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Sicilia, al via la nuova legge sul servizio idrico. Salta la convenzione con Sicilacque?

La legge approvata dal Parlamento siciliano rispetta la normativa europea e nazionale ma, di fatto, rimette in discussione il ruolo di Sicilacque, la società controllata da una multinazionale francese arrivata nell’Isola nei primi anni del 2000 in forza di una legge nazionale voluta da Berlusconi. Probabile l’impugnativa del governo Renzi. Sullo sfondo anche un'altrettanto probabile causa civile. Le precisazioni del Comitato per l'acqua pubblica  

Tra mal di pancia e non poche contraddizioni il Parlamento siciliano ha approvalo la legge di riforma del sistema idrico. Non è la legge che sancisce il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua. Al contrario, è una mediazione tra la volontà popolare, che nel 2011, con un referendum, ha chiesto alla politica italiana il ritorno all’acqua pubblica; e il governo nazionale che, recependo le indicazioni di Bilderberg, punta invece alla gestione privata del servizio idrico. La legge siciliana rappresenta, come già accennato, un punto di mediazione tra la normativa europea, la normativa nazionale e la volontà popolare. Si prevedono tre forme di gestione: pubblica, privata e mista (cioè pubblica e privata). Con particolari prescrizioni per tutti i soggetti che verranno chiamati a gestire il servizio idrico.  

La legge merita un approfondimento, perché contiene molti passaggi sofferti. Per poterla illustrare nel

Palazzo Reale

Palazzo Reale di Palermo, sede del Parlamento siciliano

dettaglio bisognerà aspettare la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana. In questa fase possiamo provare a illustrarla per grandi linee. Il primo dato politico e tecnico che salta agli occhi è l’istituzione di nove Ambiti Territoriali Ottimali (ATO). Questo è il primo punto strano, se si pensa che, ad esempio, la Sardegna ha istituito un solo Ambito Territoriale Ottimale. Il Parlamento siciliano ha preferito istituirne nove. Un numero che coincide con le nove provincie siciliane (che amministrativamente sono state soppresse, ma che rimangono tali anche se hanno cambiato nome: si chiamano città metropolitane di Palermo, Catania e Messina e sei consorzi di Comuni al posto delle altre sei Province).

La riforma approvata dal Parlamento siciliano dovrebbe rispettare le normative europee e nazionali (punto, questo, che potrebbe essere contestato dal governo Renzi, molto più orientato sui privati). Si prevedono, come già accennato, tre opzioni: una gestione pubblica, una gestione privata e una gestione mista (pubblico e privato insieme). Ognuno dei nove Ambiti Territoriali Ottimali potrà scegliere fra le tre opzioni. Anche se la legge tende ad evitare che il privato penalizzi i cittadini, soprattutto i meno abbienti. La riforma introduce, infatti, alcune norme di ‘solidarietà’: per esempio, la garanzia di un quantitativo vitale di acqua, individuato in 50 litri al giorno, per i cittadini morosi e l’istituzione di un fondo di solidarietà per chi non ha i soldi per pagare le bollette.

L'acqua che non verrà utilizzata per fini alimentari avrà una tariffa scontata del 50 per cento: norma che, in questo caso, tende ad agevolare le imprese (soprattutto le grandi imprese che hanno sede in Sicilia e che non pagano le imposte alla nostra Regione: un ulteriore regalo a chi già penalizza la Regione siciliana, secondo qualche osservatore).  

Il cuore della riforma – che va in controtendenza rispetto al governo Renzi, all’Unione Europea e alle indicazioni del gruppo di Bilderberg – è il ritorno alla gestione pubblica, dopo la riforma dei primi anni del 2000, voluta dal governo nazionale dell’epoca guidato da Berlusconi. In base alla nuova legge, sarà l’assemblea dell'ATO di riferimento a scegliere il proprio modello gestionale. Passaggio che dovrà avvenire attraverso procedure di evidenza pubblica. I privati avranno voce in capitolo – e quindi possibilità di gestione – solo se si dimostrerà che la loro eventuale gestione farà risparmiare la pubblica amministrazione. Questo potrebbe essere uno dei punti di scontro con il governo Renzi.

SicilacqueIl provvedimento varato dal Parlamento dell’Isola fa chiarezza su un punto che, da almeno un decennio, ha dato luogo, in Sicilia, a una querelle infinita. La legge voluta da Berlusconi ha consegnato a una società privata – Sicilacque – per trent’anni, a titolo gratuito, buona parte delle infrastrutture idriche realizzate negli ultimi cinquant’anni con i soldi dei siciliani. Una legge strana, se è vero che Sicilacque, di fatto, rivende ai siciliani l’acqua che è già dei siciliani, utilizzando le infrastrutture realizzate con i soldi dei siciliani! La logica di questa legge non è mai stata chiara: a quanto pare, i privati di Sicilacque avrebbero dovuto realizzare le nuove reti idriche: cosa che fino ad oggi non hanno fatto. E avrebbero dovuto realizzarle in parte con propri fondi (in realtà con i ricavi dell’acqua dei siciliani vendita agli stessi siciliani…) e, in parte, con i fondi pubblici (soprattutto con i fondi europei).

Oltre ai privati di Sicilacque, la legge voluta dal centrodestra nei primi anni del 2000 ha dato spazio ai privati che si sono intrufolati nelle province dell’Isola. Non in tutte, però. Perché, in alcuni casi, i sindaci – sostenuti dai cittadini – si sono rifiutati di applicare la legge del centrodestra e non hanno consegnato le reti ai privati. E’ successo in mezza provincia di Agrigento e in altre parti dell’Isola. Da qui una polemica che si è trascinata fino al 2013, quando il Parlamento siciliano ha approvato una legge – la legge n. 2 – che dà ai Comuni la possibilità di gestire in proprio l’acqua. Di fatto, il Parlamento siciliano si è riappropriato della propria potestà in materia di gestione dell’acqua: postestà esclusiva prevista, per l’appunto, dallo Statuto. Legge costituzionalmente corretta, che infatti non è stata impugnata. Legge che si configura come un po’ ‘indigesta’ per Berlusconi e per l’attuale governo Renzi, che sull’acqua la pensa in modo molto simile, se non uguale, all’ex Cavaliere.

Con la legge approvata dal Parlamento siciliano si va ben oltre la legge n. 2 del 2013. E si stabilisce che i Comuni siciliani che hanno ceduto gli impianti ai privati se li potranno riprendere. Articolo di legge soffertissimo, che ha visto il gruppo parlamentare del PD schierarsi quasi compatto contro questo principio (con l’eccezione del parlamentare Giovanni Panepinto, che invece ha votato a favore). Ma l’Aula ha approvato lo stesso la norma.

Con la nuova legge si chiude il capitolo delle convenzioni pluridecennali. Ogni affidamento del servizio idrico potrà durare al massimo nove anni. Poiché, come già accennato, la legge non chiude ai privati, il Parlamento siciliano ha introdotto alcune norme a salvaguardia dei cittadini. In caso di interruzione del servizio per più di quattro giorni ad almeno il 2 per della popolazione, il gestore privato dovrà pagare di tasca propria una compensazione che oscillerà dai 100 ai 300 mila euro per ogni giorno di interruzione. Se il privato dovesse insistere nelle inadempienze si potrà procedere alla risoluzione del contratto.

Alla luce di questa legge, bisognerà capire che cosa succederà con Sicilacque. Questa, come già ricordato, è stata un’operazione molto strana e per certi versi illogica voluta soprattutto dal governo Berlusconi 2001-2006. Con molta probabilità, la vicenda Sicilacque dovrà essere ridiscussa. Non si capisce se si andrà ad una riscrittura o a una rescissione della convenzione. La questione si annuncia complessa. Anche perché dietro Sicilacque c’è una grande società francese che, con molta probabilità, proverà a esercitare pressioni sul governo Renzi. Non è da escludere un’impugnativa della legge da parte del governo nazionale. Con la prospettiva, tutt’altro che remota, che a pronunciare l’ultima parola sia la Corte Costituzionale.   

Ma non ci saranno solo questioni costituzionali. Sicilacque ha dalla sua una convenzione con la Regione siciliana (frutto della stagione berlusconiana) che la nuova legge regionale, di fatto, mette in discussione. Che significa questo? Che se la Regione dovesse superare lo scoglio di un’impugnativa del governo nazionale e il giudizio della Consulta, dovrà comunque affrontare una lunga causa civile. Con i privati di Sicilacque che chiederanno alla Regione – cioè ai siciliani – un risarcimento miliardario.  

Le reazioni del mondo politico. 

“Una legge non eccezionale – recita un comunicato dei deputati del Movimento 5 Stelle del Parlamento siciliano – che i partiti hanno provato a rovinare. Il nostro apporto ha contribuito a migliorarla nettamente e a introdurre principi positivi in direzione dell'acqua pubblica, per la quale ci spendiamo da sempre". 

"Abbiamo dato un grosso contributo – afferma il presidente della commissione Ambiente, Giampiero

Giampiero Trizzino

Il presidente della commissione Ambiente del Parlamento siciliano, Giampiero Trizzino

Trizzino – a migliorare una legge che senza il nostro apporto rischiava di essere pessima. Anche se non nascondiamo che tantissime cose potevano andare meglio, possiamo dire di avere centrato numerosi obiettivi. Le principali conquiste per i cittadini sono la tariffa unica e i 50 litri gratuiti. Positiva anche la riduzione in bolletta per i meno abbienti, anche se noi puntavamo ad estendere il beneficio alla portata di tutti”. Nettamente positiva per Trizzino è anche la previsione di salatissime sanzioni per eventuali distacchi dell'erogazione agli utenti.

Altri aspetti positivi, secondo Valentina Palmeri, "sono da individuare nell'ok alla norma per il ciclo chiuso dell'acqua nei processi industriali, nella norma su Siciliacque e nelle limitazioni poste a carico delle gestioni private. Non mancano, però, gli appunti della deputata Cinquestelle, che ha seguito passo passo in commissione la genesi della legge. Per tantissimi versi – aggiunge la parlamentare grillina – è stata un'occasione mancata. Avevamo l’opportunità di fare finalmente una legge per tutti i siciliani, che li equiparasse sullo stesso piano tariffario, ma si è preferito continuare con la politica del proprio orticello, dei territorialismi, che si è evidenziata soprattutto nella ridefinizioni degli ambiti territoriali che finiranno per ricalcare le vecchie province”. Gravissima per la Palmeri è stata pure la scelta di snaturare e annacquare la norma della tariffa unica e dei 50 litri gratuiti, non più garantiti a tutti i cittadini, ma solo ad alcuni di essi.

“Questa legge – afferma Angela Foti – offre uno strumento agli amministratori che vorranno rendere finalmente il servizio più efficiente per i cittadini. Ci permette di uscire dalle infrazioni europee ed evitare il commissariamento. E' stata una lotta continua che negli ultimi due anni ci ha visto affrontare senza deroghe e sconti gli obiettivi che avevamo nel nostro programma”.

“ Abbiamo approvato una legge – dice Matteo Mangiacavallo – che continua ad affermare la linea di principio tendente all'acqua pubblica, ma che non esclude, purtroppo, la gestione privata. Il Parlamento non ha avuto il coraggio di sostenere la nostra proposta che puntava alla sola gestione con enti di diritto pubblico. Vorrà dire che ci penserà un prossimo governo a cinque stelle a farlo. Tra le note positive di questa legge c'è la possibilità per i Comuni di svincolarsi dalle gestioni private e spero che ne approfittino in tanti”. 

Positivo il commento di Antonello Cracolici, capogruppo del PD al Parlamento siciliano: 

"Obiettivo raggiunto – dice Cracolici -: la riforma dell'acqua pubblica era uno dei punti centrali del nostro programma di governo. Il Partito Democratico ha lavorato fin dal primo giorno a questa legge, abbiamo mantenuto la promessa con i siciliani. Con questa legge – aggiunge Cracolici – favoriamo nettamente la gestione pubblica e ridisegniamo in maniera razionale l'assetto degli organi di ‎gestione sul territorio. Salvaguardiamo il personale e chiediamo la rinegoziazione del contratto con Siciliacque. Ma siprattutto la riforma assorbe le indicazioni del popolo del referendum. Ancora una volta la Sicilia è apripista di un modello di gestione nuovo, destinato ad essere punto di riferimento nel Paese".

Giuseppe Lauricella

Il parlamentare nazionale del PD, Giuseppe Lauricella

Chi invece mette in risalto una contraddizione è il parlamentare nazionale del PD eletto in Sicilia, Giuseppe Lauricella: 

"Il Parlamento siciliano – dice Lauricella – ha approvato l'emendamento 7.1 che restituisce anche ai Comuni che avevano ceduto al privato gli impianti idrici la possibilità di riprendersi gli stessi impianti e la gestione diretta pubblica dell'acqua. Ingiustificabile che il gruppo PD, tranne l'on. Panepinto, abbia votato contro l'emendamento. Questo emendamento era una cartina di tornasole: abbiamo capito chi difende chi e cosa".

Insomma su un punto cruciale della riforma – i Comuni siciliani che possono richiedere ai privati la restituzione delle reti idriche – il PD siciliano (con l'eccezione di Panepinto) si è tirato indietro. E questo probabilmente dà la misura delle pressioni esercitate a livello romano sui parlamentari di questo partito per tutelare gli interessi dei privati.  

Su facebook la parlamentare regionale del PD, marika Di Marco lancia un avvertimento: "Cin cin con un bel …bicchiere d'acqua pubblica. Considerazione veloce: commetteremmo un errore a disattivare vigilanza e mobilitazione per un ddl che dalla Sicilia ora passa all'esame del governo nazionale". Insomma, anche Marika Di Marco teme l'impugnativa da parte del governo nazionale. 

Giovanni Panepinto, parlamentare regionale del PD: 

“Dal 2006 lavoro, insieme con associazioni, cittadini, amministratori, movimenti referendari e forze sociali, per raggiungere questo obiettivo: con la legge sulla ripubblicizzazione dell’acqua la Sicilia fa valere con dignità la propria autonomia legislativa. Abbiamo approvato una riforma vera che mette al centro i concreti interessi dei siciliani. Ringrazio i tanti che hanno creduto in questo percorso e che hanno contribuito a sostenere questa riforma, dentro e fuori il Parlamento”.

Soddisfatta anche l'assessore regionale all'Energia e ai Servizi di pubblica utilità, Vania Contraffatto: 

 "Le autorità d'ambito saranno gli unici soggetti deputati a gestire i finanziamenti europei. La legge lascerà agli enti locali, associati o consorziati, la possibilità di affidare il servizio secondo le varie forme previste dalla normativa nazionale ed europea, ma lasciando l'acqua un bene pubblico e intoccabile. Sono soddisfatta di questo importante risultato e ringrazio le forze politiche per aver compreso l'importanza di eliminare possibili profili di incostituzionalità, che avrebbero privato la Sicilia di una disciplina di settore. Mi spiace solo che il dibattito sia rimasto talvolta ostaggio di pulsioni demagogiche che niente avevano a che fare con la realtà delle cose: l'obiettivo era assicurare un servizio efficiente ed economicamente equilibrato ai siciliani ed è stato raggiunto".

Sull'approvazione della legge interviene ancheComitato promotore legge di iniziativa Popolare e Consiliare
Forum Siciliano dei Movimenti per l'Acqua ed i Beni Comuni:

"La decennale lotta dei movimenti e degli enti locali per l'acqua pubblica – si legge nel comunicato del Comitato – ha trovato ieri sera il punto di approdo con l'approvazione del ddl 455 "disciplina in materia di risorse idriche. In un contesto nazionale nel quale l'esito dei referendum del 2011 viene aggirato con la legge di stabilità e lo Sblocca Italia per indurre i Comuni a mettere sul mercato i servizi pubblici, la Sicilia infine alza la testa e ribadisce le competenze esclusive in materia di acque pubbliche assegnate dallo Statuto autonomo che ha rango costituzionale".

"Malgrado i tentativi di bloccare l'iter della legge attraverso la pregiudiziale su presunti vizi di incostituzionalità presentata dall'MPA, un ossimoro che svela le contraddizioni della politica siciliana – prosegue il comunicato – l'Assemblea regionale siciliana è andata avanti sul testo esitato dalla IV Commissione ARS, sventando il previsto commissariamento del governo nazionale per ottobre. La legge approvata, frutto di una mediazione tra le forze di maggioranza, recepisce buona parte dei contenuti della legge di iniziativa Popolare e Consiliare presentata nel 2010, pur riducendone la portata innovativa e riducendo all'uso idropotabile i confini di un testo che prevedeva una visione olistica dell'uso della risorsa e il rispetto delle direttive europee, pone le basi per la gestione pubblica del servizio idrico, legittima i Comuni che in questi anni hanno condotto una battaglia di resistenza rifiutando di consegnare le reti ai privati". 

"I promotori della legge Popolare e Consiliare, che hanno partecipato attivamente ai lavori della IV commissione Ambiente nella stesura del testo base – scrivono sempre i protagoniusti del Comitato per l'acqua pubblica – pur cogliendo alcuni limiti oggettivi nel testo approvato dall'Aula, a partire dalla possibilità reintrodotta delle tre forme di gestione, esprimono soddisfazione per il risultato conseguito. La gestione pubblica sarà realizzabile dai comuni in forma singola o associata, non potrà essere sospesa l'erogazione del minimo vitale, si potranno finalmente analizzare nel merito i contratti con i gestori privati e le eventuali inadempienze per verificare le condizioni di recesso. La parola passa ai Comuni che con grande senso di responsabilità dovranno ora dimostrare che la gestione pubblica e partecipativa può essere più efficiente ed economica di quella privata, non consentendo di lucrare sul bene comune primario e mantenendolo nella disponibilità delle generazioni viventi e future".

"Riteniamo che la partecipazione ed il controllo democratico che era stato previsto con l'art. 3, (e che l'Aula ha bocciato trasversalmente con voto segreto) – conclude il Comitato – sia uno strumento fondamentale per una corretta pianificazione delle risorse, per questo facciamo appello al Presidente Crocetta affinché si intesti per decreto l'istituzione del tavolo di consultazione permanente sul piano di gestione delle risorse idriche".

Gli altri gruppi parlamentari o comunque esponenti politici che intendono far conoscere la propria posizione su un tema così importante per la vita pubblica e per il futuro della Sicilia possono fare arrivare in redazione i propri comunicati. 

 

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