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Riforma del Senato targata Renzi: la finta opposizione di Bersani e di Berlusconi

Alla fine si scopre che quella di Bersani e della cosiddetta sinistra del PD era solo una finta. Una farsa, peraltro recitata male, per cercare di non fare scappare i sempre più nauseati elettori del Partito Democratico. Dall’altra parte (o quasi), Berlusconi finge di opporsi, ma in realtà ha mandato Alfano e Verdini a sostenere il governo Renzi. In cambio avrà favori per Mediaset. Che squallore!

 

Ancora una volta, per prendere per i fondelli gli elettori, abbiamo assistito e continuiamo a assistere a una farsa su chi vuole o non vuole la riforma del Senato della Repubblica. Il 13 settembre ci eravamo occupati dello stesso problema con l’articolo Il Senato che vuole Renzi come il Parlamento di Mussolini: “Un bivacco di manipoli” e ora constatiamo che non è soltanto il Premier a volere la predetta riforma, ma quasi tutti i big del PD, del Centro Destra e dei berlusconiani.

Molte parole sono state spese sull’argomento da esponenti del PD antirenziani, ma la verità, alla fine, è venuta a galla perché della riforma del Senato della Repubblica rimarrà solo il nome, perché altro non sarà che un nuovo Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) nominato dalle Regioni.

E la via rivoluzionaria indicata da Pierluigi Bersani, Gianni Cuperlo, etc. dov’è andata a finire?  Dove sono andati a finire i difensori della Costituzione Repubblicana? Gli oppositori alla riforma Renzi si presentavano all’opinione pubblica come irremovibili: “Difenderemo il Senato elettivo fino alla morte!”. Alcuni di essi, addirittura!, rispolveravano il glorioso inno del Partito Comunista Italiano “Bandiera Rossa” al grido di “Avanti popolo alla riscossa”. Alla fine, però, scopriamo che è stata tutta una  sceneggiata già descritta in altro articolo del 16 marzo 2015 dal titolo “Gli oppositori interni al Pd: e se fosse tutta una sceneggiata?”.

Il nuovo Senato, pardon, il nuovo Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro nei prossimi giorni nascerà e avrà compiti prevalentemente consultivi. E qual è stata la giustificazione dell’ala sinistra del PD per coprire le inutili modifiche accettate da Renzi che confermano che alla fine la riforma non subirà scossoni? Si vocifera negli ambienti PD che all’annunciata rivoluzione è seguita la retromarcia per un sogno fatto da Bersani. L’ex segretario del PD, ex militante del Partito Comunista Italiano, mentre riposava veniva rimproverato dal compianto Enrico Berlinguer che gli diceva: “Caro Pierluigi, non hai capito niente ed hai perso la memoria. Ricordati che già al Congresso del PCI del 1983 avevamo deciso la fine del bicameralismo e allora… coerenza!”

Proprio a fagiolo cade questo sogno, avrà pensato il buon  Pierluigi, che rimette in soffitta la sua mata bandiera rossa e trova le argomentazioni per tacitare il popolo della sinistra: “In questo modo e di fronte al Grande Enrico nessuno avrà il coraggio di ostacolare la riforma”.

Ma non solo nel Partito Democratico si celebrano le farse, poiché durante l’iter del dibattito sulla riforma continuiamo ad assistere a cambi di casacca. Ancora una volta sono i berluscones a lasciare il proprio partito che ufficialmente è all’opposizione e accrescono le file della maggioranza. Ma noi ci chiediamo: questi passaggi sono volontari o accompagnati dal ‘capo’?

Due cose sono certe. La prima è quella che l’ex Cavaliere Silvio Berlusconi, in primis, non può trascurare gli indirizzi delle proprie Aziende. Al riguardo il presidente di  Mediaset ha lanciato messaggi chiari: “Certamente Renzi è il futuro. Secondo me occorre lasciarlo lavorare. Ha già fatto tanto e potrà fare di più”.

La seconda cosa – la seconda ma non la principale – è quella che Berlusconi non può abbracciare ufficialmente Matteo Renzi e la sua politica perché rischierebbe di azzerare l’elettorato della sua forza politica. E allora che fa? Innanzitutto non fa nulla per trattenere i parlamentari scontenti della conduzione del partito: “Se vuoi andare vai, io non ti fermerò”. Poi magari come ha spinto Alfano & Co. a diventare governativi, altrettanto lo fa con amici suoi d’intimità tipo quello di turno che porta il nome di Denis Verdini.

Silvio Berlusconi, agendo in questo modo, mantiene sottobanco un ottimo rapporto Matteo Renzi (storia che è iniziata il 6 dicembre del 2010 e consolidata col patto del Nazareno il 18 gennaio 2014) e, contemporaneamente, fa realizzare riforme che da qualche decennio aveva nel proprio cuore.

E gli alfaniani del Nuovo Centrodestra? Sembrerebbe che, in atto, sia in corso uno sfaldamento. Vero, falso? In effetti, recentemente è stata Nunzia De Gerolamo a lasciare il Nuovo Centrodestra, ma quello che appare certo è che questo partito non ha più funzione di esistere se continua a chiamarsi Centrodestra e indossare la maglia di centrosinistra.

Per i Cinque stelle, nonostante in passato si criticava l’attuale bicameralismo, c’è da dire che in atto sono stati coerenti nella determinazione di difendere, anche se ridimensionato nei numeri, il ruolo dei Senatori.

E che dire dei 76 milioni di emendamenti presentati dal leghista Roberto Calderoli?

Appare solo ed esclusivamente un gesto schizofrenico, ma soprattutto di carattere pubblicitario. Uno specchietto per le allodole al quale nessuno o quasi ci crede, perché non sembra questo il modo per contrastare l’approvazione della riforma e anzi potrebbe essere d’aiuto ai renziani. Da parte nostra abbiamo raccontato un quadro non tanto splendido della politica italiana che descrive una realtà non politici, ma di artisti un po’ scarsi o, meglio ancora, di dilettanti allo sbaraglio.

 

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