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La settimana “liberal” della Corte Suprema

Le sentenze della Corte Suprema sulla riforma sanitaria e sulla legittimità dei matrimoni gay  fanno felice la sinistra e balzano sulle prime pagine dei giornali. Ma é una terza decisione, passata quasi inosservata che, potenzialmente, potrebbe cambiare piú profondamente il volto della politica americana

Gli organizzatori e i partecipanti alla Gay Pride Parade di domenica scorsa hanno avuto qualcosa di veramente clamoroso da festeggiare dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato la legittimità dei matrimoni omosessuali in tutti gli stati dell'Unione americana.

Quella conclusasi é stata una settimana di strepitosi successi per il presidente Obama e per la porzione piú progressista della popolazione americana dopo la tornata di sentenze costituzionali emesse dal massimo organo giuridico nazionale.

Tra le varie questioni portate di fronte ai nove giudici, quelle attese con maggiore trepidazione erano naturalmente le decisioni sui matrimoni gay e sulla sorte dell'Affordable Care Act, il programma di riforma sanitaria che resta finora, il prodotto legislativo piú importante dell'amministrazione Obama. Su entrambe le questioni, la sinistra democratica e progressista ne é uscita trionfante.

La decisione sulle sorti della riforma sanitaria in realtà, rappresenta un successo anche per la corrente piú moderata della destra repubblicana e in particolare per molti dei candidati del GOP che sono in corsa per le elezioni presidenziali del 2016. Per il movimento conservatore infatti, una cosa é stata osteggiare la legge prima della sua entrata in vigore, cioè quando se ne poteva ancora parlare in termini teorici, un'altra sarebbe stata assumersi la responsabilità politica della catastrofica implosione dei mercati assicurativi che si sarebbe verificata se la Corte Suprema avesse deciso di interpretare letteralmente il passaggio sui sussidi federali al centro della battaglia legale. Un parere negativo da parte della Corte avrebbe potuto minare l'intero edificio concettuale della riforma realizzando così, il "sogno" repubblicano. Ma se dopo gli innumerevoli assalti giuridici e legislativi la Destra fosse finalmente riuscita ad infliggere questo colpo finale all'Affordable Care Act, milioni di persone che al momento godono della copertura assicurativa garantita da Obamacare, si sarebbero ritrovate senza alcuna assistenza medica e con un'idea ben chiara sui responsabili del disastro.

Dopo la sentenza invece, candidati come gli ex governatori Scott Walker o Jeb Bush, provenienti da stati che, grazie alla loro stessa intransigenza ideologica, sarebbero stati colpiti direttamente da questa "apocalisse assicurativa", hanno potuto ipocritamente continuare a recitare la parte dei critici irriducibili della riforma evitando, allo stesso tempo, di essere identificati come gli artefici del disastro.

Il fatto che la Destra si sia affidata alla minuzia di un tecnicismo semantico scovato nel linguaggio legislativo per cercare di smantellare una riforma che ha assicurato l'assistenza sanitaria a milioni di persone, la dice lunga sul massimalismo fanatico che affligge l'attuale movimento conservatore americano. Ciò che lascia di stucco in questo ennesimo attacco ad Obamacare, é la mancanza di scrupoli mostrata dal Partito Repubblicano nell'immolare sull'altare dell'ortodossia ideologica un diritto fondamentale come quello alla salute e, in molti casi, la sopravvivenza stessa di centinaia di americani afflitti da malanni seri, pur di infliggere una sconfitta politica al presidente. Un accanimento estremista, tra l'altro, del tutto indifferente ai risultati pragmatici dell'ACA che, dopo i passi falsi iniziali, sta dimostrando di funzionare ben oltre le piú ottimistiche attese.

Se col passare del tempo le virtù pratiche della riforma sanitaria si vanno consolidando man mano che l'opinione pubblica ne vive i vantaggi in prima persona, la legalizzazione dei matrimoni gay rappresenta un mutamento culturale lampo che, negli ultimi vent'anni, si é verificato con una rapidità tale da sorprendere persino i suoi sostenitori. La decisione della Corte Suprema, in questo senso, ratifica un atteggiamento culturale già ampiamente acquisito dall'opinione pubblica, un fatto questo che mette in evidenza come alcuni bastioni culturali del conservativismo sembrano sempre piú obsoleti rispetto ai mutamenti dinamici in atto nella società civile. Si pensi ad esempio ai cambiamenti demografici che, giorno dopo giorno, alterano la composizione etnica della società americana e, con essa, l'efficacia dei richiami nativisti e xenofobi della Destra.

Di fronte all'inesorabilità di questi cambiamenti, il movimento conservatore americano sembra incapace di un'autentica autocritica preferendo invece il perseguimento di una strategia politica basata sui sotterfugi.

La riforma sanitaria va abrogata ad ogni costo? Ecco che si scova il cavillo linguistico per demolirla a prescindere dal fatto che funzioni o meno.

L'affluenza alle urne delle minoranze gioca a favore dei rivali democratici? Ecco che ci si inventa il falso problema della frode elettorale per tenere lontani dai seggi neri e latini.

Ma questa settimana, accanto alle decisioni principali sulla legge sanitaria e sulle nozze gay, la Corte Costituzionale ha emesso un'altra importantissima sentenza che é passata quasi inosservata ma che può avere conseguenze enormi sulla politica americana. Una sentenza, tra l'altro, che infligge un altro colpo a questa cultura del sotterfugio politico.

Per quanto quella americana passi come un modello per le democrazie occidentali, alcuni meccanismi del suo processo elettorale sono, a dir poco, problematici. Nel corso delle ultime elezioni ad esempio, la maggioranza dell'elettorato chiamata a votare per la Camera dei Rappresentanti ha espresso la sua preferenza per i democratici eppure, al momento, il controllo politico della stessa Camera é saldamente nelle mani dei repubblicani.

Questo paradosso é dovuto al fatto che in America le elezioni non si vincono assicurandosi la maggioranza del voto popolare ma quella dei collegi elettorali. Una curiosa legge amministrativa inoltre, consente ai politici in carica nei singoli stati di ridisegnare i confini delle proprie circoscrizioni elettorali in un processo denominato gerrymandering. Ovviamente, i gruppi di maggioranza hanno tutto l'interesse a ridisegnare questi distretti a loro vantaggio "frammentando" quelle aree piú politicamente ostili dove si concentra l'opposizione e neutralizzandole riassegnando ogni "frammento" all'interno di una circoscrizione tradizionalmente piú favorevole al proprio partito.

Quello che si crea quindi é un palese caso di conflitto di interesse che falsa, in maniera clamorosa, i risultati elettorali.

Per rimediare a questa situazione, lo stato dell'Arizona ha portato di fronte alla Corte Suprema la richiesta di revocare ai politici il diritto alla definizione delle circoscrizioni affidandolo invece ad una commissione indipendente bipartisan che dovrebbe, in teoria, agire in maniera piú imparziale.

Con una mossa a sorpresa, cinque di nove giudici hanno sostenuto la costituzionalità della commissione creando un importante precedente giuridico che, in futuro, potrà essere emulato da altri stati e contribuendo a risolvere il problema della polarizzazione politica che, negli ultimi anni, ha reso quasi impossibile ogni forma di dialogo tra maggioranza e opposizione e che ha relegato l'arte del compromesso tra le reliquie di un pittoresco e ormai remoto passato.

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