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Comuni siciliani lasciati senza soldi da Stato e Regione

di La VOCE Sicilia NY

Nonostante i tagli di Roma e del governo regionale i sindaci hanno continuato ad assicurare i servizi e gli stipendi al personale aumentando sia la pressione fiscale, sia l’indebitamento verso le banche. Ma adesso sono al collasso. Da qui la convocazione, per i prossimi giorni, di un’assemblea generale dei sindaci. Non si escludono manifestazioni di piazza contro i governi nazionale e regionale

 

La situazione finanziaria dei Comuni siciliani è gravissima. Ma questo non sembra interessare la politica. E non riscontra nemmeno l’interesse dei cittadini. Solo quando una categoria sociale si accorge di essere stata lasciata priva di servizi – come sta succedendo a Palermo con circa mille e 200 studenti disabili – allora si avverte qualche fioca protesta. Ma niente di eclatante. Almeno fino ad oggi.

Intanto la situazione precipita. Il tema è stato affrontato oggi a Corleone nel corso di un incontro promosso dall’ANCI Sicilia (Associazione nazionale dei Comuni Italiani). La relazione, alla presenza di centinaia di sindaci dei Comuni dell’Isola, assessori e consiglieri comunali, è stata tenuta dal vice presidente dell’ANCI dell’isola, Paolo Amenta, delegato ad occuparsi delle questioni finanziarie.

Paolo Amenta, sindaco di Canicattini Bagni, in provincia di Siracusa, ha definito “devastante” la situazione finanziaria e di programmazione dei Comuni siciliani, “sempre più soli e privi di risposte dai governi nazionali e regionali”, ha aggiunto. Un quadro desolante, quello illustrato dal responsabile delle questioni finanziarie dell’ANCI. Con i Comuni che, per garantire i servizi essenziali ai cittadini e gli stipendi ai dipendenti comunali continuano ad aumentare i tributi locali (TARI e TARSU) e a indebitarsi con le banche. Questo perché lo Stato e la regione siciliana continuano a tagliare risorse finanziarie ai Comuni.

“Dall’inizio dell’anno – ha ricordato Amenta – nelle ‘casse’ dei Comuni non c’è più un centesimo, non c’è

paolo amenta

Il vice presidente di ANCI Sicilia, Paolo Amenta

liquidità: da qui il ricorso alle scoperture per pagare stipendi, i precari e i fornitori. D’altra parte, va ricordato, che negli ultimi quattro anni i trasferimenti correnti destinati ai Comuni sono passati da 900 milioni di euro a circa 400 milioni. Un taglio impressionante che ha prodotto una riduzione drastica dei servizi e della qualità degli stessi nei Comuni”. Amenta, in questo caso, fa riferimento alle risorse regionali, cioè al Fondo per le Autonomie locali.

“Non abbiamo più come farci ascoltare da governi sordi che non riescono a comprendere la devastante situazione degli Enti Locali – ha aggiunto il vice Presidente di ANCI Sicilia -. Siamo arrivati alla fine di Settembre e ancora attendiamo parte delle quote relative alle spese correnti e investimenti che si dovevano trasferire ai Comuni per il 2014, così come siamo ancora in attesa di gran parte delle somme relative agli stipendi dei precari, sempre per il 2014. Eppure noi gli stipendi li abbiamo garantiti, anche per il 2015, indebitandoci, perché non si possono gettare intere famiglie nel baratro. Non parliamo poi del 2015 – ha detto sempre Amenta -. Per quest’anno c’è il vuoto completo e nei Comuni non siamo più in grado di poter approntare, a tutt’oggi, i Bilanci di previsione, proprio per l’incertezza delle entrate. In più siamo stati penalizzati con l’introduzione del Decreto 118 che impone ai Comuni di creare nei propri bilanci un fondo di salvaguardia a garanzia dei residui di dubbia esigibilità. Come dire un’ulteriore spending review che riduce risorse dai bilanci già svuotati”.

C’è anche il problema dalla mancata applicazione, in Sicilia, del Federalismo fiscale. Nella nostra Isola i Comuni aspettano ancora che il governo Renzi eroghi i fondi relativi alla perequazione fiscale e infrastrutturale. “Ma da Roma – ha precisato Amenta – arrivano solo chiacchiere”.

In questo scenario si la gestione dei rifiuti ormai al collasso, che rischia di aggravare la già drammatica situazione finanziaria degli Comuni, gravando ulteriormente sui cittadini ormai allo stremo, vista la mancanza di impianti in Sicilia dove poter conferire indifferenziato e differenziato. Questo grazie ai governi regionali di Raffaele Lombardo e di Rosario Crocetta, che invece di puntare sulla raccolta differenziata dei rifiuti hanno ‘valorizzato’ le discariche, soprattutto quelle gestite dai privati. Risultato: altri indebitamenti dei Comuni (e quindi degli ignari cittadini siciliani) vero i gestori delle discariche private. Un sistema truffaldino e mafioso che l’ex assessore regionale, Nicolò Marino, aveva cercato di bloccare. Ma i poteri forti che stanno dietro il sistema delle discariche hanno bloccato lui. Risultato: la raccolta differenziata langue, si continua con le discariche e si parla, addirittura, di realizzare inceneritori che non risolverebbero l’emergenza (per realizzare un impianto di incenerimento dei rifiuti passano da cinque a dieci anni), ma servirebbero soltanto per fare guadagnare una barca di soldi al connubio tra politica & affari.   

“A Novembre  Sindaci e Consiglieri – ricordato Amenta – andranno a votare per dare una guida ai Liberi Consorzi, le ex Province, per cui si sta scatenando la corsa e gli appetiti dei partiti, dimenticando che quelli che stiamo ereditando, a causa dei lunghi commissariamenti e i forti ritardi nell’approvarne la riforma, sono Enti ormai appiattiti che bisogna rilanciare per poter svolgere i compiti importanti nei territori: dalla manutenzione degli edifici scolastici a quella della rete viaria, dai controlli sull’ambiente ai servizi ai diversamente abili, dalla concertazione e alla regia per la programmazione. Compiti importanti che richiedono finanziamenti che non ci sono, lasciando ancora nelle mani dei Sindaci problemi scottanti. Per questo, credo, che la scelta alla quale siamo chiamati alla fine di Novembre, deve esser lasciata ai Sindaci e ai Consiglieri, responsabilmente, tenendo fuori i soliti giochetti politici che ci hanno portato, come nel caso della Regione, a questo stato”.

“Ci sono poi altri due nodi  importanti da chiarire – ha proseguito Amenta -: il taglio alla spesa sociale in un momento di crescita del disagio e della povertà, e di come gestire la spesa della nuova programmazione europea 2014-2020. Quello che chiediamo è un ulteriore aumento delle risorse sociali per garantire servizi di qualità alla persona. E per quanto riguarda i fondi comunitari, unica risorsa oggi in circolazione, chiediamo che almeno per il 50 per cento di queste risorse venga destinata direttamente ai territori per le progettazioni dal basso, per creare occasioni di reale sviluppo e occupazione. Si darà così maggiore responsabilità, come dicono le direttive comunitarie, alle organizzazioni territoriali, vedi CLLD, che sostituiscono i Gal, facendo diventare le comunità leader del proprio sviluppo. Aggiungendo un’altra sfida, che è quella di aumentare e migliorare l’incidenza della spesa comunitaria diretta rispetto a Bruxelles, i famosi 70 miliardi che si spendono nelle varie regioni d’Europa, dove la Sicilia in questo momento incide solo per lo 0,01%”.

“Infine – ha concluso Amenta – non dimentichiamo il cappio al collo posto ai sindaci e ai loro cittadini dal Patto di Stabilità, e come ho detto anche dal Decreto 118, privandoli di fare investimenti e quindi alimentare l’economia locale. I Comuni sono gli unici che hanno realmente tagliato la spesa pubblica, per cui va rivisto questo provvedimento”.

Quello di Corleone è solo il primo di una serie di incontri. Nei prossimi giorni gli amministratori comunali torneranno a riunirsi. Con l’obiettivo di arrivare a un’assemblea generale che dovrebbe essere convocata a Palermo. Non sono da escludere manifestazioni di piazza.  

 

 

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