, ha speso un anno per cercare di modificare nelle fondamenta la Costituzione italiana). Stranamente, il “nuovo che avanza” non ha fatto nulla per fermare questo spreco di fondi pubblici e recuperare somme che, oggi, avrebbero consentito al governo di risanare il danno prodotto dai suoi predecessori (e forse, visto l’importo, anche per fare qualcos’altro).

Il motivo per cui, in tutti questi decenni, governi e parlamenti non hanno mosso un dito è semplice: molti di quelli che beneficiano di questa legge bazzicano ancora tra le stanze del Parlamento (o ne sono appena usciti), nelle sedi dei partiti e nei sindacati. A cominciare, pare, proprio dall’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ma anche altri politici di lunga data come Armando Cossutta (Pci), Ottaviano Del Turco (Psi), Achille Occhetto (quello che recentemente ha detto di “non farcela con la sua pensione di 5 euro al mese”), l’ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti, la scomparsa Nilde lotti. Per non parlare di sindacalisti come Pietro Larizza, ex sindacalista ed ex politico, o Sergio D’Antoni (Cisl), candidato a Sindaco al Comune di Roma e alle regionali siciliane nel 2001. O, ancora, Franco Marini (Dc e Ppi). Sono molti i politici con un passato da sindacalista a beneficiarne.  Grazie al fatto che i compensi per i parlamentari non sono “stipendi” o “pensioni”, ma “vitalizi”, in molti hanno potuto beneficiare di entrambe le entrate per decenni.

La lista di quanti hanno goduto (e godono) di questo “bonus” (ora sì che si dovrebbe usare questo termine) è interminabile. Una marea di persone che ha beneficiato e, forse, a volte anche abusato di questa legge. Nella relazione presentata alla Camera si legge che “a causa degli inadeguati criteri previsti per l’attribuzione del contributo previdenziale ha determinato una moltitudine di procedimenti giudiziari, poiché ha permesso il riconoscimento di anni di ‘falsa’ attività lavorativa a molti di coloro che ne hanno beneficiato”. Come i 111 “lavoratori” di Pci, Dc, Cisl e Legacoop, indagati e “accusati di aver usufruito della pensione garantita dalla legge Mosca senza aver mai prestato attività lavorativa, rispettivamente, presso partiti, sindacati e cooperative” (come riportato da Il Fatto Quotidiano). Ha detto Giuliano Cazzola, ex sindacalista della Cgil: “L’intento della legge era lodevole, ma gli abusi sono stati infiniti: mogli, figli, fidanzate, suocere, centinaia di persone hanno portato a casa pensioni immeritate”.

Se ancora non fosse chiaro, in Italia i cittadini non sono tutti uguali: ad alcuni vengono regalate pensioni di lusso senza aver mai lavorato (si pensi alle presenze, anzi, meglio, alle assenze dei parlamentari che però dopo solo una legislatura godono di pensioni esagerate), ad altri, che hanno versato contributi per decenni e decenni, le pensioni vengono negate. E dopo che, grazie alla magistratura, riescono a far valere i propri diritti, a questi viene detto che, per ricevere ciò che è loro di diritto, dovranno attendere chissà quanto (e sempre che le amministrative vadano come previsto…).

La verità è che, in Italia, la legge (non) è uguale per tutti. 

Foto tratta da popoloalpotere.blogspot.com

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