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Ma chi è che vuole mandare a casa Crocetta? A quanto pare solo Fabrizio Ferrandelli…

Cinque milioni di siciliani vorrebbero il governatore della Sicilia, Crocetta, a casa. Ma i deputati del Parlamento dell’Isola, con l’eccezione del solo Ferrandelli, tergiversano. Così va in scena una commedia degli inganni che vede, come protagonisti, il PD, il Nuovo centrodestra e persino i grillini… Intanto lo stesso Ferrandelli avrebbe incontrato Renzi. E Mattarella e Grasso stanno a guardare

Ma alla fine chi è che vuole mandare a casa Rosario Crocetta? “Nessuno”, rispondeva Ulisse a Polifemo che gli chiedeva come si chiamasse. Ulisse era un professionista dell’inganno. E di commedia degli inganni, alla fine, si potrebbe parlare anche con riferimento al Parlamento siciliano, dove tutti dicono che Crocetta deve andare a casa, ma poi, tutti, a turno, lo salvano. Tutti tranne uno, in verità. Perché un deputato del Parlamento siciliano che vuole mandare a casa l’attuale governatore dell’Isola c’è: si chiama Fabrizio Ferrandelli, è stato eletto nel PD e qualche settimana fa si è dimesso. Sì, ha lasciato lo scranno parlamentare e la ricca diaria mensile. Da allora lo chiamano il “Coraggioso”. Ma il suo partito, il ‘glorioso’ Partito Democratico, ha fatto spallucce: “Ferrandelli si dimette? E noi lo sostituiamo”.

Primo dei non eletti è Davide Faraone, attualmente parlamentare nazionale e sottosegretario di Stato. E,

Fabrizio Ferrandelli

Fabrizio Ferrandelli

soprattutto, braccio destro di Renzi in Sicilia. Insomma, Faraone il posto al sole ce l’ha. I beddi picciuli che incassa da parlamentare nazionale, come si dice in Sicilia, ci sono. Il posto di Ferrandelli, così, andrà al secondo dei non eletti: Francesco ‘Ciccio’ Riggio, che dovrebbe essere figlio d’arte (suo papà – noi che ci occupiamo di politica dai primi anni ’80 del secolo passato un po’ lo ricordiamo – dovrebbe essere il senatore democristiano Riggio). Il figlio d’arte è un po’ incasinato con la giustizia: sotto inchiesta per lo scandalo del Ciapi di Palermo, ente regionale noto per il mangia- mangia tra formazione professionale e turismo alla siciliana: pubblicità per tutti e Iddio perdona a tutti…

Sconveniente che un inquisito entri a far parte del Parlamento siciliano? E perché? Quelli che sono già dentro le istituzioni parlamentari dell’Isola sarebbero migliori di lui? E chi l’ha detto? Tra l’altro, nel PD, oggi, essere invischiati in operazioni ‘truffalde’ è titolo di vanto e di merito. Infatti si dice: “Quello? E’ un compagno che fa operazioni con le forniture nella sanità”. Oppure: “Quell’altro? E’ candidato con il suo ente privato a gestire i fondi della formazione professionale appena gli enti storici avranno finito di licenziare tutto il personale”. O ancora: “E l’altro? Ha le mani in pasta con quella struttura sanitaria che, pur non essendo accreditata con la Regione, lavora con la stessa Regione". 

Insomma chi è che vuole mandare a casa Crocetta? A quanto pare era solo Ferrandelli. Per il resto, tutte le forze politiche presenti nel Parlamento siciliano – chi direttamente, chi in modo gesuitico –  si stanno stringendo attorno al presidente della Regione che 5 milioni di siciliani detestano. I più spaventati di tutti sono quelli del PD. Per loro – e non sbagliano – le elezioni sarebbero un disastro. E’ per questo che ieri Crocetta se n’è andato a Ustica per incontrare il segretario del PD siciliano, Fausto Raciti? Ufficialmente Saro da Gela è stato invitato dal sindaco di Ustica, Attilio Licciardi. Nella pagina facebook di Licciardi c’è una ‘slinguata’ in favore di Crocetta maestosa: “Grazie al Presidente On. Rosario Crocetta, all'Assessore al Turismo Cleo Li Calzi, all'On. Antonello Cracolici, all'On Fausto Raciti per avere partecipato all'incontro con gli Amministratori Comunali e con i cittadini. Li ringrazio per avere ascoltato la voce dell'Amministrazione Comunale e dei cittadini. Li ringrazio per le proposte serie e concrete che hanno fatto e per gli impegni che hanno assunto. Un ringraziamento particolare al Presidente Crocetta che ha spiegato in maniera chiara e inequivocabile le ragioni per cui sono andati deserti i bandi per l'affidamento del servizio integrativo regionale di trasporti. L'orgoglio mio personale e dell'Amministrazione Comunale per avere contribuito a rompere un sistema di monopolio e di avere ridato libertà al mercato dei trasporti marittimi in Sicilia”.

Ustica

Un’immagine di Ustica

La ‘slinguata’ di Licciardi è un po’ esagerata. Giusto, essendo del PD anche lui, ossequiare il potere. Anche perché tra gli ospiti, ieri, c’era anche Antonello Cracolici, che da qualche settimana, nel Parlamento dell’Isola, è uno e trino: capogruppo del PD e presidente della prima commissione legislativa (Affari istituzionali): proprio la commissione che la ‘licenziato’ il disegno di legge-impiastro diventato legge la scorsa settimana: parliamo del papocchio sui consorzi di Comuni tutt’altro che liberi e sulle tre città metropolitane di Palermo, Catania e Messina. Licciardi è amico di Cracolici e quindi bisogna ossequiare. 

In realtà, ad Ustica gli abitanti non sono affatto contenti. Anzi. Da mesi i trasporti – ovviamente via mare – sono un ‘gran bordello’. Tanto che nella stessa pagina del sindaco Licciardi il signor Riccardo Maggiore chiede a proposito del nuovo servizio celebrato dal sindaco Licciardi: “Domanda: ma gli orari degli aliscafi ? La compagnia come si chiama ? Esiste un numero ? Grazie”. Fabio Ailara, cognome molto noto ad Ustica, chiede: “… e oggi pur avendo 5 corse di aliscafi e una di nave tutte regolarmente effettuate una cliente, l'ennesima, che doveva atterrare a Palermo è stata dirottata a Trapani e ha perso l'ultimo aliscafo… E adesso a chi do la colpa????”. Gli risponde Clelia Ailara: “Al sindaco naturalmente, che non ha fatto in tempo a comunicare al comandante dell'aereo di far paracadutare i clienti sull'isola…”. Luca Badagliacco posta il seguente messaggio: “Aspettavate che cadeva Crocetta per pulire al faro??!!!! I turisti e noi usticesi siamo porci??!!!!! Aiai”. Molto diretta Patrizia Lupo: “Forza sindaco hai l'occasione per dire a Crocetta come il suo cerchio magico ha affossato la Sicilia… È tutto li, sull'isola il suo cerchio magico”.

Resta la domanda: Crocetta è andato a Ustica per farsi ossequiare dal sindaco Licciardi, o è andato nell’isola della maga Circe per bloccare, magari con un magheggio, i renziani che lo vogliono ‘sbarellare’ dalla presidenza della Regione siciliana? La risposta non è facile. Detto questo, ci chiediamo: ieri il sindaco Licciardi ha portato Crocetta, Cracolici e l’assessore Li Calzi a visitare le opere di ‘Land Art’ realizzate nell’isola? Parliamo della ‘cementificazione’ delle villette con le panchine a metà strada tra navi ubriache e una ‘riscrittura’, in chiave ‘teratologica’, degli scarti del Cretto di Burri (se ne volete sapere di più sulle villette di Ustica, veri obbrobri di rara fattezza, leggete qui).

Ma, ‘cementificazioni’ usticesi a parte, il nostro l’articolo di oggi dovrebbe provare a spiegare se, oltre a Ferrandelli, ci sono altri deputati del Parlamento siciliano che lavorano per mandare a casa Crocetta. Accertato che l’intercettazione malandrina non c’è (ricordate? il medico Matteo Tutino che dice a Crocetta che Lucia Borsellino dovrebbe fare la fine del padre, il giudice Paolo Borsellino, con il presidente della Regione che non favella: telefonata che non risulta), il resto sembra un film già visto.

I renziani, almeno così sembra, vorrebbero sbarazzarsi di Saro per rimandarlo sotto le mura di Timoleonte. E’ per questo che si è dimesso Ferrandelli? E per questo che lo stesso Ferrandelli, qualche giorno dopo le sue pirotecniche dimissioni dal Parlamento siciliano, sarebbe stato visto dalle parti di Palazzo Chigi? Fabrizio trama con Roma? Pronto accomodo Ferrandelli, ieri sera, ha inviato il seguente comunicato ai giornali: “Gentile giornalista, siamo lieti di invitarla all’inaugurazione del Comitato Sicilia dei Coraggiosi con Fabrizio Ferrandelli che si terrà domani (oggi per chi legge ndr), lunedì 3 agosto alle ore 12 a Palermo, in via Principe di Belmonte, 96. 

Nel corso dell'inaugurazione, Fabrizio Ferrandelli presenterà alla stampa la candidata dei Coraggiosi alla presidenza dell'Assemblea regionale del PD siciliano, dopo le dimissioni di Marco Zambuto. Proponiamo a tutto il PD – dice Ferrandelli – di scommettere sul futuro, di valorizzare le competenze, le tante giovani energie che esprimono i nostri territori. Chiediamo ai delegati di puntare su chi ha il coraggio di restare qui per offrire testa e cuore alla Sicilia".

E’ una candidatura di Fabrizio il dimissionario concordata con i renziani, o una fuga in avanti? La visita

Le streghe del Macbeth

Le streghe del Macbeth

romana di Ferrandelli lascerebbe pensare a una ‘renziata’ in salsa ferrandelliana. Ma dai renziani, si sa, c’è da aspettarsi di tutto. Renzi, oltre a sparare palle (almeno una al giorno di questi tempi) è anche un professionista della menzogna. Una specie di strega del Macbeth al contrario: se le streghe della tragedia di Shakespeare inveravano tutto quello che annunciavano, Renzi, al contrario, invera l’opposto di quello che promette: a Letta aveva detto di stare “sereno” e se l’è ‘inchiappettato’ di mala maniera; agl’italiani ha detto che avrebbe abbassato le tasse e li ha riempiti di balzelli; agli stessi italiani aveva detto che con il Jobs Act l’economia sarebbe risorta e invece è aumentata la disoccupazione e la disperazione.

Insomma, tra palle e legge del contrario, non è detto che Renzi sia contro Crocetta. Certo, i suoi giannizzeri siciliani sparano a zero sul presidente della Regione. Ma, detto questo, potrebbe essere un gioco delle parti.

Riflettendoci, potrebbe essere il tentativo, del PD, di prendere per in giro i siciliani. Crocetta e i suoi tre dannosissimi governi hanno ridotto la Sicilia in mutande? Certo! Come già ricordato, 5 milioni di siciliani lo detestano. Ma Crocetta, di fatto, ha consentito a Renzi di massacrare la Sicilia. Nessun governo nazionale ha massacrato la Sicilia e il Sud come ha fatto Renzi. In questi giorni abbiamo letto la relazione della SVIMEZ che dà il Mezzogiorno “asfaltato”. Ma le parole della SVIMEZ sono acqua che scorre. Due giorni e non gliene fotte più niente a nessuno. Del resto, voi l’avete visto mai gli ‘intellettuali’ del Sud che impugnano la durlindana quando Renzi e Delrio derubano il Meridione? Tra il settembre e il dicembre dello scorso anno il capo del governo e il suo fedele Delrio hanno rubato al Sud tutti gli investimenti ferroviari e 5 miliardi di euro di fondi Pac. Ha parlato nessuno? E i 10 miliardi di euro che il governo nazionale ha scippato alla Sicilia con la compiacenza di Crocetta, il presidente della Regione siciliana che si vende 5 milioni di siciliani a Roma un giorno sì e l’altro pure? Avete sentito lamentare nessuno? Avete letto articoli sui giornali nazionali contro questi ladrocini ai danni della Sicilia?

Anzi, se ci riflettete, è successo il contrario. Renzi, dopo aver ridotto in mutande la Sicilia ha deciso, bontà sua, di restituire 200 milioni di euro che, forse – ma non è detto – potrebbero diventare 300 milioni di euro. Facendo sapere che ne avrebbe erogati 500, di milioni di euro. Non ha detto, ovviamente, ci siamo sbattuti nella min… lo Statuto siciliano e, grazie al governatore Crocetta che è il nostro servo politico, ci siamo presi dalle ‘casse’ della Regione siciliana 10 miliardi di euro tra accantonamenti, contenziosi ‘congelati’, IVA, IRPEF, federalismo fiscale non applicato e sanità. Niente di tutto questo. Ora, per attuppargli la bocca (in questo caso il verbo siciliano attuppare sta per contentino), gliene restituiamo 200 dicendo che sono 500. Tanto chi ci deve dire niente?

Mattarella e Grasso

Sergio Mattarella e Piero Grasso

E hanno ragione. Sì, Renzi e Delrio hanno ragione: chi gli dovrebbe dire qualcosa? Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella? O il presidente del Senato, Piero Grasso? Certo, sono siciliani. Ma non è che i politici siciliani debbono difendere la Sicilia e il suo Statuto? Dov’è scritto? E infatti i due non difendono né la Sicilia, né lo Statuto. E poi, via, non è che, dopo i sessantì’anni, si possono mettere in mano lo Statuto siciliano per stigmatizzare le ruberie del governo nazionale! Mattarella non è il tipo. Anzi, ha già firmato la legge Acerbo, pardon, l’Italicum e non ha detto nulla sulla “Buona scuola”. Quanto a Grasso, beh, quando presiede i lavori al Senato gli capita di mettere in discussione e in votazione articoli che non hanno né capo, né coda. “Ma di cosa parliamo? Di Topolino?”, ha gridato qualche mese fa durante una seduta dell’assemblea di Palazzo Madama un senatore grillino. Il presidente Grasso era distratto e aveva messo in discussione un testo incomprensibile. Che figura, ragazzi! Anzi, chi malafiura, si direbbe dalle nostre parti. Noi che abbiamo qualche anno alle spalle – e anche un passato giovanile di calcio – ci siamo ricordati di quando Grasso si prendeva i tunnel tra il campo ‘Malvagno’ e il campo di San Lorenzo…

Insomma, i soldi alla Regione siciliana si rubano. Lo Statuto autonomistico va calpestato. Ma l’informazione va gestita bene. Lo schema che giornali nazionali e Tg – in testa quelli di Berlusconi, grande alleato di Renzi – devono presentare è il seguente: la Regione siciliana è fallita e lo Stato la sta ‘aiutando’ regalando a un’Isola di spendaccioni 500 milioni di euro (che poi sono 200 e, forse, ma non è detto, 300). Uno schema che serve a far saltare dalla sedia i leghisti che non sanno perché la Regione siciliana è fallita.

Già, i leghisti. Quelli che vorrebbero attecchire nel Sud. Che, al di là della buona volontà, rimangono – almeno nelle cose del Sud – distratti e ignoranti (nel senso etimologico della parola). Invece di chiedersi e documentarsi sul perché la Regione siciliana è fallita, che fanno i leghisti? Attaccano la Regione siciliana, alla quale lo Stato sta “regalando” 500 milioni di euro (che poi sono 200 o, al massimo, 300). Così Renzi prende due piccioni con una fava: piscia in testa alla Sicilia e a 5 milioni di siciliani (vi tolgo 10 miliardi e ve ne restituisco meno di un trentesimo, sottosviluppati e terroni che non siete altro!); e mette contro la Sicilia i leghisti che vorrebbero prendere voti nel Sud e nella stessa Sicilia. Geniale, no? E tutto questo grazie all’ignoranza dei leghisti, che appena mettono la testa fuori dal Lombardo-Veneto non capiscono più nulla!

Semplificando, non è detto che Renzi voglia mandare a casa Crocetta. La Sicilia, da quando governa, è stata lo scendiletto del capo del governo. Il bancomat prediletto, con la compiacenza di un presidente della Regione che, in materia di ‘ascarismo’, ha battuto tutti i suoi predecessori. Detto questo, chi potrebbero essere i deputati che dovrebbero mandare a casa Crocetta? Quelli che, in due anni, il senatore Giuseppe Lumia, grande sponsor di Crocetta, ha ‘acquisito’, uno per uno, a Palazzo Reale, la sede del Parlamento dell’Isola? Gli ‘acquisiti’ non tradiscono. Al massimo si lamentano. Alzano il prezzo. Ma è sufficiente gettare loro qualche ‘pagnotta’ e tutto si placa.

Ammuccamu, si usa dire in Sicilia. (Traduzione: mangiamo). Magari a rimandare a Gela Saro potrebbero

Angelino Alfano

Angelino Alfano

essere i deputati del Nuovo Centrodestra Democratico di Angelino Alfano? Finiamola: a Roma sono gli alleati del governo Renzi. Anche per loro vale la stessa regola: basta farli ‘mangiare’ bene. E mangiano, eccome se mangiano gli alfaniani a Roma: centri per gli immigrati, appalti, orologi, incarichi. Sulla rete circola una foto della moglie di Alfano con tanto di marito. Avvocatessa, si dice che sia stata omaggiata di tanti incarichi. E ti pareva: tutta salute! Anche perché è brava. E poi siamo in Sicilia, mica a Roma. E in Sicilia, dalle parti della Giustizia, c’è ancora grande rispetto per il centrosinistra e per i suoi adepti: grazie a Dio, dai tempi del palazzo dei congressi di Palermo (mai realizzato, ma ‘tangentato’ lo stesso), quando alcuni esponenti del vecchio Pci si ‘sciropparono’ con largo anticipo sugli eventi appaltizi un ‘bocone’ da 300 milioni di vecchie lire (non potete immaginare quanto questa storia fece incazzare Pio La Torre, l’allora segretario regionale del Pci siciliano che detestava le tangenti e quelli  che le intascavano…), nessuno ha mai toccato la sinistra. E anche i suoi alleati.

La ‘bordelliata’ giudiziaria sul Cara di Mineo – operazione del Nuovo centrodestra – per esempio, non è ‘autoctona’, ma è arrivata da Roma. I soliti romani che vogliono invadere la ‘repubblica siciliana’. Quello che combinano al Cara di Mineo, provincia di Catania, il più grande centro per immigrati richiedenti asilo d’Europa, 4 mila migranti alloggiati (almeno ufficialmente), 40 milioni di euro all’anno, è incredibile. L'ha descritto molto bene l'eurodeputato del Movimento 5 Stelle eletto in Sicilia, Ignazio Corrao (lo potete leggere qui). Ma noi abbiamo la sensazione che non succederà nulla. A Roma si calmeranno. E tutto si sistemerà. Certo, se quello che hanno combinato al Cara di Mineo l’avessero fatto i cuffariani, beh, allora sarebbe stato diverso. Non è che siamo tutti uguali? Via, visto che sono gli alleati del PD, le cose si possono aggiustare. Siamo troppo fatalisti? La storia, dal ‘milazzismo’ ai nostri giorni, parla a nostro favore.

Ma non divaghiamo. Torniamo agli amici del Centrodestra di Angelino Alfano. Per chi ama la politica dovrebbe essere veramente un 'piacere' andare a cena con i parlamentari nazionali o regionali di questo schieramento politico. Altro che discorsi persi su Sturzo, Cattolicesimo sociale, Murri, Rerum Novarum. Che saranno mai ‘ste buttanate? Con questi del Nuovo Centrodestra si affrontano solo argomenti seri e di grande ‘peso’ politico: appalti, forniture sanitarie (anche pannoloni se la quantità è congrua), posti di governo e di sottogoverno, incarichi e magari orologi. Gente seria, di grandi princìpi. Tutta d’un pezzo (di che cosa – con riferimento al ‘pezzo’ – lo lasciamo alla vostra mmaginazione).

Avete presente I Vicerè di Federico De Roberto? Quei politici siciliani post unificazione che, pur di restare a galla, passavano dalla destra alla sinistra? (Abbasta chi n’assittamu, ninni stamu futtennu – Traduzione: “L’importante è essere deputati e arraffare diaria parlamentare e tutto il resto”). Eccoli: ve li abbiamo descritto in modo succinto ma efficace.

Giovedì scorso, nella seduta del Parlamento siciliano che ha approvato la già citata legge-obbrobrio sulla finta riforma delle Province, i deputati del Nuovo Centrodestra hanno dato spettacolo. Insieme con 11 deputati del Movimento 5 Stelle – altri soggetti che non abbiamo ancora capito se ci sono o ci fanno (come potete leggere qui) – hanno assicurato l’approvazione della legge-obbrobrio. In Aula erano 53. Se gli 11 deputati grillini e i 6 deputati del Nuovo Centrodestra fossero usciti dall’Aula, Crocetta sarebbe rimasto con 36 deputati. E si sarebbe attaccato al tram. Con 36 deputati su 90 sarebbe stato molto sconveniente approvare una legge, peraltro inutile. E il presidente della Regione, con molta probabilità, sarebbe stato massacrato. E forse mandato a casa. Invece i grillini e i deputati del Nuovo Centrodestra hanno assicurato al governo la ‘maggioranza politica’: restando in Aula i deputati sono diventati 53. I grillini hanno votato contro, i 6 del Nuovo Centrodestra si sono astenuti, la legge è passata e Crocetta si è salvato. Tutto casuale o tutto ‘pattiato’? Fate voi…

Che dire, alla fine? Che Crocetta, a nostro modesto avviso, resterà a galla. Magari fino al 2017, cioè sino alla fine della legislatura. Lui resterà a galla insieme con gli 89 deputati che, a turno, prendendo in giro i siciliani e se stessi, lo salveranno. La Sicilia, invece, continuerà ad affondare. Sì, c’è ancora tanto da depredare in Sicilia. C’è da mettere le mani sull'acqua, c'è da 'chiudere' le operazioni sui rifiuti, ci sono le due società aeroportuali da arraffare: la Sac di Catania (che gestisce anche l'aeroporto di Comiso) e la Gesap di Palermo. Non è che si può lasciare a un’Isola di coloni la gestione di questi due aeroporti? Anche perché la gente continua ad arrivare con gli aerei. C’è tanto valore aggiunto da rubare volgendo gli occhi al cielo. E poi le strade. Per ora gli 'utili' delle autostrade siciliane (collaudi e altre questioni 'trigonometriche') vanno ancora a quello che rimane della politica siciliana. Ma domani potrebbero andare alle ‘Cooperative’, che già in Sicilia le strade le realizzano. E i lidi? Li vogliamo lasciare ai siciliani? Ma siamo matti? Prima li facciamo fallire aumentandogli i canoni e poi…

Vi sembra un’esagerazione? Ragazzi, tra il 2011 e il 2012 era pronto un disegno di legge per privatizzare tutte le coste siciliane. C’era il presidente Raffaele Lombardo, l’ 'Autonomista'. L’operazione era quasi fatta. Poi, alla fine, una parte del PD – che in Sicilia non è un grande partito, ma non è tutto Lumia & Cracolici – ha bloccato l’operazione. La mancata rielezione del deputato del PD, Pino Apprendi, nel collegio di Palermo, va ‘letta’ anche sotto questa luce. L’hanno ‘punito’ perché si è rifiutato di vendere le coste della Sicilia ad alcuni potentati.

Ma sì, Crocetta deve restare. Per completare l’opera. C’è ancora tanto da distruggere in Sicilia. E da depredare. Vero presidente Crocetta? Con altri due anni si può fare ancora molto…     

 

    

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