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Chris Christie ufficializza la sua candidatura alla Casa Bianca

di La VOCE di New York

Come previsto, anche il governatore del New Jersey Chris Christie ha ufficializzato la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2016. Con la discesa in campo di Christie, i pretendenti alla Casa Bianca di marca GOP arrivano a quota quattordici e la lotta per emergere dall'anonimato del gruppo diventa piú accanita

Con un annuncio già ampiamente anticipato, il gruppo (diventato ormai un "plotone") dei candidati repubblicani alle elezioni presidenziali del 2016 si arricchisce di un nuovo aspirante: il governatore del New Jersey Chris Christie.

Christie ha ufficializzato la sua discesa in campo dalla palestra della scuola della cittadina di Livingston dove il padre Wilbur e la madre di origini siciliane Sondra Grasso si trasferirono nel 1967 quando il giovane Christopher aveva cinque anni.

Coerentemente con un copione già seguito da altri, per emergere in un gruppo di contendenti così numeroso ogni candidato deve trovare un modo per distinguersi; per presentare un aspetto unico di sé e, nel suo discorso Chris Christie non é stato da meno.

Il governatore infatti ha messo in evidenza il fatto che il New Jersey è lo stato americano più densamente popolato e più etnicamente eterogeneo trasformando questo dato in una sorta di prova della sua capacità politica a trattare con un gruppi diversi e alludendo al fatto che il suo stato rappresenta una specie di spaccato dell'America, sia dal punto di vista etnico che politico. "Con tutto il rispetto per Jeb Bush – ha detto qualche tempo fa Christie – é semplice essere un governatore di successo in uno stato la cui maggioranza parlamentare proviene dal tuo stesso partito. Le cose stanno diversamente quando si è costretti a trattare con l'opposizione".

Quello della disfunzione che caratterizza l'attuale processo politico americano é stato un altro dei temi d'obbligo per Christie dal momento che ogni candidato a qualsiasi carica, ama presentarsi al pubblico come una sorta di principiante, estraneo al bizantinismo politico di Washington e pronto a risolvere il problema della polarizzazione.

Il fatto che Christie abbia riservato parte del suo discorso per tessere le lodi del dialogo politico é comunque incoraggiante a prescindere dal fatto che le sue credenziali di conciliatore in New Jersey sembrino essere un tantino esagerate.

Sempre come da copione, non poteva mancare poi la prevedibile valanga di critiche per il presidente Obama, il comun denominatore degli strali repubblicani, l'elemento unificatore che trascende le rivalità interne del gruppo.

Nel suo discorso Chris Christie ha detto che gli americani sono depressi dalla mediocrità della ripresa economica la cui colpa, inutile dirlo, sarebbe del presidente Obama.

Ma se si paragona la situazione economica del gennaio del 2009 a quella attuale, é difficile accollare all'amministrazione Obama colpe sostanziali considerando i considerevoli progressi ottenuti in questi ultimi anni: il tasso di disoccupazione nel gennaio del 2009 era di 7.8%. Oggi é di 5.5%. Il rapporto tra deficit e PIL é passato dal 9.8% nel 2009 al 2.6% del 2015 per non parlare dell'indice Dow Jones della borsa di New York che era a 7949 punti il giorno dell'insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca mentre oggi é oltre i 18,000.

Ma per Chris Christie questi miglioramenti non bastano e, come ha affermato nel suo discorso, gli Stati Uniti devono iniziare a crescere economicamente ad un ritmo superiore al 4% l'anno come ai tempi in cui lui e gli altri americani della sua generazione, hanno terminato gli studi e sono arrivati sul mercato del lavoro. Non c'é dubbio che tornare a quei livelli di crescita sarebbe auspicabile ma, se intende mantenere fede a questa promessa il governatore farà bene ad escogitare un modo per tamponare l'emorragia di manodopera che, negli ultimi trent'anni ha visto le grandi multinazionali americane spostare verso i paesi in via di sviluppo gran parte delle loro attività produttive.

Il cammino di Chris Christie verso la Casa Bianca sembra essere in salita e alla fine, le sue possibilità concrete di ottenere la nomina sembrano minime. L'eco dello scandalo del George Washington Bridge avrà sicuramente le sue ripercussioni sulle velleità presidenziali del governatore. Ma la sua discesa in campo rappresenta comunque un momento importante perché il suo bacino elettorale si sovrappone a quello di altri candidati con maggiori possibilità di successo e, come tale, il governatore del New Jersey potrebbe, alla fine, fare la differenza seppure in maniera indiretta.

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