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Scuole: lo sciopero è iniziato, anche se a singhiozzo. E come finisce si racconta

Tanto per cambiare, i soliti sindacati hanno siglato un accordo-capestro che ‘incapretta’ a metà i docenti. Ma l’ostacolo può essere aggirato, almeno parzialmente. Renzi si ravvedrà dopo la batosta elettorale? Intanti domani, all commissione Pubblica istruzione del Senato, il governo potrebbe andare in minoranza... 

Gli scrutini sono alle porte e lo scontro sul disegno di legge sulla ‘riforma’ della scuola targato governo Renzi non accenna a placarsi. Anzi. Cosa accadrà?

Uno sciagurato codice di autoregolamentazione firmato dagli esponenti del mondo sindacale 1999 (accordo sull’attuazione della legge 146/1990 allegato al Contratto nazionale di lavoro – articolo 3 “Norme da rispettare in caso di sciopero) non consente un vero e proprio blocco di scrutini, bensì le seguenti modalità di sciopero: “Gli scioperi proclamati e concomitanti con le giornate nelle quali è prevista l’effettuazione degli scrutini finali non devono differirne la conclusione nei soli casi in cui il compimento dell’attività valutativa sia propedeutico allo svolgimento degli esami conclusivi dei cicli di istruzione. Negli altri casi, i predetti scioperi non devono comunque comportare un differimento delle operazioni di scrutinio superiore a 5 giorni rispetto alla scadenza programmata della conclusione”.

Di fronte a tale status quo, i sindacati Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda hanno trovato il modo di aggirare almeno in parte tale ostacolo proclamando “uno sciopero breve di un’ora degli scrutini da parte del personale docente per due giornate consecutive. “Lo sciopero è indetto per due giornate in concomitanza con gli scrutini previsti dal calendario di ciascuna scuola (…) In tal modo è sufficiente che si dichiari in sciopero un solo docente (e non tutti) per lo scrutinio di ciascuna classe (visto che in assenza anche di un solo docente non si può procedere, dal momento che negli scrutini il consiglio deve essere al completo ed il DS non può sostituire nessuno in sciopero). In questo modo, con l’adesione anche di un solo docente per ciascun consiglio di classe si impedisce l’effettuazione degli scrutini di una intera giornata in tutte le classi di tutta la scuola”.

Poiché tutto ciò avviene nel pieno rispetto della legge, tale soluzione disarma in toto il presidente dell'Autorità di garanzia degli scioperi, Stefano Alesse, che aveva minacciato la precettazione in caso di blocco di scrutini. Inoltre, qualora qualcuno decidesse di scioperare non un'ora, ma due giorni consecutivi, sarebbero legittime solo sanzioni pecuniarie, non precettazioni. E bye bye alla ministra Giannini che definisce “inaccettabile” qualsiasi forma di protesta durante gli scrutini.

Quello che dispiace, invece, è il clima rovente di tensione e antagonismo che tale situazione sta provocando nel rapporto che più di ogni altro, trattandosi di scuola, dovrebbe essere squisitamente di cooperazione: quello tra docenti e presidi. Pare che in certe scuole questi abbiano reagito con circolari che prevedono la sospensione dei permessi per motivi personali e di giornate di ferie (Iss Cremona, Milano); insomma: una sorta di ricatto. In altre circolari si prega (illegittimamente) il personale di comunicare “l’eventuale adesione allo sciopero entro le ore 10.00 del 11/06/2015” (Istituto Comprensivo, Fagnano Castello, Cosenza). In sintesi, Renzi non ne sbaglia una nel suo progetto di distruggere definitivamente quel clima di armonia e collaborazione necessario affinché la scuola possa essere l'ambiente sano e pacifico nel quale far crescere sia intellettualmente che spiritualmente bimbi e adolescenti ai quali affidare il futuro del nostro Paese.

Purtroppo non credo che il “ducetto” sia tanto ravveduto da cambiare qualcosa, malgrado le “legnate orbe” prese alle ultime elezioni amministrative. Intanto al Senato il destino del disegno di legge sulla scuola è appeso ad un filo: in commissione Istruzione i parlamentari dell'opposizione sono 12, quelli della maggioranza 14, inclusi però anche il senatore a vita Rubbia, noto come un “indipendente” e tre della minoranza del partito (Tocci, Mineo e Martini). Il duello avrà luogo domani, martedì 9 giugno, quando i senatori Tocci e Mineo presenteranno un ordine del giorno che chiede al relatore di stralciare le assunzioni dei precari dalla riforma (proposta ripetutamente lanciata in passato da Sel e puntualmente bocciata da Renzi): se i 12 commissari d’opposizione voteranno tale ordine del giorno, 12 + i 2 voti di Tocci e Mineo fa 14 e il governo andrà sotto…

Foto tratta da gildavenezia.it

 

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