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Nuovo disastro di Rosario Crocetta: a rischio la ripartizione dei fondi per la spesa sociale dal 2013 ad oggi

I burocrati regionali hanno deciso di cambiare i parametri per la divisione dei fondi della spesa sociale ai Comuni. Così Taormina, città ricca, prende più soldi di Gela, città notoriamente afflitta da mille problemi economici e sociali. E’ un’assurdità. Ma il governo Crocetta avalla. Il TAR pure. Ma adesso il CGA…  

Bepi Lima è un bravo collega. Segue da sempre le cronache politiche della Sicilia. Lo scorso anno scopre che i burocrati regionali decidono di cambiare i criteri per la ripartizione dei fondi per la cosiddetta spesa sociale. Sono gli interventi in favore delle categorie deboli della società: anziani, minori, infanzia, malati. Soldi stanziati dallo Stato e gestiti dai Comuni. Con la disgraziata mediazione della Regione che distribuisce questi fondi che arrivano da Roma in forza di una legge nazionale (legge n. 328 del 2000). Bepi scopre che i 'geni' della burocrazia regionale hanno optato per una follia: dare più soldi a chi è più ricco e meno soldi a chi è più povero. I paradosso è che, tra le città più povere, c'è Gela, la città del presidente della Regione, Rosario Crocetta. Ed è proprio Crocetta ad avallare una penalizzazione per la sua città, che infatti quando può lo fischia a ripetizione, com'è avvenuto qualche mese addietro in occasione delle elezioni comunali. Ma desso divertitevi a leggere come finirà questa incredibile storia…

Circa un anno fa chiesi ospitalità a Giulio Ambrosetti, che allora dirigeva LinkSicilia, per segnalare una decisione incomprensibile dell’assessorato regionale del Lavoro, della Famiglia e delle Politiche Sociali, che aveva modificato i criteri di riparto delle somme destinate ai servizi sociali in Sicilia, determinando sperequazioni aberranti fra i 55 Distretti socio-sanitari in cui è divisa l’Isola. Sarebbe bastato un po’ di buon senso per ammettere l’errore e procedere a nuovi conteggi sulla base della popolazione residente, ma Licia Guastella, dirigente del Servizio competente (si fa per dire), spalleggiata dal Dirigente generale, Antonella Bullara, ha tirato dritto costringendo uno dei Distretti più danneggiati (quello di Adrano) a presentare ricorso al TAR Sicilia (Tribunale Amministrativo Rergionale).

In primo grado i giudici amminstrativi se ne sono lavati le mani, riconducendo la decisione nell’ambito della discrezionalità della Pubblica Amministrazione: ma il CGA, sigla che sta per Consiglio di Giustizia Amministrativa (in Sicilia organo di appello del TAR)  ha voluto vederci chiaro e, con l’ordinanza 573/2015 del 21 luglio scorso, ha chiesto all’assessorato della Famiglia di comunicare quale sarebbe stata la somma da assegnare al distretto di Adrano con i precedenti criteri e la relativa quota per abitante. Analogo quesito è stato fatto per uno dei Distretti “privilegiati”, Patti che si è costituito in giudizio come parte resistente insieme con l’assessorato.

Per capire meglio la vicenda ecco un breve riepilogo dei fatti. In base alla legge nazionale n. 328 del 2000, la Sicilia riceve dallo Stato una somma da suddividere fra i distretti socio-sanitari dell’Isola, per la programmazione triennale dei servizi sociali: le risorse statali sono state sempre ripartite sulla base della popolazione residente, con un piccolo correttivo in favore delle isole minori che, avendo problemi di collegamento, ricevono qualcosa in più (complessivamente il 2% dello stanziamento).

Nel 2013 qualcuno ha avuto la brillante idea di aggiungere un nuovo correttivo in favore dei Distretti che hanno un maggior numero di Comuni, anche se è bene precisare che, essendo i servizi sociali frutto di una programmazione integrata all’interno dei Distretti, il fatto che ci siano più o meno Comuni è del tutto ininfluente ai fini dei costi da affrontare.

Ad aggravare la situazione è il fatto che il correttivo adottato non è stato minimo (come accadeva per il 2% alle isole minori), ma è stato cervelloticamente fissato al 28%. Ora, premesso che qualunque studente di Statistica sa che, usando un criterio correttivo in doppia cifra, sballano tutti i conti del criterio principale, bastava fare qualche piccola verifica per capire l’enorme “cappellata” che si stava predisponendo: per rispondere subito alle richieste del CGA, a fronte di una quota pro capite di 14,69 euro che sarebbe toccata a tutti i Distretti socio-sanitari della Sicilia, con il nuovo correttivo agli abitanti di Patti sono andati 25,6 euro per abitante, mentre a quelli del distretto di Adrano 12,90 per abitante.

Ma ci sono dati ancora più sconcertanti: al distretto di Taormina sono andati ben 32,41 euro per abitante, mentre a quello di Gela poco meno di 12 per abitante. Ho fatto l’esempio di Gela per due motivi: si tratta di uno dei territori più degradati della Sicilia ed è la patria del Presidente della Regione, Rosario Crocetta, che però di queste quisquilie non si cura (ho fatto avere i conteggi a tempo debito al suo Gabinetto, ma non si è mossa foglia).

Qualcuno degli “scienziati” dell’assessorato dovrebbe spiegare come si fa a dare, per la realizzazione dei servizi sociali, quasi il triplo a Taormina rispetto a Gela, dove tutti gli indicatori economici e sociali sono di gran lunga peggiori. Come che sia, adesso il CGA è ad un bivio: nella prossima udienza fissata per il 18 novembre, o mette la testa sotto la sabbia, come ha fatto il TAR (avallando un’evidente sperequazione), oppure dovrà annullare il decreto di riparto costringendo l’assessorato a rifare i conteggi delle risorse da assegnare, annullando di fatto tutta la programmazione fin qui elaborata (e parzialmente attuata) dai Distretti sociosanitari.

In ogni caso, è l’ennesima dimostrazione di incompetenza di Crocetta e dei suoi tirapiedi, che ancora vagheggiano il famoso “cambio di passo” mentre tutto intorno sta crollando.

 

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