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Dal Megafono addio a Rosario Crocetta: “Governo immobile e PD in decomposizione”

Due esponenti storici del Megafono, Tommaso Lima e Angelo Forgia, prendono le distanze dal governo Crocetta e dal PD: “Fallimentare anche la lotta alla mafia. Ci riprendiamo la nostra libertà di pensiero e di azione”

Sono sempre stati alleati di Rosario Crocetta. Con lui sin dalla prima ora, quando tra la primavera e l’estate del 2012 vedeva la luce la candidatura dell’attuale presidente della Regione. Tommaso Lima e Angelo Forgia sono tra i fondatori del Megafono. Il primo è stato il coordinatore di Palermo del movimento che fa capo al governatore dell’Isola e al senatore Giuseppe Lumia. Mentre Angelo Forgia è stato l’animatore e il responsabile dei Circoli del Megafono di Palermo e provincia. Ma adesso Tommaso Lima e Angelo Forgia – che non sono ami entrati a far parte del ‘Cerchio magico’ del presidente della Regione – annunciano il ‘divorzio’ da Crocetta.

“Davanti all’immobilismo del governo regionale di Rosario Crocetta e alla lenta, ma inesorabile decomposizione del PD siciliano – scrivono in un comunicato – non possiamo che riprenderci la nostra libertà di pensiero e di azione”. Una presa di distanza da Crocetta, che si era presentato come “autonomo” durante la campagna elettorale alle elezioni regionali del 2012. Un autonomia che, piano piano, ha finito con lo stemperarsi nelle vicissitudini del Partito Democratico.  

“La nostra presenza, accanto all’esperienza di Crocetta – sottolineano Tommaso Lima e Angelo Forgia nel comunicato – è sempre stata politica. Siamo sempre stati interessati a un progetto politico di cambiamento della Sicilia a partire dal basso. Ma ormai da troppo tempo, nell’esperienza di questo governo regionale, non si colgono segnali di effettivo cambiamento. Lo stesso Crocetta grida nel deserto”.

Il riferimento alla politica “a partire dal basso” non è casuale. Tommaso Lima e Angelo Forgia hanno sempre creduto nei movimenti civici: a una politica che punta a interpretare le istanze che arrivano dalla società civile. Due esempi su tutti: l’acqua e i rifiuti. Con molta probabilità, su questi due fronti erano in tanto ad aspettarsi scelte politiche e amministrative diverse. Dopo il referendum del 2011, che ha sancito la vittoria netta dei fautori del ritorno alla gestione pubblica dell’acqua, ci si aspettava una scelta di campo ferma, da parte del governo Crocetta. Una scelta in favore della gestione pubblica dell’acqua. Tra l’altro, nel Parlamento siciliano, da oltre tre anni, giace un disegno di legge d’iniziativa popolare per il ritorno alla gestione pubblica servizio idrico. Invece tutto è rimasto impantanato nelle sabbie mobili della politica politicante. Con il risultato che, dopo tre anni, la gestione dell’acqua, in Sicilia, è ancora nelle mani dei privati.

“Anche sulla gestione dei rifiuti la Sicilia non ha fatto grandi passi avanti. Nell’autunno del 2012 si ipotizzava il potenziamento della raccolta differenziata dei rifiuti. Invece, dopo tre anni di governo, si va avanti ancora con le vecchie discariche che inquinano l’ambiente e danneggiano la salute pubblica. E si parla addirittura di inceneritori. Di fatto un ritorno alle idee di Totò Cuffaro e del suo governo. Cosa, questa, che non deve essere piaciuta molto ai due esponenti del Megafono.   

Tommaso Lima e Angelo Forgia non sembrano nemmeno molto convinti che l’esperienza di Crocetta abbia funzionato bene sul fronte della lotta alla mafia: “L’attività di contrasto sostanziale alla presenza della mafia in Sicilia, con riferimento, soprattutto, alla borghesia mafiosa – osservano ancora i due esponenti storici del Megafono – avrebbe dovuto essere più incisiva. I nomi altisonanti di questa esperienza di governo, che pure avrebbero dovuto segnare una discontinuità culturale e amministrativa rispetto al passato, hanno solo profuso interessi particolari  e tanta ipocrisia. Salvo a chiamarsi fuori, scaricando su altri i propri errori, quando la nave ha cominciato a imbarcare acqua”.

Una stoccata anche per il PD, partito che dal 2008, di fatto, governa la Sicilia. Un PD siciliano che, secondo i due esponenti del Megafono, è oggi “in massima parte proteso all’occupazione del potere e delle poltrone. Un PD che, peraltro – aggiungono Tommaso Lima e Angelo Forgia – non ha saputo difendere la Regione siciliana e lo Statuto autonomistico da uno Stato rapace che, per pareggiare i propri conti, ha penalizzato oltremodo la nostra Isola e, in generale, tutto il Sud d’Italia, come regolarmente certificato dalla Svimez”.

Alla fine, le considerazioni dei due esponenti del Megafono rispetto alla questione finanziaria della Sicilia sono simili a quanto scritto dai giudici della Corte dei Conti nella relazione alla ‘parifica’ del Bilancio 2014. Giudizio espresso ieri dai giudici contabili, là dove denunciano il depauperamento delle risorse finanziarie della regione ad opera dello Stato.   

“In questo scenario, con una parte della sinistra che, finalmente, è tornata a mettere in discussione i troppi dogmi di un’Italia in affanno e di un’Europa incentrata sugli interessi delle banche e della finanza – concludono Tommaso Lima e Angelo Forgia – noi ci riprendiamo la nostra libertà di pensare e di agire, guardando con grande attenzione a tutto ciò che si muove nella società siciliana”. 

Insomma i protagonisti del Megafono, nato come ‘Movimento’ perché radicato nei territori, ormai guardano oltre. A cosa? Con molta probabilità, a un cambiamento nel modo di fare politica. Ma anche a un cambiamento di politica, che non potrà certo essere quella del PD renziano. Del resto, ripartire “dal basso” significa collegarsi con una società civile che non ne può più di un europeismo che persegue gli interessi delle banche e della finanza a scapito dei cittadini. E’ di queste ore l’approvazione di una legge, da parte del Parlamento italiano, che consentirà alle banche fallite di pagare i ‘buchi’ con i soldi dei correntisti. Insomma, in una sinistra del genere è difficile restare…

 

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