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Ballottaggi in Sicilia: a Gela ‘referendum’ su Crocetta e Pd, a Enna assalto al ‘Barone rosso’ Crisafulli. A Bronte Firrarello e Castiglione…

Domani ballottaggi in 13 Comuni della Sicilia. A Gela Crocetta e Pd sono terrorizzati non dalla sconfitta, ma dal possibile ‘cappotto’ ad opera dei grillini. A Enna Crisafulli braccato dai renziani. Anche ad Augusta i seguaci di Grillo potrebbero fare il colpaccio. A Bronte a rischio il sistema di potere Firrarello-Castiglione 

Sono 13 i Comuni siciliani dove domani si celebrerà il ballottaggio per eleggere i sindaci. C’ un solo capoluogo di provincia: Enna. E poi Gela, Ribera, Marsala, Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta, Milazzo, Ispica, Carini, Bronte, Augusta, Barcellona Pozzo di Gotto e Licata.

Tutti i ballottaggi sono importanti. Ma forse le elezioni che acquistano una valenza politica regionale sono quelle di Gela ed Enna.

A Gela, da quello che si capisce, le elezioni sono state trasformate in un referendum sull’operato del presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta (nativo di Gela, città della quale è stato sindaco), e del Pd siciliano. Insomma, in un referendum sul governo della Sicilia.  

A Gela, a contendersi il posto di sindaco, sono il candidato del Movimento 5 Stelle, Domenico Messinese, e il candidato del Pd renziano e di Crocetta, Angelo Fasulo. Quest’ultimo è sindaco uscente. Che, in prima battuta, anche se per una manciata di voti, è stato battuto da Messinese. Uno smacco per il Pd e per Crocetta. Insomma, il Partito democratico esprime il governo nazionale, il governo regionale (con Crocetta che, lo ricordiamo, è iscritto al Pd, partito nel quale è stato eletto eurodeputato prima di essere eletto alla guida dell’Isola), controlla il Comune di Gela e la provincia di Caltanissetta con un commissario. Ma questo non è bastato al Partito democratico (e a Crocetta) per far vincere Fasulo in prima battuta. Insomma a Gela i grillini potrebbero conquistare il quarto Comune siciliano, dopo Ragusa, Bagheria e Pietraperzia.  

Per l’occasione, a Gela, il Movimento 5 Stelle, che di solito va sempre in solitudine, ha trovato alleati. Giampiero Trizzino, parlamentare regionale grillino, aveva smentito accordi con altre forze politiche ai ballottaggi. Ma da giorni ormai si grida allo scandalo per l'accordo che invece sembra essere stato siglato tra il candidato grillino, il già citato Domenico Messinese, e il Nuovo centrodestra democratico di Angelino Alfano. A certificarlo c’è l'abbraccio dopo un comizio tra Messinese e il candidato dell'Ncd, Vincenzo Greco, che è arrivato terzo al ballottaggio e che sostiene Messinese contro Fasullo. (a sinistra, sotto, un'immagine di Gela vista dall'alto: foto tratta da visionedioggi.it

gelaSi tratta di un sostegno che dovrebbe essere disinteressato ma, a quanto pare, il comizio per Messinese lo ha organizzato proprio Enzo Greco, siglando non un semplice accordo, ma un vero patto elettorale davanti gli elettori, perché nel linguaggio politico fare un comizio insieme significa metterci la faccia per entrambi i candidati. Anche Forza Italia parrebbe sostenere il candidato Messinese.

"A Gela l'elezione del Sindaco è stata trasformata dal Movimento 5 Stelle in un referendum pro o contro Crocetta", ha detto il segretario del Pd siciliano, Fausto Raciti. In effetti, i temi della città sono passati in secondo piano. Gela è una città disastrata. Una realtà che, dagli anni ’50 del secolo passato, subisce la presenza dello stabilimento petrolchimico dell’Eni.

Insomma, una città inquinata. Che ha dato tanto alla chimica (soprattutto tanti malati e tanti morti di tumore). Ma ha ricevuto poco. Oggi l’Eni sembra in smobilitazione. Ufficialmente si parla di una trasformazione dello stabilimento chimico in una centrale per la produzione di biomasse. Ma il finale è tutto da scrivere.

Stando a quello che si capisce – e stando ai toni di Raciti, che ha provato ad appannare mediaticamente l’immagine dei grillini, che al ballottaggio di Gela si presentano con un candidato sostenuto dagli alfaniani e da altre forze politiche – il timore del Pd e di Crocetta non è tanto la non impossibile vittoria di Messinese, ma un eventuale ‘cappotto’ da parte dei grillini al loro candidato. Insomma, se Messinese dovesse vincere il ballottaggio con il 70 per cento dei voti contro Fasullo, beh, per il Pd e per Crocetta il colpo sarebbe terribile.

In questo turno di ballottaggio (il discorso non riguarda solo Gela, ma tutti i Comuni dove si vota domani) sta pesando, e molto, la proposta dei 14 deputati del Parlamento siciliano del Movimento 5 Stelle di destinare 300 mila euro alla stabilizzazione della trazzera di Caltavuturo. E’ la strada fatta rinascere dagli abitanti di questo Comune della basse Madonie dopo la frana che ha travolto il viadotto Imera, bloccando l’autostrada Palermo-Catania. Il blocco dell’autostrada, da oltre due mesi, costringe gli automobilisti che si recano da Catania a Palermo e viceversa a passare da Polizzi Generosa. Con la trazzera riesumata dagli abitanti di Caltavuturo per la cui stabilizzazione i parlamentari grillini hanno stanziato 300 mila euro (soldi che fanno parte delle indennità parlamentari che i deputati grillini, in buona parte, rifiutano, destinandoli al microcredito e adesso, anche per stabilizzare questa strada) i cittadini siciliani risparmierebbero quasi un’ora di tempo!

Ieri, dopo 24 ore di silenzio, Crocetta ha provato a sminuire la proposta dei grillini, annunciando l’arrivo di fondi nazionali. Ma la realtà è che, a oltre due mesi dalla frana del viadotto Imera, governo nazionale e governo regionale a trazione Pd non hanno fatto nulla di concreto. Solo chiacchiere. Mentre i grillini hanno approntato 300 mila euro per stabilizzare la trazzera. Fatti e non parole. Un’iniziativa, quella dei grillini, che anche il neo sindaco di Caltavuturo, Domenico Giannopolo (centrosinistra) ha dimostrato di apprezzare. Ma ad apprezzarla sono tantissimi siciliani: da qui il timore del Pd di perdere il ballottaggio a Gela, ma anche in altri Comuni.

A proposito di altri Comuni, il secondo  palcoscenico elettorale di valenza politica regionale che potrebbe mirello crisafulliregalare una clamorosa sorpresa è quello di Enna. In questa città “Barone rosso”, il magnate dei voti del Pd che, da sempre, fa il bello e il cattivo tempo, Vladimiro ‘Mirello’ Crisafulli, non è riuscito a vincere al primo turno e si appresta a centrare l'obiettivo al secondo. Ma anche per lui la partita potrebbe presentare qualche insidia. La candidatura del suo antagonista, Maurizio Di Pietro, potrebbe trovare il gradimento della parte del Pd avversa allo stesso Crisafulli (ricordiamo che i renziani non volevano candidarlo, tant’è vero che Crisafulli si è presentato senza il simbolo del Pd) e del Movimento 5 Stelle. E, chissà, magari di altri ‘cespugli’. Insomma, anche per ‘Re’ Mirello da Enna niente è scontato. Teoricamente gli elettori potrebbero scrivere la data della prima pesante sconfitta di Crisafulli, dando ragione alla segreteria nazionale del Pd che, come già ricordato, ha vietato l'uso del simbolo del partito e cercato di impedire con ogni mezzo la candidatura a Sindaco di Enna del “Barone rosso”. Ma questa sembra un finale un po’ azzardato, perché Crisafulli, al primo turno, oltre che danneggiato dai suoi avversari interni di partito, è stato sacrificato dalla legge elettorale che impone il voto confermativo per il sindaco. Insomma batterlo al ballottaggio non sembra un’impresa facile. Anzi.  

Negli altri 11 Comuni lo scenario elettorale è mutevole. Nino Bellia per soli 58 voti non è arrivato a conquistare 15 giorni fa la poltrona più alta di San Giovanni la Punta, in provincia di Catania. Se la vedrà con Santo Trovato che ha radunato tutti gli altri candidati sconfitti.

A Licata, provincia di Agrigento, lo sfidante di Angelo Cambiano, sostenuto da liste civiche e arrivato primo, è Giuseppe Galanti sostenuto dal Pd e dal Nuovo centrodestra. Si vedrà se la naturale colazione sosterrà la prova delle urne.

A Tremestieri Etneo – altro Comune del Catanese – si sfidano due candidati contrapposti, attribuiti uno per il centrodestra e l'altro per il centrosinistra. Santi Rando con il 35% per il centrodestra, Sebastiano Di Stefano con quasi il 28% il centrosinistra. Nessuno dei due è però sostenuto da liste ufficiali di partito, nemmeno il Pd. E la separazione tra destra e sinistra non è poi così netta. Insomma, a prevalere sono i fatti locali.

A Ribera, provincia di Agrigento, il sindaco uscirà tra i nomi di Carmelo Pace e Nenè Mangiacavallo, già sottosegretario di Stato. La stranezza di Ribera è che né la lista del Pd, né quella dell'Udc si sono apparentate con nessuno dei due candidati. Anche in questo caso giocherà molto l’elemento locale.

Aria di rinnovamento a Ispica, provincia di Ragusa, dove a sfidarsi sono due consiglieri comunali coetanei di 35 anni, entrambi all'opposizione dell'amministrazione uscente. Pierenzo Muraglie è arrivato primo con il 10% in più di Paolo Monaco, ma quest'ultimo gode di più forze organizzate sul territorio, primo tra tutti il Pd. Anche qui però senza simbolo. Ad Ispica il candidato del Moviento 5 Stelle è arrivato terzo e le attenzioni di tutti si sono rivolti a lui e alle sue indicazioni di voto non ufficiali.

A Milazzo, provincia di Messina, sfida fratricida tra i due candidati del Pd. Da tempo si consuma la lotta all'interno del partito che nessuno è risuscito a dirimere. Carmelo Pino è il sindaco uscente. Politico di lungo corso, dovrà vedersela con Giovanni Formica. Difficili le  previsioni, anche se i boatos darebbero in vantaggio il sindaco uscente.

A Carini, provincia di Palermo, il candidato del Pd con lista di partito al seguito, Giovi Monteleone, ha sfiorato la vittoria con il 48% dei voti. Gli contende la carica Gianfranco Lo Piccolo, che dalla sua ha il Pdr di Totò Cardinale e parti della contestatissima amministrazione uscente. Anche a Carini il candidato grillino non è arrivato al ballottaggio. Alcune sue dichiarazioni fanno pensare che sosterrà Giovi Montelone del Pd.

A Bronte, ancora provincia di Catania, faccia a faccia tra Nuovo centrodestra e Pd. Strano perché i due partiti discutono di alleanze future e solide in vista delle regionali 2017. Ma Bronte è il regno di Pino Firrarello, oggi leader del Nuovo centrodestra con il genero Giuseppe Castiglione, in queste ore un po’ in difficoltà per l’inchiesta sul Cara di Mineo che lo vede coinvolto personalmente. Non è da escludere che l’avviso di garanzia recapitato a Castiglione possa aver appannato il sistema di potere di Firrarello, già nella Dc catanese, poi esponente di Forza Italia e poi ancora nel Pdl. Firrarello e Castiglione appoggiano Salvatore Gullotta; il Pd Graziano Calanna. L’eventuale vittoria di quest’ultimo segnerebbe, con molta probabilità, la fine politica di Firrarello.

Ad Augusta, provincia di Siracusa, sfida tra Movimento 5 Stelle con Cettina Di Pietro e il moderato Nicki Paci. La campagna elettorale si è tenuta all'insegna delle polemiche. Cettina Di Pietro è stata accusata di avere avuto la tessera del Pdl nel 2012. Ma la partita vera, in questo Comune, riguarda la tutela dell’ambiente. Augusta è la cittadina delle raffinerie. E si trova in un’area della provincia di Siracusa nella quale si trovano diciotto stabilimenti che inquinano, tra centrali elettriche, i già citati impianti di raffinazione e altre industrie chimiche. In questa città – ma anche nelle vicine Priolo e Melilli – si muore per carcinoma ai polmoni, ai reni, al colon.

La politica tradizionale non ha fatto nulla per la gente di queste contrade. Anzi, una cosa l’ha fatta: ha nascosto i dati epidemiologici.  Ma la realtà è più forte delle menzogne, della malapolitica e dei sindacalisti corrotti dall’industrialismo ad ogni costo. Ad Augusta è difficile trovare una persona che non abbia un parente morto a causa di un tumore. E siccome in Sicilia i registri dei tumori (soprattutto in provincia di Siracusa) sono oggetti misteriosi (per non parlare dell’Osservatorio epidemiologico siciliano…), un sacerdote, Padre Palmiro Prisutto, ha costituito quello che, in fondo, non è altro che un registro parallelo dei morti di tumore. “Qui è in atto un genocidio: è inutile girarci attorno”, ha detto il sacerdote, che ogni mese legge i nomi di tutti quei morti durante la funzione religiosa dentro al Duomo. Un’iniziativa che, come ha scritto Il Fatto quotidiano, ha fatto diventare Augusta la Spoon River della Sicilia.

Clima più tranquillo a Marsala. Nella città della provincia di Trapani non dovrebbe avere grossi problemi Alberto Di Girolamo, sostenuto dal centrosinistra, contro l’ex parlamentare Massimo Grillo del centrodestra. Anche Di Girolamo avrebbe potuto essere sindaco già da 15 giorni, ma è arrivato a un soffio dal 50%.

 

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