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Regionali: trionfa la Lega Nord, bene il M5S. Il Pd di Renzi dimezza i voti

di La Voce Sicilia NY

Le urne premiano la Lega Nord che avanza anche nella regioni del centro. Tiene il Movimento 5 Stelle che diventa primo partito in tre regioni. Arretra il Pd, che pur conquistando la guida di cinque regioni, passa dal 40% delle europee al 23%

Il vincitore ha un nome: Matteo Salvini. Il leader della Lega Nord è raggiante. Il suo partito, in questa tornata di elezioni regionali- si è votato in Veneto, Toscana, Umbria, Marche, Puglia e Campania- ha fatto il pieno di voti superando ogni aspettativa.

Al di là del Veneto, infatti, – dove riconferma con oltre il 50% dei voti il governatore, Luca Zaia,-  la Lega conquista spazio in tutte le regioni. Nella rossa Toscana è un exploit:  la Lega passa da  percentuali irrilevanti ad un netto 20%. Risultato sorprendente anche nelle Marche dove il candidato del Carroccio e di Fratelli d’Italia, Francesco Acquaroli, ottiene il 18%, la Lega da sola il 15%.

Successo anche nell'ormai  ex rossa Liguria dove i voti del partito di Salvini – che supera il 20% –  portano sulla poltrona di gvernatore, il candidato di Forza Italia, Giovanni Toti.

A livello nazionale il Carroccio si attesta al 12,5%, terzo partito dietro il Movimento 5 Stelle (che si conferma seconda forza politica in Italia)  e dietro il Pd che, pur rimanendo al primo posto, dimezza i suoi voti passando dal 40% delle europee al 23,7% attuale.

La Lega Nord, dunque, senza se e senza ma, è il partito che oggi può brindare alla vittoria. E, Salvini, in effetti, non nasconde la gioia: "La vera alternativa a Renzi siamo noi" dice, consapevole del fatto che il suo è diventato il primo partito di centrodestra.

Non male il Movimento 5 Stelle che diventa il primo partito in tre regioni: in Liguria, dove  ottiene il 22,7%, in Campania con il 17,8%  e in Puglia  dove supera il 18%. A parte il Veneto, dove la forza di Luca Zaia non ha lasciato scampo a nessuno, il Movimento di Beppe Grillo regge bene anche nelle altre regioni: in Umbria  conquista il 14.3, in Toscana è il 15, nelle Marche 21.8 per cento.

Il Pd, come detto, pur guadagnando la guida di cinque regioni dimezza i suoi voti passando dal 40% delle europee all'attuale 23%.

Il partito guidato da Matteo Renzi ha lasciato sul terreno più di 1 milione di consensi (-33,8%) anche rispetto alle politiche del 2013, quando il leader era Bersani.

Vince in Campania, dove  il candidato, Vincenzo De Luca  conquista il 40%. In Toscana, con il governatore uscente Enrico Rossi che ha superato il 40%. In Puglia, con  Michele Emiliano che raggiunge il 44,7%. In Umbria si conferma governatrice Catiuscia Marini con il 42,8% dei consensi. Nelle Marche, il candidato del centrosinistra Luca Ceriscioli vince con il 41.1%.

Ma, certo, non si può parlare di vittoria. Non a caso, il premer, Matteo Renzi, non ha ancora commentato i risultati. Ma scontento lo è di certo. Avrebbe affermato di non voler cacciare nessuno dal partito, ma di non ritenere più accettabile che ci siano correnti organizzate dentro il PD e che si voti "contro riforme che il governo considera delle priorità".

Il riferimento è alla legge elettorale, al Job Act e alla riforma della scuola che ha visto il Pd spaccarsi su posizioni divergenti.

Riepilogando, a livello nazionale il Partito Democratico si attesta al 23,7%; secondo partito il Movimento 5 Stelle al 18,4%. Poi Lega Nord al 12,5%. Quarto partito Forza Italia al 10,7%, Fratelli d'Italia – Alleanza Nazionale invece al 4,2%.

Intanto, sul fronte dell'affluenza il dato  definitivo si ferma al 52,2 per cento dei votanti. Una percentuale che testimonia la disaffezione nei confronti della politica.

 

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