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Il taglio di TASI e IMU? Demagogia di Renzi con effetti devastanti in Sicilia

15 Luglio 2015: il Presidente del Consiglio Matteo Renzi all'Università di Nairobi, Kenya. (Foto: Tiberio Barchielli, Palazzo Chigi)

15 Luglio 2015: il Presidente del Consiglio Matteo Renzi all'Università di Nairobi, Kenya. (Foto: Tiberio Barchielli, Palazzo Chigi)

Renzi taglia non le tasse che riducono le entrate nelle ‘casse’ dello Stato, ma quelle che lasciano a ‘secco’ i Comuni. Dietro questa mossa - che è concordata con l’Unione Europea dell’Euro (altro che polemiche Renzi-UE!) - c’è l’obiettivo di fare fallire i Comuni per ridurre gli spazi di democrazia, secondo i voleri della Germania. Cosa che in Sicilia avverrà tra qualche mese 

Matteo Renzi, con la sua solita aria da spaccone, va dicendo in giro che a dicembre ci sarà il funerale della TASI e dell’IMU. E, addirittura, lascia capire che, per difendere questo annunciato “taglio delle tasse sulla casa” è pronto ad aprire un conflitto con l’Unione Europea. Ora proveremo a raccontarvi perché tutta questa vicenda sa tanto di mistificazione. Infatti, su questo punto, non c’è alcun contrasto tra il governo Renzi e Bruxelles. La mossa del capo del governo italiano punta a mettere in difficoltà i Comuni italiani. Con la prospettiva, tutt’altro che remota, di farli fallire piano piano nei prossimi anni, eliminando un altro presidio di democrazia: che è, poi, quello che la Germania della signora Merkel chiede a Renzi. E i primi Comuni che falliranno saranno quelli della Sicilia. Proviamo a raccontarvi l’ennesimo inganno del governo Renzi, che sta governando l’Italia contro gli interessi degl’italiani.

La TASI è la tassa sui servizi indivisibili introdotta con la legge nazionale di stabilità del 2014. Sono soldi che vanno ai Comuni. L’IMU è l’odiosa imposta sulla casa – sulla quale pesano dubbi di incostituzionalità – introdotta dal governo Monti. Una quota dell’IMU va allo Stato, il resto va ai Comuni. Di fatto, Renzi non sta annunciando tagli di tasse i cui introiti finiscono nel Bilancio dello Stato; sta annunciando tagli di tasse e imposte che, per oltre il 90 per cento, riguardano i Comuni. Di fatto, il capo del governo italiano si sta sostituendo ai Comuni.

Non è la prima volta che Renzi si fa bello con i soldi degli altri. L’ha fatto con i ‘famigerati’ 80 in busta paga per i lavoratori con redditi inferiori a mille e 500 euro al mese. Il capo del governo ha stabilito di erogare questi 80 euro mensili. Ma i costi sono stati sostenuti dalle Regioni. Alla Regione siciliana, ad esempio, questo scherzetto è costato 200 milioni di Euro all’anno!

La stessa cosa si sta ripetendo con TASI e IMU. Renzi ha stabilito che questi due balzelli dovranno essere tasieliminati. Ma i problemi li lascia ai Comuni italiani, che si ritroveranno senza i soldi per erogare servizi essenziali ai cittadini. Perché, come già accennato, TASI e IMU sono entrate che, per oltre il 90 per cento, alimentano le ‘casse’ dei Comuni.

Con l’abolizione di TASI e IMU i Comuni italiani verranno messi davanti a un bivio: o non erogheranno servizi essenziali ai cittadini, o saranno costretti a inventarsi nuove tasse e nuove imposte. La seconda ipotesi, ovviamente, è la più probabile. Anzi, è sicuro che finirà così. Ma Renzi potrà sempre dire che lui non c’entra nulla, scaricando la colpa sui Comuni che sono amministrati male… Con questa mossa di Renzi gl’italiani verranno gabbati due volte. Il governo nazionale conta di recuperare la parte di IMU che perderà con nuovi balzelli. Insomma, gl’italiani pagheranno la nuova imposta che il governo nazionale sta studiando e pagheranno, anche, tasse e imposte che i Comuni saranno costretti a introdurre al posto di TASI e IMU.

Attenzione: questa sceneggiata non è solo una buffonata politica e istituzionale: è qualcosa di più grave. Sotto sotto c’è la volontà, da parte del governo Renzi, di ridurre gli spazi di democrazia, per rendere la vita più semplice ai soggetti esterni all’Italia che, piano piano, stanno prendendo il controllo del nostro Paese. Le imprese italiane finite nelle mani di gruppi esteri non si contano più (se ci fate caso, le nuove acquisizioni di imprese italiane da parte di gruppi stranieri vengono fatte passare per “investimenti esteri in Italia”…). E la stessa cosa riguarda anche alcuni importanti asset. E tra questi soggetti ‘esteri’ che si stanno impossessando dell’Italia, al primo posto ci sono i tedeschi.

bandiera tedescaDi fatto, il governo Renzi sta favorendo la Germania e gli investitoti esteri, non certo gl’italiani. Il Jobs Act non è servito per creare nuovi posti di lavoro, che infatti non sono stati creati. Il Jobs Act servirà ai nuovi padroni delle grandi aziende ormai ex italiane per licenziare la gente senza problemi in barba allo Statuto dei lavoratori che è stato calpestato. Ma questo ai soggetti esterni all’Italia non basta. Chi si sta impadronendo del nostro Paese non vuole fastidi con le assemblee democratiche. E’ per questo che, con la scusa del ‘risparmio’, sono state abolite le Province italiane. Ed è per questo che il Senato, da elettivo, deve diventare un consesso con elezioni di secondo grado con competenze risibili.

La battaglia politica e parlamentare che inizierà tra qualche giorno al Senato è importantissima. Perché su tale questione l’Italia si gioca gli ultimi brandelli di democrazia rimasta. Una parte del PD ha capito che il disegno di Renzi (e dei potentati economici, massonici e finanziari europei che stanno dietro di lui) è quello di ridurre ulteriormente gli spazi democratici del nostro Paese. L’ha fatto con le Province. E adesso tocca al Senato. E poi toccherà ai Comuni.

La battaglia che si sta combattendo al Senato, lo ribadiamo, è importante. Mantenere il Senato elettivo significherebbe fare uno sgambetto non a Renzi – che alla fine è un esecutore di ordini che vengono da oltre i nostri confini – ma alla massoneria finanziaria che controlla l’Euro, con in testa la Germania. Il significato politico della battaglia in corso al Senato è il seguente: a Palazzo Madama non tutti i senatori, benché eletti con il Porcellum (e quindi non eletti, ma designati), sono al soldo della massoneria finanziaria europea. Ci sono senatori – anche nel PD – che stanno cercando di fare gl’interessi dell’Italia e non della Germania. Una battaglia che stanno combattendo provando a mantenere, con il Senato elettivo, uno spazio di democrazia che i tedeschi vogliono a togliere al nostro Paese.

Chi invece si sta comportando con grande ambiguità è il presidente dell’ANCI (Associazione Nazionale

piero fassino

Il presidente dell’ANCI, Piero Fassino

Comuni Italiani), Piero Fassino, non a caso del PD. Fassino sa benissimo che il taglio di TASI e IMU è una manovra contro i Comuni. Davanti a questa presa di posizione di Renzi, la reazione di Fassino è stata debole. Il presidente dell’ANCI avrebbe dovuto chiedere a chiare lettere con quali soldi, una volta tagliati TASI e IMU, i Comuni erogheranno i servizi ai cittadini. E avrebbe dovuto sottolineare che quella di Renzi è solo una mossa demagogica per scaricare sui Comuni la responsabilità di inevitabili nuove tasse e nuove imposte che gli stessi Comuni saranno costretti a inventarsi per andare avanti. La verità è che quello tra Fassino e Renzi è solo un gioco delle parti sulla pelle degl’italiani.

Andiamo alla Sicilia. Renzi ha già abolito le Province e vuole degradare il Senato della Repubblica a consesso di serie ‘B’, con competenze risibili. E, adesso, in prospettiva, vuole fare fallire i Comuni. L’abolizione di TASI e IMU punta proprio a questo: a mettere in grande difficoltà i Comuni, costringendoli a inventarsi nuove tasse e nuove imposte. Mettendo gli stessi Comuni in cattiva luce agli occhi dei cittadini. Questa mossa politica dovrebbe essere denunciata dall’ANCI. Ma Fassino, come già ricordato, è dello stesso partito di Renzi. Magari non sarà renziano. Ma non ha calcato la mano sul governo nazionale. Su questo punto fa il pesce dentro il barile. Con molta probabilità, in una prima fase, alla luce della crisi dei Comuni, verrà proposto l’accorpamento degli stessi Comuni, che si ridurranno di numero. Ma l’obiettivo finale di chi si sta impossessando dell’Italia è l’eliminazione dei presidi di democrazia più vicini ai cittadini: i Comuni. E in questo l’Unione Europea dell’Euro a trazione tedesca si sta mettendo sotto i piedi il principio di sussidiarietà. Ma tant’è.

Già, il fallimento dei Comuni. Se il fallimento dei Comuni italiani è un obiettivo che Renzi conta di realizzare tra qualche anno, in Sicilia, invece, questo fallimento è dietro l’angolo. In base a una legge approvata dal Parlamento siciliano lo scorso luglio (legge regionale approvata su pressioni romane alle quali il Parlamento siciliano si è adeguato), i Comuni dell’Isola dovranno applicare, già da quest’anno, il decreto nazionale n. 118 del 2011. Due i passaggi fondamentali di questo provvedimento: accertamento ed eliminazione dei residui attivi (cioè delle entrate fittizie inserite nei bilanci comunali); e controllo analogo, ovvero i conti delle società partecipate da inserire nei bilanci. Questi due passaggi, per molti Comuni siciliani, si annunciano devastanti. Se a questo aggiungiamo che lo Stato non trasferisce più nulla ai Comuni siciliani e che i trasferimenti della Regione di quest’anno non sono ancora arrivati (e non arriveranno, perché le ‘casse’ della Regione siciliana sono vuote), beh, la frittata è fatta.

Insomma, già tra applicazione del decreto nazionale n. 118 e trasferimenti aboliti dello Stato e trasferimenti non erogati da parte della Regione, il fallimento di molti Comuni siciliani, nei primi mesi del prossimo anno, è matematico. Se a questo aggiungiamo le mancate entrate per abolizione di TASI e IMU, siamo ben oltre la frittata: siamo alla frutta.

In base alla legge nazionale n. 42 del 2009 – parliamo della legge sul federalismo fiscale – la Sicilia potrebbe mantenere TASI e IMU. Ma l’impatto mediatico, sui siciliani, sarebbe terribile: in tutta Italia TASI e IMU vengono abolite e la Sicilia li mantiene? Certo, poi, come abbiamo detto, i Comuni italiani si inventeranno nuove tasse e nuove imposte. Ma la Sicilia, non abolendo TASI e IMU, ci farebbe comunque una pessima figura. La trappola che il governo Renzi ha preparato ai Comuni siciliani non dà scampo.

Resta da capire qual è il ruolo del governo regionale di Rosario Crocetta e del PD. E non è difficile capirlo: reggono il sacco al governo Renzi sulla pelle di oltre 5 milioni di siciliani. Il governo Crocetta, il PD siciliano (con l’esclusione di alcuni dirigenti di questo partito che stanno provando a difendere l’Autonomia della Sicilia) e il Nuovo Centrodestra del Ministro Angelino Alfano stanno svendendo il futuro di oltre 5 milioni di siciliani. Emblematico è il caso del CARA di Mineo, che va avanti a colpi di appalti truccati e tangenti. A parole il governo Crocetta lo vuole chiudere. E potrebbe farlo richiamandosi all’articolo 31 dello Statuto siciliano, come ha fatto notare il parlamentare nazionale del PD siciliano eletto in Sicilia, Giuseppe Lauricella (ma non lo fa, perché il CARA di Mineo sono affari di governo che arrivano fino a Roma con Mafia Capitale).

Il governo Crocetta e il PD siciliano avrebbero potuto non applicare la norma sull’IMU agricola, richiamandosi alla già citata legge sul federalismo fiscale. Ma hanno fatto finta di nulla. Sfilando dalle tasche degli agricoltori siciliani 60 milioni di Euro che sono già nella ‘casse’ romane. Il governo Renzi, infatti, si è trattenuto questa somma che, adesso, i Comuni dovranno fare pagare agli agricoltori siciliani, beffati da Renzi che dice di volere abolire l’IMU a dicembre e intanto gli ha scippato 60 milioni di euro!

Di fatto, il governo Crocetta e il PD siciliano – che in queste ore litigano per le poltrone di un possibile rimpasto del governo regionale – hanno aiutato Roma a depredare la Sicilia. Non hanno contestato, come già ricordato, lo scippo sull’IMU agricola; non hanno contestato i soldi che, abusivamente, Roma trattiene sull’IVA e sull’IRPEF che maturano in Sicilia; non hanno detto nulla sulla mancata applicazione di una recente sentenza della Corte Costituzionale sulla territorializzazione delle imposte favorevole alla Sicilia. Ci sono solo poche voci di dissenso dentro il PD siciliano. Ma questo non frena le ruberie istituzionali ai danni della Sicilia.               

     

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