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Sicilia: torna l’ipotesi del commissariamento per la Regione

di La VOCE Sicilia NY

Dovrebbe essere scartata la possibilità che il governo Renzi sciolga il Parlamento siciliano per “persistente violazione” dello Statuto. Roma starebbe studiando l’ipotesi di fare intervenire il Presidente della Repubblica. Obiettivo: rimuovere direttamente il presidente della Regione, Rosario Crocetta. I nomi dei tre possibili commissari… 

Commissariamento per la Regione siciliana? Il tema non è nuovo. Già lo scorso aprile, in assenza del Bilancio regionale 2015, la questione è stata sollevata da più parti. Questo perché la mancata approvazione del Bilancio si configura come una “persistente violazione del presente Statuto” (articolo 8 dello Statuto autonomistico della Sicilia). Poi il Bilancio di quest’anno è stato approvato (oggi Bilancio e Finanziaria vengono indicati con la formula “Legge di stabilità) e la questione è stata superata. Oggi il tema si ripropone per motivazioni contabili e politiche. Ma la questione del commissariamento, come proveremo a sintetizzare, rimane complessa.

La notizia – che in verità è un’indiscrezione – è che a Roma, alla luce della crisi finanziaria e politica della Regione siciliana, starebbero valutando l’ipotesi di commissariare la Sicilia. A volere il commissariamento sarebbe il governo regionale di Matteo Renzi. La strada per arrivare a un eventuale commissariamento è un po’ tortuosa, ma non impossibile.   

Intanto una premessa. L’articolo 8 dello Statuto – quello che prevede la già citata “persistente violazione del presente Statuto” – è stato formulato con un presidente della Regione che era espressione del Parlamento dell’Isola, eletto, cioè, dall’Assemblea regionale siciliana. In base a quanto prevede l’articolo 8 dello Statuto, il Commissario dello Stato per la Regione siciliana può proporre al governo nazionale lo scioglimento del Parlamento siciliano per “persistente violazione del presente Statuto”. A questo punto la parola passerebbe a Camera dei deputati e Senato della Repubblica che, in seduta congiunta, dovrebbero deliberare lo scioglimento dell’Assemblea regionale siciliana. La gestione della Regione verrebbe affidata a tre commissari nominati dal governo, su designazione di Camera e Senato.

Il problema è che, dal 2001, com’è noto, il presidente della Regione viene eletto direttamente dal popolo siciliano. Che significa questo? Che un eventuale scioglimento dell’Assemblea regionale siciliana per “persistente violazione del presente Statuto” rischierebbe di lasciare in carica il governo. In pratica, il presidente della Regione, Rosario Crocetta, e i suoi dodici assessori resterebbero al proprio posto. O almeno questa sembra l’interpretazione che viene data da molti osservatori considerati ‘tecnici’ del Diritto.

C’è, però, una seconda via che potrebbe portare al commissariamento della Regione siciliana. In questo secondo caso l’azione non verrebbe esercitata dal governo, ma dal Presidente della Repubblica. Il capo dello Stato ha il potere di rimuovere un presidente della Regione eletto a suffragio universale e diretto solo se lo stesso presidente della Regione “abbia compiuto atti contrari alla Costituzione o reiterate e gravi violazioni di legge. La rimozione – si legge sempre nell’articolo 8 dello Statuto – può altresì essere disposta per ragioni di sicurezza nazionale”.

L’eventuale rimozione del presidente della Regione, da parte del Presidente della Repubblica, comporterebbe l’automatica decadenza del Parlamento siciliano? Con l’attuale normativa, le dimissioni del presidente della Regione provocano la contestuale decadenza dell’Assemblea regionale siciliana. Ne consegue che, con la rimozione del presidente della Regione da parte capo dello Stato, dovrebbe decadere anche il Parlamento siciliano. Dopo di che, siccome sarebbe la prima volta che un presidente della Regione siciliana verrebbe rimosso dal Presidente della Repubblica, non potrebbe essere esclusa un'altra possibili soluzione: e cioè un Parlamento che rimarrebbe in carica sino alla fine della legislatura. Fantapolitica? Chissà. 

Detto questo – e tornando alle indiscrezioni che circolano in queste ore – si sussurra che l’eventuale commissariamento della Regione tramite l’altrettanto eventuale rimozione del presidente della Regione lascerebbe intatto l’istituto dei tre commissari previsti dallo Statuto siciliano in caso. Da qui una domanda: chi potrebbero essere i tre commissari? Dovrebbero essere nominati dal governo Renzi su proposta di Camera e Senato.

Uno dei nomi che circola è quello di Davide Faraone, attuale sottosegretario all’Istruzione, molto vicino al Presidente del Consiglio, Renzi. O comunque un uomo – o una donna – di area renziana. Il secondo nome che circola è quella di Lucia Borsellino, ex assessore regionale alla Salute. Mentre il terzo commissario dovrebbe essere scelto dall’area politica che fa capo al Ministro degli Interni, Angelino Alfano. Una nomina, quest’ultima, che salderebbe l’alleanza tra il PD e il Nuovo centrodestra democratico di Alfano.

Quanto durerebbero in carica i commissari? Secondo l’articolo 8 dello Statuto, dovrebbero operare per tre mesi, fino all’elezione della nuova Assemblea regionale siciliana. Ma questo vale nel caso in cui, con la rimozione del presidente della Regione, ad opera del Presidente della Repubblica, dovesse decadere anche il Parlamento siciliano. Nel caso in cui dovesse restare in carica il Parlamento dell'Isola, opererebbero sino alla fine della legislatura.   

 

 

 

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