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Dopo la sua vittoria ad Agrigento c’è chi pensa a ‘Lillo’ Firetto come possibile presidente della Regione siciliana

L’OPINIONE/ L’elezione a sindaco di Agrigento di Calogero ‘Lillo’ Firetto indica un modo nuovo per selezionare la classe dirigente e i possibili governanti: un candidato che va oltre i partiti (ormai svuotati), in grado di dialogare con la base, interpretandone le esigenze

Calogero ‘Lillo’ Firetto candidato alla presidenza della Regione siciliana? L’idea nasce da una constatazione: e cioè dal fatto che le elezioni amministrative siciliane, a sorpresa, hanno indicato un metodo di selezione della classe dirigente e del possibile personale di governo con il quale non eravamo più abituati a confrontarci. Il riferimento è all’elezione del sindaco di Agrigento. Elezione quasi plebiscitaria. Un risultato che, se analizzato con attenzione, premia un politico legato al proprio territorio, vicino ai bisogni reali dei cittadini, in grado di fornire risposte concrete. Il tutto al di fuori di un sistema dei partiti che in Italia – e quindi anche in Sicilia – sembra avere smarrito la propria funzione di indirizzo e di guida della società. Da qui, per l’appunto, la proposta: lanciare, da subito, la candidatura di Firetto alla guida della Sicilia.

In queste ore i ‘capi’dell’Udc, del centrosinistra siciliano con in testa il Pd e persino del Nuovo centrodestra del Ministro  Angelino Alfano stanno provando a mettere il ‘cappello’ sulla vittoria al primo turno di Firetto nella Città dei Templi. Dobbiamo dare atto a La Voce di New York di non essersi unito al coro dei partiti che si autoproclamano sponsor del nuovo sindaco di Agrigento. Questo giornale è stato l’unico a ricordare che, con la legge elettorale che regola l’elezione nei Comuni siciliani, non c’è più l’effetto di ‘trascinamento’ delle liste in favore del candidato sindaco. E che, di conseguenza, i voti del candidato sindaco – in questo caso i voti presi da Firetto – sono solo suoi. I partiti, ormai, quando ci riescono, eleggono i consiglieri comunali. Punto.

La Voce di New York ha ricordato inoltre che lo stesso Firetto, qualche tempo fa, si è anche dimesso daagrigento capogruppo dell’Udc al Parlamento siciliano. E che ad Agrigento si è candidato da indipendente, con alcune liste civiche. E che i partiti, dopo, si sono accodati alla sua candidatura. Non prima – nel caso del Pd – di aver provato ad ostacolare la candidatura di Firetto con la farsa delle primarie del centrosinistra all’insegna di un’alleanza un po’ balorda tra Partito democratico e Forza Italia!

Detto questo, l’esperienza di Firetto è importante. Perché ‘disegna’, come già accennato, un metodo di selezione della classe politica e una candidatura partendo dal ‘basso’ e non dall’alto. Firetto non nasce dal nulla. Non è un funzionario di una società che Berlusconi sceglie e sostiene – anche finanziariamente – in una campagna elettorale. E non è nemmeno un ‘sodale’ di Renzi catapultato nell’agone elettorale e mandato in Parlamento grazie al Porcellum, oggi peggiorato in Italicum, in barba alle elementari regole di democrazia. Al contrario, Firetto è stato sindaco di Porto Empedocle, cittadina quasi attaccata ad Agrigento. E’ un amministratore della cosa pubblica che si è fatto le ossa ascoltando i bisogni della gente. Fornendo risposte amministrative e politiche che la gente del luogo ha apprezzato.  

Nel suo Comune ha adottato scelte forti. Che hanno creato anche contrapposizioni. Ci riferiamo, per esempio, al rigassificatore di Porto Empedocle, progetto per ora bloccato. Ma nonostante le divisioni e le polemiche Firetto ha saputo ‘capitalizzare’ la questione rigassificatore, portando nella sua città ingenti risorse a titolo di compensazione da parte di chi dovrebbe realizzare l’impianto di rigassificazione. E ha cambiato in meglio Porto Empedocle, che oggi è accogliente e ben organizzata. E’ riuscito a far arrivare nella sua città – che come Agrigento si affaccia su quello che Pirandello chiamava “il mare africano” – le navi da crociera, con enormi benefici economici per tutta la zona dovuti alla presenza dei turisti.

Da trent’anni, ad Agrigento, ci si accapiglia sul seguente dilemma: è più utile, per potenziare il turismo, rifare le strade (che sono penose) e potenziare le ferrovie (da terzo mondo), o puntare su un aeroporto? Firetto ha optato per una terza via: il mare. E ha riempito di turisti La Valle dei Templi. Così 6 agrigentini su 10 lo hanno voluto sindaco. A ragione. A Porto Empedocle, spesso, sbarcano i migranti e creano problemi. Ma adesso sbarcano anche i turisti. E questo è un fatto importante, molto importante. Con molta probabilità, senza le divisioni sul rigassificatore, Firetto sarebbe stato eletto con oltre il 90 per cento dei consensi (percentuale che ha raggiunto alle elezioni comunali di Porto Empedocle).

I big dei vari partiti di centrosinistra, come già accennato, blaterano. Ma non hanno fatto nulla. Hanno fatto poco o nulla ad Agrigento; hanno fatto poco o nulla in tanti altri Comuni della nostra Isola; e hanno fatto poco o nulla alla Regione. Dove, a dir la verità, hanno prodotto e continuano a produrre enormi danni. Anche Rosario Crocetta, tra l’estate e l’autunno del 2012 è stato individuato al di fuori dei partiti. Che, alla fine, hanno accettato la sua candidatura (non senza qualche ‘mal di pancia’, per esempio nel Pd siciliano). Anche Crocetta veniva da un’esperienza di amministratore. In verità Crocetta ha provato a esprimere una svolta nell’amministrazione regionale. All’inizio al di là dei partiti. Ha commesso errori? Certo. Dovuti, in buona parte, a personaggi che si sono rivelati legati alla vecchia politica e al trasformismo.

Ovviamente, il paragone tra Firetto e Crocetta non regge. Perché la Regione è una ‘macchina’ molto più complessa di un piccolo Comune. Crocetta, lo ribadiamo, ha commesso errori. Sulla Formazione professionale avrebbe dovuto operare diversamente. Non dando la percezione di voler colpire anche i lavoratori. Ripeto: troppi consiglieri sbagliati. Ma oggi, dopo che il Pd è entrato nel governo, qual è lo scenario?

La domanda è importante. Perché dalla terza Giunta varata da Crocetta ad oggi la situazione, in Sicilia, lungi dall’essere migliorata, è peggiorata. Il Pd, per due anni, ha creato enormi problemi a Crocetta. Gli esponenti di questo partito hanno chiesto di entrare nel governo. Per fare che? Per produrre quali novità positive?

antonello cracoliciL’onorevole Antonello Cracolici (nella foto a sinistra), per citare un esempio, dopo aver criticato per lungo tempo Crocetta e il suo governo, ha chiesto e ottenuto un assessorato importante: il Turismo. Ma cosa ha prodotto, fino ad oggi, la gestione dell’assessorato regionale al Turismo da parte del gruppo che fa capo all’onorevole Cracolici? Sono aumentati i flussi turistici in Sicilia? Sono state organizzate manifestazioni internazionali che hanno catapultato la nostra Isola nel firmamento internazionale del turismo? Non ci sembra proprio! Quello che traspare sono piccole operazioni di clientelismo. Una gestione al ribasso. Un’operazione per alimentare una corrente del Pd. Era questo il cambiamento che serviva alla Sicilia?

E che dire dei Beni culturali? E’ cambiato qualcosa con l’arrivo di un assessore targato Pd? E’ migliorata la gestione dei musei e delle aree archeologiche? Anche in questo caso, è inutile non ammetterlo, operazioni di piccolo cabotaggio amministrativo: gabinetti dell’assessorato da riempire, posti di sottogoverno da spartire, favori e altre piccole e mediocri miserie. E come commentare la pessima gestione dell’assessorato regionale al Lavoro? Un governo che si dice di sinistra che privatizza i servizi al Lavoro! L’attuale assessore al Lavoro è stato nominato dalle varie correnti del Pd, bramose solo di acquisire potere e di dimostrare che esiste una sinistra ‘altra’, magari in stile renziano: una sinistra pronta a rinnegare le proprie radici, per cedere la gestione della cosa pubblica a privati. Che tristezza!

Ancora: che dire della somma scorrettezza alla quale hanno fatto ricorso i signori del Pd renziano sulla formazione professionale? L’assessore all’Economia, Alessandro Baccei – novello Verre mandato in Sicilia da Renzi – toglie i soldi al dipartimento regionale della Formazione e i renziani del Pd chiedono il ‘commissariamento’ di questo settore “perché i corsi di formazione registrano ritardi”. Come se i siciliani fossero degli stupidi e non avessero capito che a provocare i ritardi nell’avvio dei corsi è stato proprio l’assessorato gestito da Baccei! Anche in questo caso: che miserie! Che bassezze!

Ma il caso più eclatante è legato proprio al nome e all’operati di Baccei. Che, forte degli appoggi romani, ha massacrato il Bilancio 2015 della Regione siciliana. Debbiamo ancora una volta citare La Voce di New York, unico giornale che ricorda che la crisi finanziaria della Regione siciliana è dovuta non al fatto che i siciliani sono spendaccioni – come cerca di far credere il signor Baccei – ma ai tagli che lo Stato, negli ultimi tre anni, ha operato a spese della Regione siciliana. E parliamo di oltre 5 miliardi di euro. Tagli sulla ‘cassa’ e non sulla competenza.

Di fatto, con l’arrivo del Pd renziano al governo della Regione la situazione finanziaria è peggiorata. Era per questo che i renziani hanno sbraitato per entrare nella ‘stanza dei bottoni’ della Regione siciliana? Per ridurla all’osso? Per finire di ‘spolparsela’? Per lasciare senza risorse decine di categorie sociali della nostra Isola? A questo è servito Renzi? A rendere la Sicilia più povera, sempre più povera, sempre più povera? Una domanda che meriterebbe una risposta.        

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