Cerca

PoliticaPolitica

Sanità: il Decreto Salute del governo Renzi è un regalo alle compagnie assicurative

di C. Alessandro Mauceri

Di fatto, il capo del governo di ‘centrosinistra’, Renzi, e la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, hanno confezionato un Decreto che taglia 180 prestazioni sanitarie. I poveri non potranno curarsi. Chi invece ha i soldi, o comunque riuscirà a trovarli, sarà costretto a stipulare un’assicurazione. Nessuno lo dice, ma in Italia la spesa sanitaria è tra le più basse d’Europa

Nelle scorse settimane si è fatto un gran parlare (e scrivere) della riforma della sanità voluta (anzi, come al solito, praticamente imposta) dal governo Renzi. Tante parole e pochi fatti. Se da un lato appaiono giuste e condivisibili alcune indicazioni del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha detto: “Nessuna volontà di impedire esami diagnostici, ma solo buonsenso”, dall’altro c’è poca chiarezza su cosa realmente farà il governo. E soprattutto quali saranno le conseguenze per gli italiani.

Di certo c’è che il decreto mandato al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è stato approvato dal Parlamento, come ormai consuetudine, con il voto sulla fiducia posta dal governo. Una prassi prevista dalla Costituzione solo in casi eccezionali (come pestilenze, epidemie e guerre) e, invece, strausata e forse abusata dal governo (il Presidente della Repubblica ne terrà conto?). Altra cosa certa è che il decreto prevede tagli alla Sanità per 2,3 miliardi di euro concordati tra Stato e Regioni, già previsti dalla legge di Stabilità 2015. Altrettanti tagli dovranno essere fatti nel 2016 e nel 2017.

Per il resto, è tutto un grande, enorme polverone levato intorno a qualcosa che in realtà ancora non esiste. sanitàMancano dettagli importanti che il governo potrà scrivere in seguito, ben lontano dai riflettori e da pressioni mediatiche. L’ennesima dimostrazione che a legiferare, oggi, non è più il Parlamento, ma il governo. Anche la diatriba sulle prescrizioni per gli esami diagnostici, secondo il governo abusati e spesso prescritti senza motivo (quale medico prescrive un esame senza motivo? La Asl di competenza lo chiamerebbe immediatamente a giustificare tale scelta e lo sanzionerebbe pesantemente: cosa che oggi avviene), non si sa che conseguenze avrà. Le analisi ‘nel mirino’ del governo sono circa 180, come indicato dalla stessa Lorenzin. Tra queste, prestazioni di genetica, odontoiatria, allergologia, Tac, Risonanza magnetica (Rm) agli arti e Risonanza magnetica della colonna con mezzo di contrasto.

Ma se si cerca di capire con esattezza cosa voglia fare realmente e concretamente il governo, ecco che si ricade nel limbo normativo: come ha detto il segretario della Fp-Cgil Medici, Massimo Cozza, le prestazioni da escludere “saranno indicate in un prossimo decreto in via di preparazione”. Secondo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, le prestazioni che verranno “ridotte” dovrebbero essere "35 odontoiatriche, 53 di genetica, 9 relative a Tac e risonanza magnetica (degli arti e della colonna), 2 di dialisi e 4 di medicina nucleare. La somma delle prestazioni di allergologia e di laboratorio (non differenziate) dovrebbe essere pari a 77".

tacNumerose le polemiche e i dubbi su cosa verrà scritto nel decreto attuativo. Ad esempio, il decreto approvato prevede che "alcuni test allergologici e le immunizzazioni (cosiddetti vaccini) siano prescritti solo a seguito di visita specialistica allergologica". Il problema è che l’efficacia delle immunizzazioni (vaccini) è ampiamente oggetto di dibattito in letteratura medica. Per quanto riguarda le prestazioni odontoiatriche, poi, il decreto si limita a specificare i soggetti beneficiari, lasciando alle Regioni il compito di fissare le soglie di reddito o di Isee: cosa che potrebbe creare disparità di trattamento da una Regione all’altra. Quanto alla prescrizione di Tac e Rm, l' “appropriatezza” della prescrizione sarà basata su un criterio non validato (invece di adottare il metodo Rand utilizzato da oltre 20 anni dalle società scientifiche, inclusa l’American College of Radiology). Per non parlare di interventi per i quali la volontà del governo appare poco chiara come nel caso della dialisi: "Le condizioni di erogabilità sono riservate alle metodiche dialitiche di base (domiciliari e ad assistenza limitata) che risultano appropriate solo per pazienti che non presentano complicanze da intolleranza al trattamento e/o che non necessitano di correzione metabolica intensa". Gli esperti della Fondazione Gimbe (che ha lo scopo di promuovere e realizzare attività di formazione e ricerca in ambito sanitario) hanno definito queste parole oscure e  tali da dare luogo a contraddizioni.

Carlo Palermo, vicesegretario nazionale Anaao Assomed, ha detto: “La prima inappropriatezza riguarda la penalizzazione dei medici sui percorsi diagnostico-terapeutici. Esistono infatti evidenze scientifiche che dimostrano l'inutilità di questi provvedimenti. La seconda inappropriatezza è il voler determinare per decreto, attraverso percorsi burocratici, questioni estremamente delicate che attengono alla cultura professionale medica e all'etica medica. Le linee guida richiedono tempi lunghi e non riteniamo possibile, come si vuol fare, risolvere un problema così complesso in soli 30 giorni.” E ha concluso: “Questo è uno schiaffo che il Governo ha elargito anche alla Corte Costituzionale”.

Anche di un altro aspetto, i più hanno parlato poco. Dice la deputata del PD, Anna Ascani: “I 2,3 miliardi non sono tagli, ma mancati aumenti”. E ha specificato che si interverrà “principalmente su beni e servizi”. Di diversa opinione Cozza: “I mancati aumenti in sanità sono tagli. In Italia la spesa aumenta in modo minore rispetto ad altri Paesi e lo dice lo stesso Ministro Lorenzin quando afferma ‘che tutti i risparmi vanno reinvestiti in sanità’. Il fatto è che in questo Dl Enti locali non si fa così”.

Ma non basta. Il decreto Salute ha interessato anche la “questione” ospedali: oltre al controllo delle strutture in rosso (in pratica, l’ennesimo commissariamento), è previsto l'azzeramento dei ricoveri nelle case di cura convenzionate con meno di 40 posti letto, la riduzione della spesa del personale a seguito del taglio della rete ospedaliera, la riduzione della degenza media e del tasso di ospedalizzazione. Risparmi dovranno venire anche dalla rinegoziazione dei contratti di acquisto di beni e servizi (con la centrale unica di acquisti) e in particolare dei dispositivi medici. Inoltre sarà costituito presso il ministero della Salute un osservatorio sui prezzi dei dispositivi medici (apparecchi, impianti, sostanze) il cui costo non potrà comunque superare il tetto del 4,4 per cento.

ocseIn effetti, anche di un altro aspetto nessuno ha parlato: il settore della spesa pubblica, pur con mille problemi e difficoltà, in realtà, pesa sui conti pubblici in misura molto minore di quanto già oggi non avviene in molti altri Paesi. In Francia si spende l'11.6 per cento del PIL (Prodotto Interno Lordo), in Germania l'11.3 per cento, negli Stati Uniti il 17.7 per cento. In Italia invece solo il 9 per cento. Lo dice l’OCSE che, nel rapporto ‘Health Statistics 2015’, ha mappato la spesa sanitaria dei 34 Paesi dell’Organizzazione e delle economie emergenti. Secondo l’Ocse, negli ultimi anni, “la spesa sanitaria ha continuato a ridursi in Grecia, Italia e Portogallo. La maggior parte dei Paesi dell'Unione Europea ha riferito la spesa sanitaria pro capite reale al di sotto dei livelli del 2009”. E questo in controtendenza con quanto avviene altrove: la spesa sanitaria nei Paesi in esame, mediamente, è aumentata. In Italia invece è diminuita e grazie alle misure del governo Renzi il divario che separa il Belpaese dagli altri Paesi dell’area OCSE continuerà ad aumentare. Oggi, in rapporto al PIL, in Italia si spende meno di quanto non si spende in Paesi in crisi come la Grecia o la Spagna.

E chi non ha i soldi per pagare questi servizi sanitari (anche quando prescritti dagli specialisti)? Semplice: non si curerà. A meno ovviamente, come accade già oggi in altri Paesi (come gli Usa), di non aver sottoscritto una assicurazione integrativa ad hoc. Se, da un lato, il decreto Salute ha colpito duramente i cittadini, le Regioni (che saranno oberate di buona parte dei tagli al bilancio previsti dal decreto con la Conferenza permanente Stato-Regioni che si è già era espressa favorevolmente) e le Aziende sanitarie locali (che non sanno che pesci prendere), per contro, a gongolare sono le compagnie di assicurazioni che, grazie a questo decreto, vedranno aprirsi e ampliarsi spazi di mercato finora risicati.

Oltre ai professionisti (che di certo aggiorneranno le proprie polizze assicurative per non incorrere nelle sanzioni) saranno migliaia i cittadini che, per non restare senza possibilità di pagare cure mediche, esami e quant’altro previsto dal decreto Salute, sottoscriveranno polizze ad hoc. Un mercato che in Italia  esiste dal 1999, da quando fu introdotta l'assicurazione sanitaria integrativa, ma che, grazie al decreto Salute, nei prossimi mesi avrà certamente una crescita esponenziale: saranno molti i cittadini che decideranno di sottoscrivere una polizza sanitaria con la quale ottenere il rimborso delle spese mediche e sanitarie sostenute ogni anno e “integrare” i servizi e le prestazioni offerti dalla sanità pubblica. Compagnie di assicurazione che saranno grate al governo per aver creato, da un giorno all’altro, un nuovo mercato e che, grazie al loro giro d’affari, faranno bene anche la Pil ……(e questo certamente al governo non dispiace).

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter