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La “Buona scuola” di Renzi in Sicilia/ O emigrare al Nord o addio al lavoro

di La VOCE Sicilia NY

Il problema, in realtà, riguarda tutto il Sud. In questi giorni migliaia di docenti meridionali debbono scegliere tra la disintegrazione del proprio nucleo familiare e il mantenimento del posto di lavoro. Una manovra contro il Sud? Il dubbio c’è. A Settembre non si esclude una grande mobilitazione  

Che fine faranno i precari siciliani della scuola? L’argomento non merita l’attenzione della grande stampa. Ed è anche logico: è un problema che riguarda la nostra Isola e, in generale, il Sud Italia. E, in quanto tale, è un problema che non esiste. Se il governo Renzi e il PD hanno cancellato dall’agenda politica del governo la questione meridionale, perché continuare a parlare, alla fine, di una nuova penalizzazione per il Sud? Del resto, avete letto sui grandi giornali italiani che i soldi per gli sgravi fiscali per le imprese, quasi tutte le Centro-Nord Italia – circa 5 miliardi di euro – sono stati derubati al Sud? Ovviamente no. Ebbene, per lo stesso motivo non si parla dei “piccoli problemi” che la legge sulla “Buona scuola” di Renzi sta creando nel Sud e in Sicilia.

Proviamo a parlarne noi, allora. Lo facciamo perché abbiamo ricevuto decine di telefonate di trentenni e quarantenni – siciliani come noi – che, in queste ore, stanno praticamente decidendo di abbandonare il lavoro che svolgono chi da dieci, chi da quindici anni. Parliamo del lavoro di docenti presso i licei e, in generale, presso le scuole superiori.

Quasi sempre sono persone sposate. Molto spesso con figli. Hanno un marito o una moglie che lavora. scuolaGrazie alla legge sulla “Buona scuola” di Renzi, se vorranno continuare a lavorare come docenti, dovranno abbandonare la Sicilia. Per andare a insegnare nelle piccoli e nelle grandi città del Centro Nord Italia. Insomma, emigrazione-deportazione per legge, a cura del Parlamento di ‘nominati’ frutto del Porcullum.

Così marito e moglie, in queste ore, stanno facendo i classici quattro conti. Per scoprire che, forse, lasciare il marito o la moglie che lavora in Sicilia spesso non è conveniente. Ci sarebbe da pagare l’affitto. E da vivere. Lontano dalla moglie o dal marito. E i figli chi li gestisce? Li porti su con te o restano qui? Certo, se lo stipendio di un docente italiano di liceo o di scuole superiori fosse quello dei docenti tedeschi, che ogni mese portano a casa da 3 mila e 200 euro a 4 mila euro, beh, la cosa si potrebbe fare. Uno dei coniugi potrebbe anche lasciare il lavoro da mille euro al mese qui in Sicilia e trovare qualcosa nel Centro Nord. Con uno stipendio da 3 mila e 200 euro al mese o giù di lì si potrebbe fare, via.  

Il problema è che un docente italiano di liceo o, in generale, di scuole superiori guadagna molto meno di un suo omologo tedesco. Se arriva a mille e 200-mille e 400 euro è già tanto. Perché la tanto celebrata moneta unica – il glorioso Euro – ha accentuato e non eliminato le differenze retributive. Soprattutto se rapportate ai tedeschi.

Insomma, per dirla tutta, in questi giorni migliaia di docenti precari siciliani che lavorano da quindici anni su cattedre al 30 Giugno stanno scoprendo che andare ad insegnare nel Centro Nord Italia è praticamente impossibile. Alcuni andranno: perché tra bere e morire è meglio bere. Ma tanti altri resteranno in Sicilia. Perché, in molti casi, agli enormi problemi di gestione familiare si sommerebbe l’antieconomicità di questa eventuale scelta.

Lo stesso discorso vale per gli insegnanti di sostegno che, negli ultimi quindici anni, hanno garantito ai ragazzi disabili attenzioni, professionalità e competenza. Anche per loro è arrivato il ‘premio’ della “Buona scuola” di Renzi. A quarant’anni scoprono che lo Stato li ha usati per quindici anni, permettendo alla scuola di funzionare. Ora anche loro dovranno scegliere: disintegrare il proprio nucleo familiare per emigrare verso il Centro Nord, o restare in Sicilia provando a cambiare lavoro.  

In queste ore, mentre migliaia di docenti siciliani – anzi, migliaia e migliaia di docenti di tutto il Sud Italia, perché il problema è di tutta la scuola del Sud – si ritrovano ad operare una scelta che, in ogni caso, è dolorosa e pesante, sorge il dubbio: ma non è che, per caso, la “Buona scuola” di Renzi è una delle solite manovre contro il Sud?

Non ci sarebbe da stupirsi. Abbiamo già ricordato i 5 miliardi di euro di fondi Pac riprogrammati per il Mezzogiorno dal governo Letta e strappati al Sud dal governo Renzi. O gli investimenti ferroviari negati al Sud dal signor Graziano Delrio, oggi ministro, perché nel Meridione, dice Delrio, ci sono troppe “rocce” (testuale: per le rocce del Sud il governo Renzi ha trasferito al Centro Nord gli investimenti ferroviari destinati al Sud). Per non parlare – con riferimento alla Sicilia – dello scippo di 10 miliardi di euro negli ultimi due anni dal Bilancio della Regione tra accantonamenti, sanità (600 milioni di euro all’anno in meno), trattenute illegittime che lo Stato opera su Iva e Irpef che spettano alla Regione, mancata applicazione della legge sul federalismo (in Sicilia ancora aspettiamo i fondi per la perequazione fiscale e infrastrutturale). Per non parlare dei 5 miliardi di euro sul contenzioso Stato-Regione (pronunciamento della Corte Costituzionale favorevole alla Regione) che il ‘genio’ di Rosario Crocetta (che Iddio l’abbia sempre in gloria…) ha ‘congelato’ per quattro anni lasciandoli a Roma.

Eh sì, alla luce di provvedimenti del governo Renzi che, oggettivamente, hanno penalizzato il Sud, c’è da pensare che anche la “Buona scuola”, alla fine, penalizzerà il Sud. Un’esagerazione? Parlano i fatti, nudi e crudi. Il governo Renzi sta proponendo a migliaia di precari della scuola del Sud Italia un’immissione in ruolo a centinaia di chilometri di distanza, lontano dalla propria famiglia e dai propri affetti; tutto questo pur essendoci i posti disponibili nella propria provincia! Perché lo svuotamento delle graduatorie del Nord con la mobilità coatta dei precari del Sud, non solo provocherà disagi enormi ai docenti del Mezzogiorno, ma priverà anche le scuole siciliane di migliaia di precari che lavoravano con supplenze al 30 Giugno, di fatto lasciando le scuole del Sud nel caos.

Ci sono o no gli elementi per pensare che quella messa in atto dal governo Renzi sia una manovra per ‘sfoltire’ i troppi docenti del Sud, costringendo molti di loro ad abbandonare un lavoro che svolgono da quindici-vent’anni? E’ legittino il dubbio che il governo Renzi-PD stia facendo ‘cassa’ sulla pelle di migliaia di docenti meridionali?  

Ancora: con la “Buona scuola” assisteremo all'impoverimento dell'offerta formativa delle scuole del Sud con l'utilizzo di personale non abilitato e non specializzato nelle supplenze (che infatti non scompariranno). Questo perché, intanto, migliaia di precari delle Gae (Graduatorie ad esaurimento) avranno comunque abbandonato la propria terra per andare a lavorare nel Centro Nord Italia (ci saranno – e non saranno pochi – anche i docenti del Sud che andranno al Nord).

A proposito dei precari delle Gae va anche considerato il trattamento al quale vengono sottoposti: docenti che, dopo quindici anni di supplenze, vengono considerati alla stessa stregua, se non meno, degli idonei, cioè di persone che, magari, non hanno mai messo piede in una scuola pubblica statale.

C’è chi, a proposito dei docenti precari del Sud Italia, parla di una “roulette russa” su tutte le province italiane con conseguenze devastanti per i nuclei familiari. E c’è anche chi sottolinea l’assurdità di una scelta se si guarda all'organico appena autorizzato dal Miur: organico che determinerà la costituzione di migliaia di supplenze al 30 Giugno per i precari inseriti nelle Gae: solo che, in molti casi, questi precari non esisteranno più perché emigrati al Centro Nord Italia.

Da qui alcune domande: che succederà da qui a settembre? Il Sud, o meglio, i docenti del Sud accetteranno queste penalizzazioni? I sindaci siciliani, quasi tutti di centrosinistra, hanno accettato le penalizzazioni del governo Renzi (facendole pagare ai cittadini dei Comuni siciliani) perché, in fondo, sono della stessa parte politica. Crocetta ha accettato le penalizzazioni del governo Renzi (facendole pagare a 5 milioni di siciliani) perché, in fondo, sono della stessa parte politica: il centrosinistra. I docenti dei licei e, in generale, delle scuole superiori della Sicilia faranno come i sindaci siciliani e come Crocetta o reagiranno?

A dir la verità, la classe dei docenti siciliani sembra migliore di ‘scafati’ sindaci di parte, che non esitano a far pagare i cittadini i tagli di Renzi con aumenti di tasse e balzelli comunali. E, soprattutto, i docenti siciliani sembrano molto migliori di Crocetta. Bisognerà vedere cosa succederà nei nelle prossime settimane, se è vero che si parla di mobilitazione.  

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