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INPS, giù le mani dalle pensioni degli italiani all’estero

di La VOCE di New York

I deputati PD eletti all'estero insorgono contro il rapporto INPS che classifica come sprechi inaccettabili le prestazioni previdenziali e assistenziali a favore di pensionati che risiedono o si spostano all’estero. Ben altri sono i problemi dell'INPS, dicono in una nota stampa

Sta suscitando reazioni il rapporto World wide INPS sulle pensioni degli italiani all'estero, presentato nei giorni scorsi. A seguito della conferenza stampa del presidente INPS Tito Boeri sulle prestazioni previdenziali e assistenziali erogate a favore di pensionati che per diverse ragioni risiedono o si spostano all’estero, i deputati del PD Estero Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta e Tacconi hanno diffuso una nota stampa. 

"Questa operazione — si legge nel comunicato — non può prescindere dalla considerazione che in un campo così delicato, che investe la condizione di persone che dopo una vita di lavoro hanno il diritto di sostenersi con il frutto del loro impegno o di affidarsi alla solidarietà della società alla quale sono legati, è necessario tenere presente che i numeri rispecchiano persone e situazioni reali".

i deputati contestano che l’integrazione al minimo e le maggiorazioni sociali a stranieri o italiani che risiedono o si spostano all’estero concesse dall'Italia siano un lusso inopportuno. "Per evitare campagne demagogiche e aggressioni polemiche è necessario riportare le cose alle loro dimensioni reali. Gli stranieri che per decenni sono stati in Italia e vi hanno lavorato, spesso in condizioni di sottosalario o addirittura in nero, compromettendo così senza loro colpa il loro futuro previdenziale, se decidono di tornare nell’ultima fase della loro esistenza nei luoghi d’origine non fanno altro che quello che milioni di italiani hanno fatto nella loro vicenda emigratoria e se non possono maturare il diritto ad una prestazione italiana, il nostro Stato dovrebbe almeno restituire loro, come accadeva una volta prima della legge Bossi-Fini, i contributi versati".

Il comunicato si sofferma poi sulle condizioni che hanno portato gli italiani ad emigrare: "Inoltre è vero che negli ultimi anni migliaia di pensionati italiani si sono trasferiti all’estero, spesso in Paesi dove il costo della vita è più accessibile, ma questo è dovuto al fatto che molti si sono trovati e si trovano nella condizione di non riuscire a mantenere il loro abituale tenore di vita con le pensioni che riscuotono. Dal 2003 al 2014 sono un totale di 37.000 persone. Fenomeno assolutamente irrisorio sia dal punto di vista numerico che dal punto di vista economico. Perché enfatizzarlo così tanto? D’altronde l’Inps già paga oltre 400.000 pensioni all’estero, destinate a diminuire progressivamente per ragioni fisiologiche e non ad aumentare".

I parlamentari PD contestano inoltre alcuni degli assunti sui cui Boeri ha lanciato l'allarme: "Francamente discutibile ci sembra l’affermazione che queste persone pagano le tasse dirette e indirette non in Italia, ma nei loro paesi di residenza perché questo accade solo per quei paesi con i quali vi sono accordi bilaterali di sicurezza sociale e finalizzati ad evitare una doppia tassazione. Quale sarebbe la soluzione, quella di smantellare la rete degli accordi bilaterali che l’Italia ha costruito nel tempo e rinchiudersi nei confini nazionali proprio mentre la globalizzazione sta accentuando in modo inverosimile la mobilità dei capitali, delle attività produttive e commerciali, delle professioni e del lavoro? Non ha detto lo stesso Presidente Boeri – e qui ha mille ragioni – che il saldo previdenziale tra le migrazioni in entrata e quelle in uscita è largamente positivo e che tenderà ad aumentare nei prossimi anni? Anche qui, quale sarebbe la soluzione, lucrare sui contributi versati dai lavoratori stranieri e non restituiti e negare allo stesso tempo i diritti di chi è cittadino italiano e ha lavorato nel nostro paese dando un contributo non da poco alla sua vita economica e sociale?".

Infine l'invito a trovare soluzioni diverse per rimettere in ordine i conti dell'INPS che, secondo i parlamentari, avrebbe ben altri problemi e su ben più ampia scala. Inoltre le affermazioni del presidente INPS cozzerebbero con una già esistente legislazione: "Come è comunque noto l’integrazione al minimo già è stata resa inesportabile nei Paesi dell’Unione europea e dal 1995 è stata vincolata alla presenza di almeno 10 anni di contributi effettivi accreditati in Italia per chi risiede nei Paesi extra-UE (resa quindi anche in questi casi praticamente inesportabile). Non vogliamo credere perciò che l’INPS voglia revocare le pensioni al minimo attualmente cristallizzate nei Paesi extra-UE scippando così dei diritti acquisiti. Diversa potrebbe essere una riflessione sull’esportabilità delle maggiorazioni sociali che tuttavia, non dimentichiamolo, rappresentano spesso l’unico mezzo di sostentamento per migliaia di nostri connazionali che vivono in Paesi devastati dalla crisi economica e sociale".

Il comunicato si conclude con l'auspicio che al centro del dibattito tornino le questioni reali e pressanti del sistema previdenziale italiano, evitando di mettere in discussione "diritti legittimamente acuquisiti". 

 

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