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SVIMEZ/ Nell’Italia di Renzi il Sud e la Sicilia vengono sistematicamente penalizzati

Per la precisione Sicilia e, in generale, il Sud vengono spremuti come limoni. Magari per portare i soldi del Mezzogiorno al Centro Nord. Inutilmente, a quanto pare. Perché l’ISTAT conferma il sostanziale fallimento del Jobs Act. Gli ‘avvertimenti’ di Gianfranco Fini. E la defiscalizzazione che non arriva mai

"In Italia negli ultimi tre anni, dal 2011 al 2014, le famiglie assolutamente povere sono cresciute a livello nazionale di 390mila nuclei, con un incremento del 37,8% al Sud e del 34,4% al Centro-Nord. Quanto al rischio povertà, nel 2013 in Italia vi era esposto il 18% della popolazione, ma con forti differenze territoriali: 1 su 10 al Centro-Nord, 1 su 3 al Sud. La regione italiana con il più alto rischio di povertà è la Sicilia (41,8%), 
seguita dalla Campania (37,7%). La povertà assoluta è aumentata al Sud rispetto al 2011 del 2,2% contro il +1,1% del Centro-Nord. Nel periodo 2011-2014 al Sud le famiglie assolutamente povere sono cresciute di oltre 190 mila nuclei in entrambe le ripartizioni, passando da 511 mila a 704 mila al Sud e da 570 mila a 766 mila al Centro-Nord".

Sono i dati recenti diffusi  dalla SVIMEZ nella relazione annuale. Numeri che mettono di nuovo a nudo la realtà economica dell’Italia, del Centro Nord, Centro Sud e Sicilia. Sembrano delle novità, ma purtroppo non lo sono. Basta andare a leggere i dati sulla disoccupazione pubblicati dall’ISTAT negli anni e nei mesi scorsi e ci accorgiamo che l’unica consolazione per il nostro Paese è costatare che, prima dell’Italia, ci sono la Grecia, la Spagna ed il Portogallo.

Il tasso di disoccupazione giovanile rilevato ad inizio anno si avvicina sempre più alla soglia del 50% e precisamente l’ISTAT certifica che è al 43,3%, mentre la media dell’Unione Europea indica un tasso del 23,5 cioè a dire la metà dell’Italia. Un Paese che è stato fortemente agevolato dall’Unione Europea – ci riferiamo chiaramente alla Germania della Signora Merkel – registra nello stesso periodo una percentuale di disoccupazione di appena il  7,7%.

Gli ultimi dati forniti dall’ISTAT a fine luglio 2015 smentiscono chiaramente quanto affermato da Matteo Renzi e dal suo coro in merito agli effetti positivi prodotti dalla riforma del diritto del lavoro denominata Jobs Act. Infatti si può rilevare una situazione occupazionale statica. Ecco la nota pubblicata sul sito ISTAT datata 31 luglio 2015:

“Dopo la forte crescita registrata nel mese di aprile (+0,6%) e il calo nel mese di maggio (-0,3%), a giugno 2015 gli occupati diminuiscono dello 0,1% (-22 mila) rispetto al mese precedente. Il tasso di occupazione, pari al 55,8%, cala nell'ultimo mese di 0,1 punti percentuali. Rispetto a giugno 2014, l'occupazione è in calo dello 0,2% (-40 mila), mentre il tasso di occupazione rimane invariato”.

“Il numero di disoccupati – prosegue la nota ISTAT – aumenta dell'1,7% (+55 mila) su base mensile. Dopo il calo nel mese di aprile (-0,2 punti percentuali) e la stazionarietà di maggio, a giugno il tasso di disoccupazione cresce di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente, arrivando al 12,7%. Nei dodici mesi il numero di disoccupati è aumentato del 2,7% (+85 mila) e il tasso di disoccupazione di 0,3 punti percentuali”.

“Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni – recita sempre la nota ISTAT – diminuisce nell'ultimo mese (-0,1%, pari a -18 mila), riprendendo il calo cominciato a inizio anno e interrotto a maggio. Il tasso di inattività, pari al 35,9%, diminuisce di 0,1 punti percentuali rispetto a maggio. Su base annua gli inattivi sono diminuiti dello 0,9% (-131 mila) e il tasso di inattività di 0,2 punti. L'aumento del numero di disoccupati negli ultimi 12 mesi è pertanto associato ad una crescita della partecipazione al mercato del lavoro, testimoniata dalla riduzione del numero di inattivi. Rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo aprile-giugno 2015 sono in crescita sia il tasso di occupazione (+0,1 punti percentuali) sia il tasso di disoccupazione (+0,1 punti), a fronte di un calo del tasso di inattività (-0,2 punti)”.

E se nell’intera Nazione le cose non vanno bene c’è da fare un distinguo. Bene ha fatto l’Associazione per povert├álo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno a evidenziare che al Centro Nord non si respira la stessa aria del Centro Sud e tantomeno quella della triste Sicilia. La Sicilia non è solo un’Isola, ma da decenni risulta sempre più isolata e abbandonata dai governi nazionali che si sono succeduti e l’attuale Premier, Renzi, continua a fare orecchie da mercante in merito alle grida provenienti dai poveracci che aumentano sempre di più in questa desolata Regione.

Negli ultimi mesi molte saracinesche di aziende commerciali, artigianali e industriali si sono abbassate e migliaia di persone hanno perso il proprio lavoro. Tante donne e tanti uomini privi dell’occupazione che avevano contratto mutui per acquistare la propria casa di abitazione non dormono tranquillamente dalla paura di essere buttati in mezzo alle strade.

Il Premier Matteo Renzi, fino ad oggi, non ha preso alcun impegno particolare per le aree più disagiate, in questo modo il rischio è che le Regioni più deboli diventino sempre più povere.

Qualche mese fa nell’intervista rilasciata da Gianfranco Fini a La Voce di New York (come potete leggere qui) al leader storico della destra in Italia ponevamo una domanda sul Mezzogiorno.  “Il Meridione – ci ha risposto Fini – non esiste nella agenda del governo Renzi, non  c’è nemmeno un ministro del Sud d’Italia. La ricetta è sempre quella: legalità – e il Pd è coinvolto in troppi scandali per essere credibile – e investimenti sulla ricchezza culturale e ambientale del Meridione. Il nostro Sud non è più periferia, visto quello che accade nel mare Mediterraneo. Il governo di Roma dovrebbe indicarlo come priorità strategica anche a Bruxelles, ma purtroppo non è così”.

A Matteo Renzi, ai governanti, ai partiti di maggioranza e di opposizione facciamo un appello ricordando una nostra vecchia proposta che fin’ora è stata ignorata. Se sono state fatte leggi a tutela dell’occupazione ed a vantaggio delle imprese i frutti sono stati raccolti prevalentemente nelle aree ricche del Paese, mentre l’elemosina è stata l’unità di misura nel Mezzogiorno. Cosa dovrebbe fare il governo nazionale per riequilibrare e ripagare la Sicilia ed il Mezzogiorno? Secondo noi, con immediatezza, dovrebbe fare approvare dal Parlamento nazionale norme che consentano, per un periodo di cinque anni, la totale defiscalizzazione sulle nuove assunzioni effettuate in Sicilia e nelle aree svantaggiate del Paese. Non servono mezze misure, ma una vera ‘rivoluzione fiscale’ a vantaggio delle imprese che concretizzino nuove assunzioni. I neo assunti dovrebbero lavorare 30 ore settimanali con un reddito netto di mille euro al mese. L’orario ridotto servirebbe per occupare più addetti: “Lavorare di meno, ma lavorare in tanti”. Solo così i vari Marchionne, Ghizzoni, etc. guarderebbero di più alla nostra Isola anziché investire in altri Paesi proverebbero a far crescere l’occupazione in Italia.

E la Regione siciliana cosa sta facendo nel constatare che l’economia dell’Isola sta sprofondando? A Rosario Crocetta, al suo maggiore sostenitore Beppe Lumia, al Fausto Raciti segretario regionale del  Partito Democratico, a Giampiero D’Alia e alla sua UDC, a tutti gli esponenti e deputati regionali di maggioranza e opposizione chiediamo una sola cosa: fate il vostro dovere. Non siete stati eletti per creare club, cerchi magici o tragici, circhi e teatrini, ma per dare risposte alle aspettative della popolazione siciliana.

Nelle ultime ore abbiamo sentito parole apprezzabili: bisogna cominciare a governare. Caro Crocetta, prendiamo atto che si sono persi quasi tre anni nei quali si sono prodotti risultati negativi che hanno contribuito a far aumentare la povertà nella nostra Regione. Occorre invertire la rotta e, anziché dilettarsi a parlare a vanvera di antimafia, produrre fatti concreti per la società siciliana.

 

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