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Caso Crocetta: Libera stampa in libera antimafia

Il Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta

Il Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta

Nella storiaccia Crocetta-Espresso, in cui il dottor Matteo Tutino avrebbe detto al presidente della Regione Sicilia la frase terribile "Lucia Borsellino va fatta fuori, come il padre" contro l'allora assessore alla Sanità, il Potere Antimafia si è solo esibito in una prova di forza, da cui si appresta ad uscire chiù foitti ‘i prima 

A quanto pare a Palermo è in corso un’esercitazione. Una sorta di stress test, sulla falsariga di quello bancario. Si tratta di verificare se il Potere Antimafioso, nonostante l’apparente crisi di mezza estate, mantenga saldo il controllo del territorio oppure no. L’impressione è che dalla vicenda Crocetta-Espresso non solo non abbia ricevuto nocumento alcuno, ma semmai sia stato ulteriormente rinvigorito.

Voi pensavate che l’alternativa, germogliata senza timore dell’assurdo, fra la menzogna della Procura e quella dell’Espresso fosse tale da lasciare comunque spoglia e immiserita la dignità e l’autostima degli osservatori, dei cittadini? Trattati come bestie, a cui poter protervamente mostrare libertà democratiche e istituzioni incistate di scempiaggini sudaticce? Di semisilenzi pelosi? Di interpretazioni correttive?   

Se lo pensavate, avete sbagliato a farlo.

Si è già trovata la soluzione. Prima mossa, smorzare i toni: calma, che siamo tutti amici, in fondo. Uno pensa alle “dieci domande” di Repubblica rilanciate per mesi; ai palinsesti di Santoro&Travaglio costruiti sul buco della serratura, e all’onanismo salvifico praticato e stimolato per mesi e prime serate; agli editoriali colmi di furore civile; alle giugulari gonfie di sdegno, alle inchieste “documentatissime”, alle teleprediche concluse con sguardo punto-e-basta fisso sul puntino rosso della camera 3 (o 2 o 4 o 7, i mezzi non mancano). E invece qui è tutto un fiorire di redazionali da educandato sovietico: quello ha detto, questo ha risposto, l’uno riferisce, l’altro precisa. Virgolette e morfina. 

Seconda mossa. Poichè uno sfondo di inquietudine sembra però mostrare una qualche resistenza, si è già schierato il Jolly. Da far sembrare le convergenze parallele una banalità geometrica. L’intercettazione c’è e non c’è. C’è, perchè sarebbe stata compiuta da non meglio precisati “carabinieri”, e dunque, viva l’Espresso, che continua a tutelare le nostre libertà democratiche; ma, ad un tempo, non c’è in Procura, perchè, proprio per esser stata svolta da ignoti “carabinieri”, essa Procura ben può smentire di averla mai avuta fra i suoi atti. L’uovo di Colombo, anzi di Crocetta.

D’altra parte, è noto, l’Italia è il Paese dei ServiziSegretiDeviati (si scrive e si pronuncia tutto unito, altrimenti si perde l’effetto), e perciò cosa, meglio di un “affare palermitano che nasce a Roma”, per superare l’impasse? Quando si dice il genio. 

Lo assicura Fanpage.it, che nell’occasione assolve il ruolo del pesce pulitore: i giornalisti dell’Espresso sono stati scrupolosi e professionali, scrive: prima di pubblicare hanno sottoposto l’audio a doppia verifica, “una fonte che avrebbe confermato e riletto il testo dell’intercettazione in una conversazione con un membro della redazione. Un secondo placet arriva da altra fonte”. Una fonte, un’altra fonte. E che volete di più? E poi, proseguono questi certificatori dell’altrui scrupolo, la telefonata era “un segreto di Pulcinella”; già il quotidiano La Sicilia aveva pubblicato una “virgolettato molto simile”, in cui si alludeva ad un “far fuori politicamente” l’Assessore Lucia Borsellino; virgolettato che, si sottolinea, sostanzialmente coincide con quanto riferito da L’Espresso. Perciò, a ben vedere, intorno a Crocetta e agli oltre 11 miliardi di cui consta il bilancio annuale della sanità siciliana, non è successo niente di veramente rilevante. 

Terzo passo. Giacchè è tutto a posto, si tratta semmai di non mollare la presa. The show must go on. Non scherziamo con le cose serie. Anzi, una volta che la Procura poteva non sapere, L’Espresso ha più fonti delle Alpi e che c’è “una mano che si muove in autonomia rispetto alla Procura”, si può ricominciare chiù fuoitti ‘i prima, come si dice da quelle parti.

Così, venerdì mattina, il Fatto Quotidiano, riscuotendosi dall’inusitato torpore analitico,  commentando un disegno di Legge in corso di votazione in Commissione Giustizia, è tornato ai consueti decibel: “Manette ai giornalisti di Report. Ma anche a quelli di Piazza Pulita, Ballarò, Annozero, Le Iene Striscia la notizia e a tutti i cronisti investigativi che per raccogliere prove per le inchieste usano telecamere o registratori nascosti. “A meno che non costituiscano prova nell’ambito di un procedimento davanti all’autorità giudiziaria”.

E uno pensa che, purtroppo, Babbo Natale è un personaggio di fantasia. Mentre il Potere Antimafia, in cui non ha parte secondaria un sempre folto stuolo di cortigiani della tastiera, e che annovera persino aspiranti e imitatori di varia specie e virtù grammaticali, è l’infame realtà appena esibitasi in una vittoriosa prova di forza: invereconda, carrierista, parassitaria.  

    

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