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L’Italia dopo il voto regionale: non è più tempo di “verifiche”!

E’ finita in queste ore 5 a 2 per il Centrosinistra la contesa elettorale nel quadro delle elezioni regionali svoltesi prevalentemente in Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Umbria, Campania, Puglia. Risparmiateci ora le “pause di riflessione” che servono soltanto ai politicanti per guadagnare tempo, salvare i propri indecenti privilegi e rinsaldare posizioni anacronistiche

E’ finita in queste ore 5 a 2 per il Centrosinistra la contesa elettorale nel quadro delle elezioni regionali svoltesi in Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Umbria, Campania, Puglia. Il Centrosinistra ha prevalso in Toscana, Marche, Umbria, Campania, Puglia; al Centrodestra la vittoria in Liguria e in Veneto. Ma in Veneto il successo è tutto merito della Lega dell’assai aggressivo, ma pur sempre limitato, Matteo Salvini; il quale con supponenza e tonitruanza degne dei migliori imbonitori di qest’arnese, di questo “catorcio” chiamato Seconda Repubblica, con sconfinato velleitarismo ha esclamato in queste ore: “Siamo noi l’alternativa a Renzi: siamo pronti a governare l’Italia”. A Salvini e alla sua Lega non affideremmo invece nemmeno l’amministrazione condominiale del nostro caseggiato… Lui e i suoi accoliti non parlano l’Inglese, non parlano il Francese, hanno poca dimestichezza anche con l’Italiano… Della Storia hanno ben poca cognizione: quella che può avere uno scolaro di terza o quarta elementare.

Hanno comunque vinto i “nani”. I “nani” in Liguria e in Veneto, i “nani” nelle altre cinque regioni. Ma badate che in Campania come candidato alla guida del governatorato, s’è affermato lui, l’”impresentabile”, il “deprecabile” De Luca. Il quale, magari, proprio ‘nano’ non è, ma ci pare comunque che anche le sue qualità di uomo politico, di amministratore, non risultino delle più brillanti.

Analisti, “opinion makers” ci vengono ora a dire che da queste elezioni, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, nonostante, appunto, le vittorie del Pd in Toscana, Umbria, Marche, Campania, Puglia, esce “dimezzato”. Magari ne uscisse ‘dimezzato’. Il suo partito ha patito la sconfitta in due sole regioni, come si fa quindi ad affermare che questa tornata elettorale ridimensiona l’illusionista, l’affabulatore toscano, il campione dell’ovvietà, l’uomo che della Storia d’Italia, d’Europa, del mondo quasi nulla sa?  Ce lo ha dimostrato di nuovo egli stesso nei giorni scorsi, quando è apparso chiaro che, appunto secondo lui, Nizza e la Savoia noi italiani le avevamo strappate alla Francia mentre è vero l’esatto contrario…

Si parla di un Matteo Renzi “dimezzato” forse perché in Puglia e in Umbria hanno vinto candidati non proprio vicini alla sua linea politica e nella un tempo “rossa” Liguria la vittoria, sì, è andata al Centrodestra? Chi si presenta con questo punto di vista dimostra d’essere fuori strada, dimostra di non saper afferrare i grossi, grossissimi problemi che, come macigni, schiacciano da anni e anni il popolo italiano e per altri anni ancora, e chissà quanti, graveranno sulla groppa di tutti noi.

Questi problemi sono:

1) Perdita di gran parte della sovranità nazionale dovuta alla alla natura assolutistica dell’Unione Europea e allo scandaloso appiattimento di Roma al cospetto dei teocrati di Bruxelles.

2) Il notevole abbassamento del tenore di vita di quattro italiani su cinque causato dall’infausto passaggio dalla Lira all’Euro.

3) Il ristagno, se non i passi all’indietro, della produttività nazionale.

4) Il dissesto idrogeologico che ormai interessa addirittura un  terzo del territorio nazionale italiano.

5) Il crollo dei valori morali e sociali di cui è in massima parte responsabile un Berlusconi a più riprese votato dagli italiani; crollo per cui, nell’Italia d’oggigiorno, viene ammirata, complimentata, indicata “come esempio” la assai piacente, sinuosa, spigliata ragazza che senza pensarci due volte accetta l’amplesso col ricco, col potente…

6) Lo scarsissimo peso dell’Italia negli affari internazionali, vedasi il caso dei due marò sequestrati quasi tre anni fa dalle autorità imdiane.

7) Il dilagare incontrastato dell’immigrazione dall’Est europeo e dal Marocco.

8) L’impoverimento dell’insegnamento nelle scuole, sia pubbliche che private; con rare, troppo rare, eccezioni.

9) L’aumento della disoccupazione giovanile, altro flagello che non tange, non preoccupa per nulla questa “classe politica” che Dante definirebbe, come ebbe a definire i Pisani del suo tempo, “vituperio delle genti”.

Non è più tempo di analisi sulle percentuali dei voti… Non è più tempo di abboccamenti fra l’uno e l’altro schieramento… Non è più tempo di “verifiche”! Anche le “verifiche”, costume politico lanciato negli anni Settanta dalla Democrazia Cristiana, compaiono fra gli ‘agenti’ che hanno immobilizzato, ingabbiato, assassinato l’Italia. Eccole, sì, le “pause di riflessione” che servivano, e servono, soltanto ai politici, ai politicanti di carriera per guadagnare tempo, procurarsi alleati grazie ai quali salvare i propri indecenti privilegi, rinsaldare quindi posizioni vecchie, anacronistiche.

Non è più tempo di ‘speranza’, d’”ottimismo”. Non più, no, dopo le scellerataggini commesse dai governi Prodi, Berlusconi, Monti, Renzi.  Non è umano, non è giusto, non è pensabile vivere su basi quotidiane nei drammi uno dopo l’altro: nel dramma della pensioni, nel dramma degli sfratti, del disordine pubblico, dei fallimenti di esercizi commerciali causati dalla feroce, sleale concorrenza cinese, e indiana, in innumerevoli città italiane. Nel dramma di edifici scolastici che cascano a pezzi, di colline che franano, di due gocce di pioggia che ammazzano esseri umani, e ammazzano anche animali indifesi.

Non è ammissibile proseguire lungo il binario del “business as usual”. E’ atroce notare che l’Italia assiste inerte, rassegnata alla sua sparizione come Paese, come entità nazionale con una ben precisa coscienza di sé, con ben precisi scopi, fini; aspettative. Con una identità autentica che non si riduca alle sole scarpe, alle sole spaghettate, ai soli frutti di mare. Ci siamo di nuovo vestiti dei panni dell’italiano “pittoresco”, figura esecrabile che Crispi, Mussolini, De Gasperi tentarono di eliminare dal tessuto nazionale, ma vi riuscirono in minima parte – e pensare che, di numeri, i tre statisti ne avevano.

Al punto in cui ci troviamo, lo stesso Movimento 5 Stelle ci appare ‘pittoresco’. E’ un organismo che non governa da nessuna parte mentre Beppe Grillo assomiglia sempre di più al Peter Sellers de “Il ruggito del topo”, esilarante film inglese del 1959 su un tale che nel quadro della Guerra Fredda si mette in testa di spaventare americani e sovietici…

Il M5S un paio d’anni fa avrebbe potuto cavalcare l’uragano. Non c’è riuscito per la propria pochezza  “neurovegetativa”. Forse, è rimasto spaventato dalle proprie stesse ambizioni. Da un lato, con Casaleggio s’è perduto in elucubrazioni di nessun interesse culturale, di nessun interesse d’ordine pratico; dall’altro, col suo leader, Grillo, ha ceduto alla tentazione di metterla sul piano d’un umorismo sterile, perfino di pessimo gusto, quindi controproducente. Grillo, ‘massacrato’ alle urne da Renzi, ricordate? E’ storia recente. E’ tutto dire…

Soltanto il 52 percento degli elettori s’è recato alle urne. Questo, nel Paese in cui un tempo ai seggi elettorali affluiva il 90 per cento dei cittadini maggiorenni. Ma a Lorsignori sta bene anche così. Anzi, meglio ancora che un solo italiano su due vada a votare: il posto, lo scranno, l’auto blù, li conservano comunque; eppoi è vero che gli assenti non hanno mai ragione.

In Italia non si pongono le condizioni per la nascita, l’ascesa, l’affermazione di un vero movimento popolare deciso a tutelare gli interessi di tutti gli italiani, soprattutto degli italiani presi a calci dal neoliberismo, ignorati dalle istituzioni, angariati dalla burocrazia, relegati  nel ghetto di chi nulla conta poiché nulla inventa, nulla crea, nulla produce…

E’ una tragedia. Della quale si nutrono con gusto osceno quelli che ci hanno sempre  “visto giusto”, quelli che “non” sbagliano un colpo; i maestri e le maestre di trame, strategie, tattiche. Individui aridi, egocentrici, mai sazi; tizi e tizie di nessuna competenza specifica. Ma l’Italia d’oggi è nelle loro mani.

 

 

 

 

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