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Rosario, Lucia, Matteo, Villa Sofia e… il Rizzoli di Bagheria

Crocetta dice di essere un combattente e non si vuole dimettere. Ma il governo nazionale lo vuole silurare. In attesa di nuovi sviluppi noi abbiamo cercato di ricostruire, per sommi capi, l’aria che si respira, soprattutto nella rete. E abbiamo scoperto una storia sul Rizzoli di Bagheria che, se vera, è incredibile…

Conclusa la commemorazione del giudice Paolo Borsellino, per la politica siciliana si apre una settimana di fuoco. I temi sono tanti e, in qualche caso, per l’appunto, scottanti. ‘Scotta’, e su questo non ci dovrebbero essere dubbi, la poltrona di presidente della Regione di Rosario Crocetta. A ‘riscaldarla’ non sono, però, i temi politici economici e sociali – che pure dopo due anni e otto mesi di governo sono ‘scottanti’ anch’essi, se è vero che la Regione siciliana e centinaia di Comuni dell’Isola sono sull’orlo del default – ma un fatto mediatico e indagini giudiziarie che, però, non sono ancora culminate in richieste di rinvio a giudizio. In Sicilia, insomma, un’intercettazione – che non si trova – vale molto di più della realtà…

Nell’occhio del ciclone c’è il presidente Crocetta. Nei giorni scorsi, com’è noto, il settimanale L’Espresso ha pubblicato un’intercettazione nella quale il medico Matteo Tutino, primario di Chirurgia plastica presso l’Azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello, avrebbe detto a Crocetta (del quale è medico personale) che Lucia Borsellino, fino a poco tempo fa assessore regionale alla Salute, avrebbe dovuto fare la fine del padre. Frase gravissima, ammesso che Tutino l’abbia pronunciata. Eh già, perché ancora questa intercettazione non si è materializzata.

Il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, Francesco Lo Voi, l’ha smentita per ben due

Francesco Lo Voi

Francesco Lo Voi

volte. Mentre il procuratore aggiunto,Leonardo Agueci,  sempre presso la Procura del capoluogo siciliano, qualche giorno fa, è stato categorico: “Quell’intercettazione non esiste. È una bufala. Lo ripetiamo da due giorni. Cosa dobbiamo fare di più? Dirlo in versi?”.

Il settimanale L’Espresso, da parte sua, dice che l’intercettazione c’è. E insiste. In difesa del settimanale è sceso in campo anche il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino. Forse l’intercettazione è custodita negli uffici di un’altra Procura della Repubblica? Caltanissetta? Catania? Messina? Vattelappesca.

Detto questo, come già ricordato, finora l’intercettazione non si è materializzata. Se c’è dovrà per forza di cose materializzarsi, perché i legali del presidente Crocetta e del dottore Tutino – forti del pronunciamento della Procura di Palermo – hanno annunciato querela nei confronti del settimanale L’Espresso. A questo punto dalle parole si dovrà passare ai fatti. Chi tra i protagonisti di questa vicenda, insomma, gioca a carte coperte sarà costretto a scoprirle.

Sono in tanti a chiedere le dimissioni del presidente Crocetta. Richiesta che, sul piano logico prima che politico, fa un po’ a pugni con la posizione assunta dallo stesso governatore. Il quale dice che l’intercettazione che dovrebbe inchiodarlo non lo inchioda perché non c’è. E lui – che si definisce “un combattente” – non ha alcuna intenzione di dimettersi. Anche perché, fa notare lo stesso Crocetta, le sue dimissioni si configurerebbero come un’oggettiva ammissione di responsabilità.

Sui giornali si parla di “pressing” del PD su Crocetta affinché rassegni le dimissioni. E non si capisce se il ‘pressing’ venga esercitato sul presidente della Regione o sullo stesso Partito Democratico siciliano. Eh già, perché fino a qualche giorno fa il segretario regionale del PD, Fausto Raciti, ha detto che non c’è alcun motivo per chiedere le dimissioni di Crocetta. E che il governo deve andare avanti. Posizione opposta rispetto a quella espressa dai renziani, che per bocca del sottosegretario, Davide Faraone, hanno chiesto la testa di Crocetta. Insomma, così si dice, Renzi avrebbe chiesto la testa di Crocetta. Ma quest’ultimo, almeno fino a questo momento, si rifiuta di dimettersi. “ Mi vogliono mandare a casa? Votino la sfiducia”.  

Ignazio Cutr├▓

Ignazio Cutr├▓

In attesa di nuovi sviluppi, noi abbiamo fatto  un ‘giro’ tra i giornali e la rete, per provare a capire che aria tira. L'Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia, unitamente al suo Presidente, Ignazio Cutrò, ed a tutto il direttivo, chiede al Presidente Rosario Crocetta “di continuare la sua opera di rinnovamento della Sicilia. Non è accettabile che in una democrazia la lotta politica utilizzi mezzi tanto falsi quanto ignobili per ledere la dignità di un uomo la cui onestà intellettuale e politica non è mai venuta meno e certamente non può essere messa in dubbio semplicemente a seguito di un articolo di stampa; articolo poi seccamente smentito nella sua interezza dalla Procura della Repubblica di Palermo. Al Presidente Crocetta, all'uomo Saro chiediamo di proseguire l'esperienza di governo in nome e per conto dei siciliani onesti”.

Con tutto il rispetto per i testimoni di giustizia, va detto che Crocetta, in occasione del dibattito sulla legge di stabilità regionale, si è battuto come un leone per fare assumere i testimoni di giustizia nella pubblica amministrazione. E, almeno in parte, sembra che ci sia riuscito.

Il parlamentare nazionale di Sel, Claudio Fava, che è anche giornalista, parte da una dichiarazione di Crocetta alle agenzia di stampa: “Non mi dimetto – ha detto il presidente della Regione -. Se lo facessi la darei vinta ai poteri forti”. Commenta Fava: “Quali sono questi ‘poteri forti’, di grazia: la famiglia Borsellino? Il presidente Mattarella? O i siciliani tutti? Tra i quali m’includo io stesso, che poteri non ho: né forti né deboli. Eppure credo anch’io che Crocetta debba andarsene. Subito. Per tutelare ciò che resta della dignità di un popolo costretto da tre anni a rappresentare se stesso con i toni sguaiati di un presidente giullare. Il quale, resti agli atti, con la lotta alle mafie non c’entra nulla”.

Anche Fava ha qualche legame con Crocetta. Il giornalista, nell’estate del 2012, era candidato alla presidenza della Regione per la sinistra alternativa al PD. In pratica, contro Crocetta. La sua candidatura stava prendendo piede. Poi, però, è sfumata per una strana questione burocratica. Che, alla fine, ha favorito Crocetta.

Chi utilizza l’ironia, con un post su facebook, è l’assessore del Comune di Palermo, Giusto Catania, che

Giusto Catania

Giusto Catania

prova a descrivere quello che è successo negli ultimi giorni: “Vediamo se ho capito – scrive Catania -. L'Espresso racconta l'intercettazione, la Procura dice che l'intercettazione non è agli atti, L'Espresso dice che esiste e che è in altri atti secretati, la Procura dice non c'è niente, L'Espresso dice di controllare bene anche altri fascicoli. Matteo (Tutino ndr) dal carcere denuncia L'Espresso, L'Espresso si fa una risata, Rosario Crocetta ndr) dice che lo vogliono ammazzare e denuncia un golpe, cinque milioni di siciliani si fanno una risata”.

“Lucia (Borsellino ndr) dice che è stata lasciata sola, Matteo dice di essere stato lasciato solo, Rosario dice di essere stato sempre vicino a Lucia, tutti dicono che Rosario non ha mai lasciato solo Matteo, le intercettazioni dicono che Matteo parlava male di Lucia con Rosario, Rosario dice che non avrebbe mai potuto parlare male di Lucia, tutti parlano male di Rosario”.

“Rosario dice che se glielo chiede il partito si dimette, il Partito dice che bisogna staccare la spina, Rosario si autosospende, il Partito dice che bisogna andare avanti con la legislatura, Rosario dice di essere turbato e ci vuole pensare, il Partito dice che bisogna andare a votare, Rosario dice che vuole rimanere e combattere, il Partito si riunisce, Rosario si isola, il Partito rimane, Rosario è partito. Ho l'impressione di aver capito bene”.

Francesco Menallo

Francesco Menallo

Sempre su facebook un post interessante è quello dell’avvocato Francesco Menallo. Si tratta di uno dei fondatori del Movimento 5 Stelle in Sicilia. Da oltre trent’anni impegnato nelle battaglie civili in difesa dell’ambiente, l’avvocato Menallo, nei mesi scorsi ha lasciato i Movimento 5 Stelle. Oggi fa parte dell’Altra Europa con i senatori eletti in Sicilia Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino, anche loro andati via dal pianeta grillino.  

Menallo parla di Lucia Borsellino nel passato governo regionale di Raffaele Lombardo, quando il ruolo di assessore regionale alla Salute era ricoperto da Massimo Russo: “Io – scrive Menallo – avrei qualcosa da dire anche sul sostegno al governo Lombardo post ribaltone, con Russo assessore alla Salute e lei (cioè Lucia Borsellino ndr) dirigente generale. Diciamo che il finale odierno, essendo tutta la famiglia Borsellino composta da persone per bene, è ampiamente prevedibile. Comunque, i grandi uomini (e donne…) non sono quelli che non commettono errori, ma quelli che, una volta commesso l'errore, sanno riconoscerlo e si sforzano di alleviarne le conseguenze negative. Adesso Lucia Borsellino, superato il ‘colpo’, faccia mente locale sui suoi anni all'assessorato alla Salute, sia da dirigente generale che da assessore. Aiuti la /le Procure sulle vicende degli accreditamenti… Insomma, dia un senso positivo ad un momento particolarmente triste, per lei, per la sua famiglia, per i siciliani tutti”.

Avendo letto questo post, abbiamo invitato l’avvocato Menallo a circostanziare meglio la sua affermazione. Questa la sua risposta:  

“Allora. Massimo Russo e Lucia Borsellino, assieme a Caterina Chinnici (figlia del giudice Rocco Chinnici, ex assessore regionale ndr) sono state le foglie di fico sulle vergogne del governo Lombardo (il riferimento è al precedente governo regionale di Raffaele Lombardo ndr). Qualcuno ricorda che Lombardo è stato un anno senza dare le deleghe degli assessori? Stava fiutando l'aria per ottenere di evitare la galera. Il suo governo col PD è figlio del ricatto. E Lucia Borsellino è stata utilizzata, anche in quel frangente, grazie alla credibilità goduta da un assessore magistrato. Qualcuno ricorda il caso Cirignotta, ex magistrato, manager (Salvatore Cirignotta, ex direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Palarmo ndr) arrestato per un appalto di pannoloni… sporchi? Ed il caso Vitrano, che certamente non si era preso da solo la stanza all'Asl (credo che non fosse angora Asp) dove riceveva le persone che doveva concutere… Non sento più parlare di questa vicenda. Che fossero in tanti, come d'uso tra… gentiluomini, ad essere interessati alla vicenda ? Lima (Salvo Lima, europarlamentare della Dc, leader degli andreottiani siciliani, assassinato nel marzo del 1992 ndr) era solito dire che "la pasta si cala quando tutti sono seduti a tavola"… che grande interprete del genio mafioso ed antimafioso (che abbiamo capito essere solo una variazione sul tema)!”.

A questo punto l’avvocato Menallo assesta due fendenti: il primo riguarda l’ex assessore Massimo Russo e chi, alla fine del 2012, ha preso il suo posto: e cioè la già citata Lucia Borsellino; il secondo Berlusconi e Gianfranco Miccichè: “Accreditamenti – scrive l’avvocato Menallo: se sono chiusi dal 2007 (governo Prodi, ministro alla Salute Rosy Bindi) come può una nota struttura sanitaria essere accreditata a Bagheria e subito convenzionata con la Regione nel 2010? Questo vorremmo sapere, come vorremmo sapere cosa ha spinto un fedelissimo di Berlusconi a candidarsi a Presidente della Regione senza alcuna possibilità di vittoria, ma togliendo voti all'unico candidato che, ancorché fascista, umanamente era l'unico apprezzabile. Forse qualche salvacondotto temporale per il suo capo? I conti, alla fine, devono tornare”.

A Bagheria ci dovrebbero essere due note strutture sanitarie: il Santa Teresa che fu di Michele Aiello, l’ingegnere condannato per mafia; e l'Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna che ha aperto una sede a Bagheria. La prima è gestita da amministratori giudiziari. Sulla seconda restiamo increduli: possibile che operi con fondi regionali senza l’accreditamento? 

Il secondo passaggio riguarda la candidatura di Gianfranco Miccichè alla presidenza della Regione nel 2012. Candidatura che ha rotto il fronte del centrodestra. Facendo perdere, per l’appunto, il candidato di centrodestra, Nello Musumeci. E facendo vincere Crocetta. Secondo l’avvocato Menallo, una mossa, anzi un favore fatto da Berlusconi al centrosinistra in cambio di un “salvacondotto temporale”.    

“Chiediamo alla famiglia Borsellino – conclude l’avvocato Menallo – di aiutarci, ancora una volta, stavolta non col sangue del più illustre dei suoi membri, a capire. Sarà meritorio anche questo”.

Il nuovo assessore regionale alla Salute, Baldo Gucciardi, ha annunciato controlli e verifiche in tutte le strutture sanitarie siciliane. Controllerà anche quello che succede al Rizzoli di Bagheria?

Angelo Collodoro, medico esponente del Cimo, un sindacato dei medici. Collodoro si sofferma sulla

Angelo Collodoro

Angelo Collodoro

nomina a primario di Matteo Tutino. Chiamando in causa la dottoressa Rosalia Murè (dirigente dell’assessorato regionale alla Salute), il dottore Salvatore Sammartano, già dirigente generale presso l’assessorato alla Salute, oggi Ragioniere generale della Regione, e la stessa Lucia Borsellino.

“Ma la nomina di Tutino a primario – chiede e si chiede Collodoro – non avviene grazie ad una deroga al blocco delle assunzioni firmata in assessorato Sanità (detto anche assessorato regionale alla Salute ndr) nelle persone della Dott.ssa Murè, Dott.Sammartano e assessore Borsellino? A loro avviso la Chirurgia Plastica era equiparabile all'Area di Emergenza e questa interpretazione permise di superare il blocco delle assunzioni vigente. E la Banca dei Tessuti e del Seme non fu autorizzata con un decreto dell'assessorato alla Sanità? Salvo poi revocarlo a seguito di una relazione inviata in assessorato dai nuovi commissari subentrati temporaneamente a Sampieri (Giacomo Sampieri, ex direttore generale dell’Azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello, coinvolto anche lui nelle intercettazioni ndr) che si era ‘autorimosso’ a seguito dell'inchiesta, e dopo un articolo dell'Espresso che, già allora, si interessava all'affaire Tutino e Villa Sofia. Insomma molte, molte contraddizioni in assessorato Sanità”.
Anche se con qualche anno di ritardo, il gruppo parlamentare Movimento 5 Stelle al Parlamento siciliano chiede che vengano passate a “setaccio tutte le nomine dei vertici della sanità siciliana”. A quanto capiamo, per arrivare a questa conclusione i deputati grillini hanno avuto bisogno della “pubblicazione delle intercettazioni che gettano ulteriori ed inquietanti ombre sul mondo che ruota attorno ai camici bianchi”. Il gruppo parlamentare del M5S all’Assemblea regionale siciliana “chiede che si rimetta subito mano alle nomine dei posti di comando della sanità isolana, per azzerare subito quelle eventualmente illegittime. Certi meccanismi – – dicono i deputati – non ci meravigliano più di tanto. Vederli concretizzare però sulle pagine dei giornali ha sempre l'effetto di un pugno nello stomaco. E' inaccettabile leggere di liste di fedelissimi e uomini da piazzare. I siciliani, che già scontano una sanità inefficiente ed insufficiente, hanno quantomeno il diritto a dirigenze trasparenti che operino in direzione del bene comune e non in quello della cura di insopportabili e vergognosi interessi privati”.

Dal M5S arriva pure un appello alla Borsellino e un messaggio a Crocetta. “Dall'ex assessore – dicono i parlamentari grillini – ci aspettiamo un contributo al disvelamento di alcuni degli episodi negativi che hanno costellato la sua 'via crucis' e che l'hanno portata alla fine a gettare la spugna. A Crocetta diciamo che ha fatto passare un altro giorno senza mettere a segno il primo atto serio del suo mandato: l'annuncio delle sue dimissioni. Noi e la stragrande maggioranza dei siciliani aspettiamo”.

Giuseppe Lauricella

Giuseppe Lauricella

Sulla vicenda interviene anche il parlamentare nazionale del PD eletto in Sicilia, Giuseppe Lauricella. "La condizione del governo siciliano e della politica siciliana – dice Lauricella – rivela l’irresponsabilità di chi si ostina a mantenere in vita un'amministrazione regionale incapace di prendere atto del fallimento e trarne le dovute conseguenze". "Imbarazza – aggiunge il parlamentare – la 'presa d'atto' anche del PD regionale che, non riuscendo a proporre una chiusura con un'esperienza improduttiva, continua a giudicare possibile un ulteriore tentativo. Ma fino a quando non si avrà la forza ed il coraggio di cambiare tutto con una nuova e seria proposta per i siciliani e con una classe politica nuova e libera dalle cancrene politiche, saremo destinati al baratro”.

A questo punto Lauricella si sofferma sulle risorse finanziarie che lo Stato, negli ultimi anni, ha scippato alla Regione siciliana: “La Sicilia – sottolinea il deputato nazionale – ha bisogno di un governo che sfrutti le sue risorse naturali e culturali, ridando vigore e effettività ad uno Statuto concepito per un autogoverno della Regione, anche attraverso la riappropriazione delle sue risorse finanziarie. La dignità della politica e dei siciliani si afferma sganciandosi dalle vecchie logiche e dalla ordinaria e deleteria amministrazione".

Interessante anche il post di Alessandra Notarbartolo: “Come finì con Crocetta? Tutti buoni, tutti zitti? Tutti a credere al comBlotto? Tutti ad aspettare? Siamo strani, noi ‘di sinistra’. Ci facciamo zittire dai ricatti emotivi, dalla paura di essere catalogati come picconatori. Se Crocetta fosse stato di Forza Italia o dell'uddicì saremmo stati tutti in piazza. Come per altri esempi (e sto zitta perché già sono schedata come nemica della cuntintizza). E saremmo stati in piazza pure per chiedere perché Lucia Borsellino ha portato per tutti questi anni la croce, senza denunciare, senza ribellarsi. Ah, ma questo proprio oggi non si può dire. Vabbé, brucerò tra le fiamme dell'inferno”.

 

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